Salmo live @ Roma: leggi il report

 
Il sole cocente è sempre sopra di noi in questi primi giorni di agosto, ma niente e nessuno, nemmeno i 40 gradi all'ombra ci fermeranno. Ovunque voi vi troviate, se ancora a lavoro, in riva al mare o in cima a una montagna per fare gli alternativi, prendetevi un attimo di relax per la lettura perché sto per raccontarvi un'altra avventura de La Casa del Rap.
 
Giovedì scorso, 28 luglio, siamo stati al concerto romano di Salmo, punta di diamante di Machete Empire, ospite sul palco di Postepay Rock in Roma come altri pochi rapper italiani in questa edizione che tanto rock, infatti, non era vista la partecipazione di alcuni personaggi del rap mainstream (e neanche troppo mainstream, c'era infatti anche Mezzosangue un paio di giorni dopo). "The Italian Way", così la denominazione della serie di concerti previsti sul White Stage di Capannelle, un palco più piccolo rispetto a quello dei maggiori concerti - come quello degli Iron Maiden la domenica precedente, tanto per dirne uno - dove appunto suonerà il nostro artista.



L'importante è partecipare, dicevano, per cui non importa se ci sono 1500 o 15.000 persone sotto il palco, spaccare è l'obiettivo e Salmo ci è riuscito. Con la solita ansia da arrivo-presto-per-non-fare-tardi siamo sul posto già dalle 20, giusto il tempo di studiare le tendenze del pubblico nel music business. Vuol dire che abbiamo osservato diversi e disparati fan accorrere al concerto e che abbiamo tirato fuori, con una certa ironia, riflessioni piuttosto importanti, notando in particolare un reiterarsi negli eventi rap degli ultimi anni di almeno 3 categorie onnipresenti nel paradigma mainstream:
  • padri che accompagnano bambini di 12 anni, a concerti con cani antidroga e pochi contenuti istruttivi. Non ci facciamo altre domande;
  • ragazzine nel pieno dell'adolescenza con vistose borchie e capelli colorati, fino a ieri fan di un declinante pop-punk avrillavigniano, oggi rivelatesi portatrici sane di monetizzazione allo "stupido gioco del rap" (cit.);
  • vistosi rappusi nostalgici del vecchio che però trovano in un concerto tale il giusto compromesso dal di qua dell'underground al di là che non lo è, ma va bene così, perché tanto sanno a memoria anche questo disco.
Mi inserisco timidamente nell'ultima categoria.



Arriviamo di fronte al palco dopo aver passato varchi e lanci di gadget e ci troviamo di fronte a questo immenso podio rosso a più livelli su cui si intuisce già la posizione della consolle e si vede quella della batteria, ma restiamo nel dubbio sulla posizione degli altri componenti del gruppo. Sì, "gruppo" perché Salmo non calcherà il palco solo con Dj Slait ma sarà accompagnato da un'intera band, ormai fedelissima nel tour di Hellvisback e formata per l'occasione da Jacopo Volpe alla batteria, ex batterista dei Vanilla Sky e di altre formazioni nelle quali ha sempre dimostrato la sua energica magia ai drums; al basso, Dade dei Linea77, insomma "pochi" nomi importanti; alla chitarra Mark Azary, che insieme a Slait hanno formato una cornice splendida per accompagnare il rap di Salmo in questo fortunatissimo tour.

L'apertura è affidata al pugliese Gio Fal, all'anagrafe Giovanni Falciola, vincitore del contest Postepay insieme a Marie and the Sun e a Cecilia Del Bono. Questi artisti (9 su 23) hanno vinto infatti la prima edizione del PostepayCrowdsound, guadagnando l'apertura di tre concerti: quello di Joe Bonamassa, del nostro Salmo e dei Sud Sound System (che troveremo a Gallipoli il 13 agosto). Questo il verdetto della giuria, composta da rappresentanti di Eppela, piattaforma di crowdfunding, ovvero dal musicista Aldo Fedele e dal cantante e conduttore radio Pierluigi Ferrantini. Criteri: originalità del progetto e della musica proposta, pertinenza al genere musicale e alle linee guida dei tre eventi Postepay. La nostra impressione è che avremmo potuto chiedere a qualche amico bravo di partecipare...



