Soulcè & Teddy Nuvolari: Soundtrack (INTERVISTA)

 
Benvenuti ad una nuova puntata delle nostre interviste scritte! Oggi con noi ci sono Soulcè e Teddy Nuvolari, che hanno pubblicato il 21 febbraio il loro nuovo disco "Soundtrack". Noi de La Casa del Rap siamo sempre sul pezzo e infatti ci eravamo fatti raccontare in anteprima il track by track dell'album all'interno della nostra rubrica Zoom In. I due artisti siciliani ormai non hanno bisogno di presentazioni, quindi buona lettura!

Ciao ragazzi! Bentornati ne La Casa Del Rap! Eccoci qui a riscambiare quattro chiacchiere sul vostro nuovo disco: “Soundtrack”. Iniziamo subito con le domande.

Siamo stati abituati ad ascoltare le vostre produzioni impreziosite da titoli contenenti giochi di parole (Cromosuoni, Sinfobie, Pentadrammi, Epilessico) di una certa ispirazione Dargeniana. Già con “Fuori” avevate interrotto questo tipo di percorso. Da dove viene quindi l’idea di riassumere il disco nel titolo “Soundtrack”?
Con “Pentadrammi” avevamo chiuso per sempre la trilogia dei neologismi, poi è nato “Epilessico”, un disco talmente del futuro che non poteva che chiamarsi così. Le atmosfere che negli anni abbiamo cercato di creare con la nostra musica, ci hanno sempre fatto pensare a delle colonne sonore, ed era da un po’ che ruotavamo attorno a questa parola. Quando abbiamo ascoltato insieme un po’ dei provini di Teddy, che poi sarebbero diventati alcune canzoni del disco, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo capiti subito: stavamo ascoltando gli scheletri di “Soundtrack”, e io ero pronto a scriverne i film.
 
La prima traccia è SCTF (Sapessi che tempo, fuori) /Soundtrack, una traccia che si evolve e cambia forma, sfociando in un brainstorming di paure. Mi colpisce tra le altre “ho paura che fuori si parlino lingue che capisco poco”. Più che alle lingue, personalmente ho pensato ai linguaggi, quelli di Soulcè, attore di teatro. Il mondo del teatro è un mondo ricchissimo di linguaggi diversi e forse distanti da quelli del produrre musica in senso stretto. C’è un linguaggio del mondo del teatro che ti piace particolarmente e che non riesci a traslare nel rap nonostante il desiderio di farlo?
Io il teatro lo porto nella mia musica da sempre, a modo mio e come mi piace. Non riuscirei a non farlo perché certe tecniche di scrittura e determinate cose interpretative le ho imparate col teatro e le metto in pratica tutti i giorni, e fanno parte di me in maniera assoluta e manifesta. Di base, stiamo parlando della stessa cosa: raccontare delle storie che possano emozionare chi le ascolta. Io faccio rap e teatro per la stessa, maledetta, necessità di raccontare. Io amo molto il teatro di narrazione, che è un genere però nel quale non mi sono (quasi) mai messo in gioco. L’idea di mischiare il linguaggio di questo tipo di teatro a quello del rap mi ha sempre affascinato tanto, anche se finora gli esperimenti che ho fatto sono finiti tutti nel cestino del mio Mac. “Ma è solo questione di tempo, Smith. Solo questione di tempo”.
 
Un tentativo di traslazione del linguaggio l’ho infatti trovato nel video del secondo brano estratto, “Tergicristalli”. Qui il linguaggio non verbale prende una forma che va oltre quella della danza (“Balliamo un lento a modo nostro”): è carnale come la storia d’amore descritta. Come è nata l’idea del video? 
L’idea del video è di Francesco Maria Attardi, nostro storico collaboratore oltre che amico vero, che poi ha diretto il video stesso a quattro mani con Mauro Sodano. Inizialmente, avevamo proposto a Francesco Maria un’idea completamente diversa (che non svelo perché ce la rigiochiamo!) e dopo aver sentito le sue perplessità abbiamo deciso di dargli carta bianca, e vedere cosa ci proponeva. Il soggetto del suo video ci è piaciuto tantissimo, anche se in un primo momento prevedeva la presenza di un ballerino accanto alla nostra Simona Miraglia, la danzatrice e coreografa protagonista di “Tergicristalli”, che poi ha deciso di coinvolgere me in prima persona. Mi sono messo in gioco in una cosa nuova, affidandomi totalmente ai registi e alla coreografa, un po’ gasato e un po’ preoccupato. Ma quando ho visto il video per la prima volta, ero molto emozionato e felicissimo del risultato.


