Seeking the Music Business puntata #2


Benvenuti al terzo appuntamento con Seeking the Music Business, la rubrica by Sounday che punta alla divulgazione dei principi fondamentali di gestione di un progetto musicale sul web. Oggi parliamo dei negozi digitali e delle motivazioni che si celano dietro alla loro selezione.

La domanda del giorno è: come e perché scegliere i music store?

In questa definizione includiamo i portali sui quali è possibile pubblicare un disco, servendosi di un distributore digitale. Stiamo parlando di iTunes, Amazon, Spotify, Tidal, Apple Music, Deezer… veri e propri negozi dove un ascoltatore può scaricare e ascoltare musica e generare ricavi per l’artista.



Come anticipato nell’approfondimento della scorsa settimana, siamo nel mondo del DIY, quindi spetta a voi la scelta. Si può selezionare un pacchetto di store, oppure prediligerne uno soltanto, ma, dietro a questa decisione, è bene che ci sia una strategia.

Streaming e download: cosa significa?

Iniziamo con il suddividere l’ampio universo dei negozi digitali in due macro categorie: streaming e download. Per streaming si intende la possibilità di ascoltare online un brano, senza doverlo scaricare sul proprio dispositivo. Download è l’operazione di salvataggio di un disco sul proprio hard disk e la conseguente possibilità di ascoltare i brani in esso contenuti direttamente dalla propria library.

The Life of Pablo in streaming su Spotify:



Lato ascoltatore, questi due portali godono di caratteristiche decisamente diverse: la percezione di gratuità che sta dietro alle piattaforme di streaming sta conquistando il mondo al punto da raggiungere $2.89 miliardi di ricavi tra il 2010 e il 2015 (Dati IFPI riferiti al 2015 in attesa del nuovo report 2016 di aprile). Le modalità di utilizzo dei portali che offrono musica in streaming sono Freemium (non si paga per ascoltare, ma la riproduzione è interrotta dai passaggi pubblicitari) e Premium (con una quota mensile si gode della riproduzione senza interruzioni e di una serie di altre opportunità come l’ascolto offline e su più dispositivi). Le piattaforme dedicate al download sono di semplice funzionamento: è sufficiente pagare per ogni brano scaricato, i costi partono da 0.99 per brano e variano a seconda del tipo di contenuto e del portale.

Optare per una delle due tipologie è senz’altro di per sé una scelta promozionale e strategica: molti artisti decidono di cadenzare il lancio di un disco in più tappe, partendo dalla vendita del solo supporto fisico, per poi renderlo disponibile in download e streaming. In questo modo si invoglia il fan ad acquistare il disco, più redditizio e soprattutto più vivo di un play, e si mantiene alto l’hype promozionale per l’intero periodo di lancio, anziché concentrarlo in un’unica data di uscita.

Molti artisti celebri adottano la strategia di lancio in esclusiva e anteprima su un solo portale. Ci sono diversi pro e soprattutto molti contro dietro a questo complesso discorso, frutto di ragionamenti economici più che artistici. Per fare qualche nome, stiamo parlando di Beyoncé e il suo Lemonade, in esclusiva perpetua su Tidal, di Franck Ocean e il suo indipendente Blonde, in esclusiva per Apple e onnipresente nelle classifiche dei migliori album del 2016. Degna di nota la strategia adottata da Kanye West per The Life of Pablo, il disco in solo formato digitale, lanciato in esclusiva su Tidal, poco dopo sulle altre piattaforme di music streaming e disponibile in download esclusivo sul suo sito ufficiale music.kanyewest.com. C’è poi Spotify che mira a preservare il fan e la libertà di ascolto con la sua policy contro le esclusive. Insomma, si tratta di un discorso intricato e molto controverso.



Negozi di genere

La strategia di selezione del negozio digitale può incentrarsi sul genere affine allo store
. Sul piatto abbiamo: una serie di negozi generalisti (è il caso di iTunes, Amazon e Spotify), che è bene tenere sempre in considerazione poiché, agli occhi dell’utente che cerca musica, sono contenitori esaurienti, e i negozi di genere, piattaforme che strizzano l’occhio a uno o più generi in particolare. Facciamo qualche esempio: Tidal è senz’altro legato al genere hip hop / rap, già solo per Jay-Z il suo super fondatore, Juno Download si presenta come negozio dedicato alla musica dance, EDM, drum and bass, house e vende anche vinili per dj. Poi abbiamo a disposizione due piattaforme che si distinguono per la loro caratteristica di portale UGC (User Generated Content - che consentono all’utente di caricare liberamente qualunque contenuto di cui dispongano dei diritti di condivisione), ma che parlano a due mondi specifici. Soundcloud è il portale molto vicino alla musica elettronica e RnB (in verità tutti possono pubblicarvi brani, ma il pubblico è molto incline a questo tipo di ascolto). Come detto, il caricamento è libero e non richiede il tramite del distributore, ma esiste una forma di tutela copyright interessante e certamente da adottare: la possibilità di servirsi di un distributore per inviare al database di Soudncloud il brano originale e dichiararlo proprio. Bandcamp invece è il bazar amico della musica alternativa del circuito rock e sperimentale: questo portale si distingue per la possibilità di mettere in vendita un disco nei suoi diversi formati: fisico, download e streaming, è molto utile per la diffusione dei formati fisici e del merchandise.

Anche YouTube è da considerarsi a tutti gli effetti un music store, un portale di streaming che, oltre all’audio, offre la possibilità di caricare la parte video. Nel prossimo articolo analizzeremo nel dettaglio le sue funzionalità e perché c’è tanto vociare intorno a questo portale nell’ambito del Music Business.

Alla prossima!


Giorgia Mortara (Sounday Music)