Al termine dell'apertura ci attende qualche minuto di attesa prima di ascoltare i primi "seh seh", inconfondibile mic check della voce di Salmo, che sbuca sul palco dopo l'ingresso della band con il classico cappellino a falda larga e tanta fotta, per spaccare con l'aggressiva "Mic Taser". Carrellata senza pietà di pezzi cantati a squarciagola e completati con un certo livello pro dal pubblico, tutti estratti da "Hellvisback", come "Giuda", "Io sono qui", "Daytona". Primo step inframezzato da "Russel Crowe", guardo uno dei bambini intravisti all'ingresso accompagnato dal papà. La rappava tutta due metri accanto a me. Brividi.

Tuffo nel passato con qualche titolo tipo "Old boy", "Redneck" e la massiccia "Stupido gioco del rap" (di cui parlavamo poc'anzi).
Ritorno sulle tinte rosse di Hellvisback con "Il Messia" che tinge a sua volta il palco di luci verdi in tema con il testo, e altre vertigini su "Rancho della Luna" e "Venice Beach".

Salmo chiama Roma e Roma risponde sempre carica e senza esitazione alla richieste dell'mc che mai stanco prosegue con altre perle, tra cui la title track, "Disobey", "S.A.L.M.O.". È qui il primo time out del concerto per riprendere fiato e cambiarsi d'abito con la scusa, detta al microfono da dietro le quinte, ridendo: "Ehm, ragazzi scusate torniamo subito, problemi tecnici".

La seconda parte del live arriva impetuosa aprendosi con "Bentley vs Cadillac" e con la doppietta "7 am"/"L'alba", favoritissime dell'ultimo disco, stavolta senza Mezzosangue a decapitare il povero Salmo - era comparso sul palco alla fine del pezzo durante l'ultima data in primavera, all'Orion (RM).
 

 
Il riposo dei musicisti arriva con "Top Player" acappella, seguita da una ripresa di energia su "The Island" e le hit ancora mancanti in scaletta da Hellvisback, che arrivano subito dopo.
Salmo si avvicina al chitarrista chiedendo di fargli un accordo e di farci indovinare di cosa si trattasse: inconfondibile il primo suono di "1984" che ci trascina a cantarla tutta religiosamente. Ultima doppietta la fanno "La festa è finita" e "Black Widow", convincendoci tutti che la festa sarebbe di lì a poco davvero conclusa.
A quanto pare però a Salmo piace sorprendere e non solo a lui, ma anche Slait mette del suo: arriva un remix inatteso de "Il senso dell'odio", non so se definirlo house/minimal/techno perché è stato tutto così figo che non mi sono chiesta niente in quel momento. Sì, davvero figo.
 
Il nostro concerto è finito davvero a quanto pare se non fosse per Nitro, altro elemento Machete, che sbuca sul palco così a caso con un paio di strofe. Applausi, grida, stupore. In realtà nulla è mai a caso perché Nitro è qui per ricevere, insieme a Salmo, il premio Disco D'Oro per l'album "Suicidol" e Salmo stesso rappresenterà tutta la Machete Crew ricevendo il disco d'oro dedicato all'etichetta.
Il boato arriva quando Nitro dedica i premi alla memoria del compianto Primo Brown, con sommo applauso del pubblico.
 

 
Usciti tutti di scena tranne Slait, un breve dj set ci scarica di dosso l'adrenalina con qualche hit a basso bpm, conducendoci per mano alla fine dei giochi.
Finiamo ad imbucarci allo stand del merchandise (Salmo tiene moltissimo che si acquisti quello originale, tant'è che ci sono anche dei soggetti a distribuire flyer che invitano a diffidare dalle imitazioni). No problem, la vedo dura produrre un vinile contraffatto.
E ce ne andiamo con "Hellvisback" sotto braccio, soddisfatti anche questa volta.
 
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Al prossimo appuntamento e buone vacanze!
 
 
Cristiana "LaFresh"
@CriLaFresh

 
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