 

 “45 battiti” vede la collaborazione di due nomi che man mano stanno diventando sempre più apprezzati all’interno della scena: Giovane Feddini e Dutch Nazari. La produzione di Teddy rende molto bene l’idea del battito cardiaco su questo tappeto onirico, che accompagna tra l’altro tutto il disco. Com’è stato accogliere su una tua strumentale questi due artisti?
Siamo fan di entrambi, e come tutte le nostre collaborazioni, anche questa è avvenuta in maniera estremamente naturale, per stima reciproca e voglia di collaborare e fare musica insieme anche a migliaia di chilometri di distanza. Chiaramente, è per me un onore avere sul disco nomi del genere, che sono assoluta garanzia di qualità.

Quando ho ascoltato Soundtrack per la prima volta e sono arrivata a “Supererò(i)” per associazione di idee mi è venuto in mente il pezzo di Remmy “Supereroi” contenuto in “Come il mare di inverno” (disco in cui Soulcè è presente in “Domenica”). Lo ammetto, mi aspettavo un featuring con lui. Se la domanda è lecita, come mai non troviamo Remmy in Soundtrack?
I featuring ce li detta la musica stessa. Quando scriviamo una canzone e capiamo che c’è spazio per ospitare qualcuno che col suo talento possa impreziosire quello che abbiamo già fatto noi, andiamo molto a istinto su chi potrebbe stare bene sulla strumentale in questione. Remmy è un rapper fortissimo, oltre che un gran gofi, che ancora vi ha fatto ascoltare appena un decimo di tutto quello che sa fare e che farà, e non c’è un vero motivo per cui non sia su Soundtrack. Io sono sicuro che faremo tante altre bombette insieme, dato che Domenica è una ca**o di hit. :)



 
A livello di strumentali, si nota subito un impeccabile lavoro di ricerca dei suoni che si sposa benissimo con la parte lirica. Quando immagino la composizione di una strumentale mi viene in mente la scena dello scassinatore, che con l’orecchio sulla serratura, prova cogliere la combinazione perfetta per aprirla. Teddy, quando capisci di essere in quella fase finale di compiutezza nelle tue produzioni?
Per scelta non ho grosse attrezzature: faccio tutto con un computer, un controller e due casse. Quindi probabilmente per quelli come me arrivare alla compiutezza è ancora più difficile, e devo inventarmi tutto da zero tenendo conto di ciò che ho a disposizione. Però, a un certo punto, qualche volta succede qualcosa. Spesso dopo una prima stesura, quando sono in una fase iniziale di mix, e capito che ci siamo e non devo aggiungere altro. Però non so spiegarti né il perché né il come: a un certo punto succede.
 
