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Jammu Afrika

Lo so, anche a "Jammu Afrika" volevate si parlasse finalmente di rap.
E che rap sia!
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Iniziamo con K’Naan, la maggiorparte delle persone hanno imparato a conoscerlo grazie all’enorme successo avuto con la collaborazione per i Mondiali del 2010 in Sud Africa, ma la sua carriera come rapper nasce prima e molte delle sue perle non sono mai entrate in contatto con il grande pubblico, oggi parleremo proprio di questo, il K’Naan prima che diventasse famoso.
 
Nasce a Mogadishu, in Somalia, infanzia difficilissima in una terra in piena guerra civile, famiglia conosciuta la sua, suo nonno era un famoso musicista e suo padre un poeta.
All’età di 13 anni scappa dalla Somalia con la famiglia per trasferirsi a New York e infine vicino alla comunità somala di di Toronto. Qui impara l’inglese ascoltando musica rap e scrive i suoi primi testi sotto forma di poesie, che si tramuterranno col passare del tempo in vere e proprie canzoni.
 
La spinta a tentare la carriera nel mondo dell’hip hop arriva dal protagonista di "Jammu Afrika" della settimana scorsa. E’ infatti Youssou N’Dour ad invogliare K’Naan a dare un senso alle sue abilità come rapper dopo averlo ascoltato durante un meeting socio-umanitario, offrendogli la possibilità di girare in tour per il mondo con lui.
 
Nel 2005 il vero debutto come artista con l’acclamatissimo dalla critica "The Dusty Foot Philosopher", progetto che gli farà vincere molti premi come artista emergente.
 
Questi alcuni dei pezzi più famosi tratti da "The Dusty Foot Philosopher", inziando con il singolo "Soobax".
 
 
 

Questa a chi ha ascoltato "Troubadour" può sembrare familiare, quella versione è più rock dell’originale che è presente nel suo primo lavoro.

 
Accompagnato da Kirk Hammett
 
 
Sempre presenti le sue radici somale, l’ultima traccia dell’album ne è l’esempio.
 
 
Il nome di K’Naan inizia a girare nella scena hip hop americana, fino ad avere la possibilità di fare da spalla in tour a Mos Def (presente come ospite in "Troubadour"), ai The Roots e a Damian Marley.
 
Poco prima della sua consacrazione ecco un video chicca con lui presente, che molti di voi avranno visto senza sapere chi fosse in realtà quel ragazzo che cantava al fianco di mostri sacri come Bun B, Q-Tip e DJ Premier.
 
 
Passiamo ad un altra storia che lega il rap all’Africa e all’America, siamo ad Accra in Ghana, per raccontare la crescita artistica di Samuel Bazawule, nome d’arte Blitz The Ambassador, rapper che si sta facendo un nome nella scena di Brooklyn e non solo, forse chissà, in futuro per arrivare al successo di K’Naan.
 
Blitz inzia a farsi un nome nel suo paese d’origine, affascinato dalla musica dei Public Enemy, intraprende la carriera di rapper vincendo nel 2000 il premio miglior artista emergente ai Ghana Awards. L’anno dopo decide di trasferirsi in America per studiare all’università e tentare ad affermarsi come emcee.
 
Dopo alcuni lavori secondari nel 2009 la possibilità di far vedere quanto vale insieme alla sua band The Embassy Ensemble, nasce cosi il suo primo vero album "Stereotype".
 
Altra chicca, il suo primo video, anno 2006.
 
 

 
Queste alcune tracce, in parte contenute in un suo ep di canzoni tratte da "Stereotype" e riregistrate accompagnato live da una vera orchestra, dando vita al progetto "Stereolive".
 
 
 
 
Il suo rap molto legato alla scena di New York accompagnato da sonorità tipicamente africane come l’afrobeat o l’highlife, l’hanno reso un artista che può fare felici sia i puristi del rap con centenuti e skills al microfono sia ai fan dei suoni non canononici dell’hip hop.
 
Chiudiamo il viaggio del rap americano made in Africa con il singolo del nuovo album di Blitz, "Native Sun", disponibile per l’acquisto dallo scorso 6 Maggio.
 
 
 
A Mercoledì con "Jammu Afrika", volete sapere dove saremo settimana prossima? Questa volta non vi resta che aspettare per scoprirlo…
 
Mr.Diallo
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