Kill Mauri: "Buonanotte Giacomino 5". L'intervista


Con la fine della parentesi Machete che aveva curato la pubblicazione di "Buonanotte Giacomino 4" nel 2014 e del disco ufficiale "Nati Per Vincere" nell'ottobre del 2015, Kill Mauri è da poco tornato con il quinto capitolo della fortunata saga iniziata nel 2011. Così come il suo terzo volume, pubblicato nel 2013 dopo l'uscita da Propaganda, anche questo capitolo arriva dopo il divorzio con la sua precedente etichetta. "Buonanotte Giacomino 5" è un lavoro completo e maturo che conferma Kill Mauri tra gli esponenti più importanti della scena hip hop isolana e non solo e per questo abbiamo voluto intervistarlo per saperne qualcosa in più. Quella che vi proponiamo di seguito è il frutto della nostra breve chiacchierata.
Vi ricordiamo inoltre che è possibile acquistare "BG5" sul sito ufficiale della Urtogang in versione fisica, in "History Edition" con la saga completa in 100 copie numerate e autografate ed anche in una preziosa "Super Supporter Edition" anch'essa limitata in 100 copie e comprendente la t-shirt ufficiale Urtogang



Buonanotte Giacomino nasce come demo e diviene poi una garanzia periodica che porta i tuo fan ad approcciarsi sempre e comunque con un prodotto diverso e di qualità. Ascoltando BG5 ho forse voluto vedere lo stesso spirito di quello che fu il primo, un ragazzo ormai cresciuto che, come allora, cerca rivalsa e il proprio spazio. Avendo lasciato la Machete e avendo creato la tua casa discografica ti sei messo in gioco al 100%. Quanto e stato difficile ripartire da zero? Nel video non ufficiale di Buonanotte Giacomino, tributo a “Requiem for a dream”, vi è una frase a fine video che afferma che una volta fatta una scelta nella vita la si deve seguire dando il tutto per tutto. Quanto di questo mettersi in gioco in tutto e per tutto troviamo in “Buonanotte Giacomino 5”?
Tieni presente che non ho ancora creato la mia casa discografica, intendo dire non legalmente, non so neanche se mai lo farò. Urto Gang non è mai esistita, non c’è una s.r.l., una vera e propria etichetta e quindi, partendo da questo presupposto, è stato molto difficile mettersi in gioco e lo è tuttora. Probabilmente lo sarebbe stato meno se avessi aspettato “Machete Mixtape 4” per uscire dal progetto Machete, penso che avrei avuto una visibilità in più e non sarebbe stato così difficile, ma quando non mi sento più parte di un progetto non posso starci forzatamente, se non sono più motivato non riesco più a prescindere da tutto il resto, mi era già successo negli anni di Propaganda e mi è risuccesso adesso con Machete. Quella frase specifica l’ho messa sei anni fa e adesso non la penso più cosi. Sei anni fa ero un ragazzino, adesso non che sia un vecchio, però ho quasi trent’anni e due figli, sono cambiato sotto tanti aspetti, adesso sono del parere che se si è fatta una scelta sbagliata non bisogna continuare a seguirla anche sapendo di andare contro un muro, solo per paura di sbagliare. Se uno pensa di aver fatto una scelta sbagliata è necessario che torni sui suoi passi, ovviamente prima bisogna dare il tutto per tutto, ma se vedi che non è più cosi, è giusto che uno nella vita possa cambiare idea e modo di vedere le cose e possa dedicarsi ad altro e fare altre cose. Questo vale in tutto nella vita, così nella musica come nel lavoro o nell’amore. Penso che questa sia una legge universale però magari tra qualche anno non la penserò più così, questo non lo so. In fondo, come diceva qualcuno, “solo gli ignoranti non cambiano mai idea”.



L’abbandono della Machete ti ha riportato nella tua terra natia ed a legarti ad essa anche nel tuo lavoro. Dal punto di vista linguistico/culturale quanto pensi influisca ciò nella tua musica (vedi il richiamo al Bastione di Cagliari o l’utilizzo del termine “mi sterrino” (in italiano “mi sdraio”)? Quanto pensi possa influire ciò con la presa sul pubblico “continentale”?
L’abbandono della Machete non mi ha riportato nella mia terra perché io sono sempre rimasto qui, non sono mai andato a vivere a Milano. Citazioni del genere ci sono anche nei miei precedenti lavori come “Buonanotte Giacomino 4” quindi questo no, non è cambiato, non ha influito in niente, ho sempre fatto questo tipo di citazioni.