Nella seconda parte di “Giovanni grida solo per la via” credo emerga un sentimento di maggiore sfiducia o disillusione rispetto alla sua prima versione, forse dato dalla sensazione di essere stanchi di gridare soli e con la gola distrutta. Oggi non serve chi ti dica di svegliarti, ma piuttosto trovare qualcuno che possa fare un miracolo. Adesso Giovanni “forse scappa via, goodbye”. Cosa è successo nel percorso di Giovanni in questi 5 anni e cosa ha significato per Teddy tradurre l’evoluzione in questa seconda parte?
Soulcè: GGSPLV pt. 2 nasce proprio dalla voglia di rimaneggiare i concetti espressi nella parte uno e metterci dentro quel senso di disillusione che tu ci hai giustamente letto. Cinque (anche sette, in realtà) anni dopo una canzone così importante e rappresentativa per noi, farne un sequel era una bella sfida e una grande responsabilità. Ho scelto di prendermela in pieno, andando anche in qualche modo contro quello che diceva quel ragazzo di venticinque anni pieno di boccoli, buoni propositi e fiducia nell’umanità. Il Giovanni di oggi è sicuramente più vicino a quello che ha scritto GGSPLV pt. 2, anche se continua per fortuna ad avere qualche irrazionale momento di fiducia nel prossimo.
Teddy: Noi abbiamo cominciato la nostra carriera con GGSPLV, molti anni fa, quando le visualizzazioni non avevano importanza, quando nessuno le comprava, quando tutto era molto più genuino. Mi è sembrato bello rifare questa canzone, e ancora di più farne il rmx - che è la quattordicesima traccia del disco - con Young Felix e Sthephano, due ragazzi giovani in forza alla GreenLine, ancora poco conosciuti ma molto interessanti. Per motivi diversi, io e Giovanni siamo molto legati a loro due (a Stephano ho già prodotto un EP, che trovate QUI) e probabilmente presto arriveranno nuove cose.
 
Emerge però anche una certa cripticità, che parte in primis dall’artwork del disco. Le grafiche destrutturate che via via hanno anticipato il lavoro hanno valorizzato questa parte del processo creativo. Quanto è importante per voi il comporre e lo scomporre artistico, e quanto lo preferite ad un classico flusso di coscienza?
Una cosa non esclude l’altra. Il nostro rapporto con la musica, nonostante non siamo più dei ragazzini infottati, è molto istintivo. Anzi mi permetto di dire che forse in questo disco e in questo momento lo è più di sempre. Non decidiamo nulla, o quasi, in maniera razionale in fase di creazione. Lasciamo sempre che avvenga qualcosa. Che il processo di scrittura proceda per cut-up o per flusso di coscienza o per anafora o che so io, non ha importanza. Una volta scritta la canzone, però, diventiamo dei pazzi ossessivi capaci di ragionare su una cassa o su un synth anche per ore, e vogliamo che tutto sia assolutamente perfetto e degno di entrare nella storia.



 
In “Il tuo rapper preferito” (ITRP/Un piccolo fastidio) si cambia registro. Troviamo un dissing molto generale ma allo stesso tempo altamente esplicito. Da dove nasce il bisogno di far un pezzo del genere e di collocarlo in un disco come questo?
Senti, ho sentito il beat di ITRP e sono impazzito: mi sono trasformato per qualche quarto d’ora in un mc cattivissimo. Bello, per carità, ma cattivissimo. :) Sono partito dall’idea secondo me sfiziosa che “il tuo rapper preferito” conosce tutte le mie canzoni a memoria ma si guarda bene dal dirlo in giro perché lo surclasserei; poi ho pensato ai genitori annoiati a morte ai concerti di certi idoli dei loro figliuoli; poi alle interminabili file davanti ai negozi per gli in-store. E cose così. Un brano vomitato davvero in pochi giri di orologio. E lo volevo così, one take e grezzo e inequivocabile. Mai avevo scritto un brano del genere. All’inizio volevamo usarlo solo per i live. Poi abbiamo visto come si prendeva bene la gente quando lo suonavamo, e avevamo deciso di pubblicarlo come singolo, fuori dal disco. Poi abbiamo detto: ma se, invece, ce ne fottessimo di tutto? E il resto è storia.
 
Sarete a Milano sabato 18 marzo, al Barrios Cafè. Volete ricordarci quali sono le prossime occasioni per incontrarvi?
Il 18 Marzo al Barrios Cafè, a Milano. Stiamo lavorando per portare Soundtrack in altre città d’Italia.
Intanto, il 18 Marzo al Barrios Cafè, a Milano. Sicuramente nei prossimi mesi verremo anche a casa TUA.
Ma per il momento, l’ho già detto che suoniamo il 18 Marzo al Barrios Cafè, a Milano?
 
Intervista a cura di Eleonora Cannizzaro