L’album si presenta molto ben strutturato musicalmente oltre che stilisticamente. Il tuo stile è sempre impeccabile e mi ha stupito particolarmente il trovare all’interno dell’album 2 tracce particolari: “Faica” che richiama leggermente l’attuale trap italiana e il brano “All Day” che vanta la collaborazione con Gemitaiz, che modifica il tono del disco. Puoi parlarmi di questa scelta?
Sono due tracce più fresche rispetto alle altre, ma non sono assolutamente forzate. Il mio approccio alla canzone oggi è veramente semplice, sento una base, sento quello che mi ispira e da lì può nascere qualunque cosa, un pezzo con l’autotune come i due che hai citato tu, un pezzo più hardcore come quello con E-Green o un pezzo come “Super Fattone” di “BG4”. Sono abbastanza versatile artisticamente.

All’interno del disco troviamo ben 3 Skits, che creano quasi una scissione interna all’album, perché l’esigenza di inserirne così tanti?
I tre skit non hanno nessuna esigenza particolare se non quella di richiamare l’attenzione sui primi tre volumi di “Buonanotte Giacomino”. Sono infatti le tre intro dei primi tre volumi della saga.



Sulla tua pagina Facebook è presente uno stato dove “rimproveri” i fans che si lamentano per la mancanza di featuring e che ritenengono pochi quelli presenti, tralasciando la collaborazione in ogni traccia di Dres P. Vorresti rispondere ai tuo fan? Quanto, a tuo parere, la base musicale è importante? Ed infine perché hai scelto proprio Gemitaiz ed E-Green?
Partiamo dal presupposto che “Buonanotte giacomino 5” è composto di 13 tracce di cui 10 sono canzoni. Due su dieci direi che non sono poche collaborazioni. Ovvio, sarebbe stato meglio se ce ne fossero state una o due in più, io le avevo pure chieste ma purtroppo non è stato possibile. Mi ritengo comunque soddisfatto e spero che in futuro ci sarà l’occasione di collaborare con qualcun’altro.

Vorrei ora analizzare 2 testi:

“All’inferno si paga il biglietto”: in tal brano troviamo una visione della vita quotidiana come inferno dantesco. Vi è un richiamo all’adolescenza oltre che all’inferno lavorativo, dove vi è denaro e null’altro. Se questa è la giusta interpretazione quanto hai pagato il  tuo biglietto per l’inferno? E quanto costa effettivamente?
 
Si, sei andato abbastanza vicino a quello che volevo esprimere in quel pezzo lì. Il biglietto costa e io non sono ancora riuscito ad entrarci e non è detto che uno ci riesca mai, ovviamente essendo una canzone va presa come tale e non è che io sono un pazzo che pensa a questo nella vita quotidiana, una canzone spesso serve semplicemente ad estremizzare un concetto e portarlo al massimo, anche più di quanto lo si viva realmente e quindi  si certo, hai centrato in pieno quello che volevo dire ma prendilo con le pinze perché nella vita c’è bisogno di tranquillità e di non pensare troppo ad “arrivare” perché io l’ho testato su me stesso che alla fine ponendosi così non si arriva mai, è meglio avere un approccio più spensierato come lo si aveva agli inizi, questo almeno per me.

“Un milione di views”: vi è una critica al mondo contemporaneo della musica dove pare che il numero di views possa qualificare la bravura dell’artista. Che rapporto hai con le views e cosa pensi di questo mercato?
E’ un rapporto di merda, direi che è un po’ il mio punto debole perché oggi essere forte online ti porta ad avere il seguito giusto ai live e quindi a vendere i dischi ed adesso tutto parte da lì e chi non lo sa accettare rimane fermo al paleolitico. Non prenderla come una critica, non è una critica, è semplicemente così, sto spiegando come funziona, non sto criticando il mondo, ci sto solo scherzando su.



Puoi analizzare, ovviamente non è un’interrogazione di storia dell’arte, la copertina del tuo album? Come è nata?
La copertina del mio album non ha nessun senso. C’è questo ragazzo che pubblica disegni su Instagram che seguo e che mi ha dedicato questo disegno con la mia faccia. Ha preso una mia foto, l’ha ridisegnata, me l’ha mandata e io gli ho detto “wei zio mandamela che ci faccio la copertina del disco”. Non c’è nulla dietro, è semplicissimo, è nata così per caso.

In chiusura, hai altri progetti per il futuro? Vuoi darci qualche anteprima?
No. Per adesso non ho nessun progetto futuro, ho ancora due o tre video, due sicuri, il terzo non so, vedremo. Li pubblicherò prima dell’estate e dopo le due date estive che sto chiudendo vedrò cosa fare.

Ringraziando Kill Mauri per averci concesso questa intervista, vi ricordiamo che potete seguirlo su FacebookTwitterYoutube e anche Instagram (da cui abbiamo recuperato le fotografie) per rimanere aggiornati sulle date dei concerti e i suoi prossimi progetti.

Alla prossima!
 

Intervista a cura di Davide Buda