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Le Noble Art

Questa settimana il nostro Traccia si è calato nei panni di Doc Brown ed ha creato la sua personale
"Tracciaroean". Il viaggio, ovviamente, inizia nel passato e termina nel presente.
Godetevelo ed allacciatevi le cinture.

 

 

Oggi è la prima settimana del mese d’aprile e come sempre ci dedichiamo al nostro bell’approfondimento mensile. Culi incollati alle sedie e mi raccomando, rimanete sintonizzati anche la settimana prossima che ci sarà tanta ma tanta roba, come sempre. Oggi mi sento più soddisfatto del solito nel trattare questo artista, e a breve saprete perché. In primis perchè tratteremo anche di un gruppo, quindi preparatevi all’intreccio. Philippe Fragione, in arte Akhenaton, nasce il 17 settembre 1968 a Marsiglia, da genitori ischitani. Già da subito Philippe si appassiona alla storia che sarà la chiave fondamentale per la ricerca del suo nome d’arte, liberamente ispirato a quello del grande faraone egizio. Ma il bello avviene pochi anni più tardi. Philippe va in vacanza a New York, dai parenti del padre, e finalmente scopre il rap. La sua vita cambia totalmente. Ma andiamo per gradi. La carriera artistica del giovinotto comincia nel lontanissimo 1989, quando con i suoi soci Shurik’n (Geoffroy Mussard), Kheops (Eric Mazel), Imhotep (Pascal Perez), Kephren (François Mendy) e Freeman (Malek Brahimi) forma il collettivo IAM, che nel giro di pochi anni diventerà già storia. Infatti, dopo un primo mixtape, i ragazzi realizzano la prima demo del gruppone: "IAM Concept". La registrano su cassetta, in 7 giorni e in uno scantinato di merda. Realizzano la copertina a mano. Semmai vi parleranno di hip-hop puro, rispondete citando questo episodio. Ascoltiamoci "Soumis à L’Etat", una delle tracce migliori della demo per me.
Due anni per concepire un album non erano pochi, a differenza di quanto credevano alcuni scettici dell’epoca. "…de la planète Mars" è il primo vero e proprio album del collettivo marsigliese. I temi trattati sono quelli della demo, ma logicamente, molto molto meglio. Appartenenza alla propria città, malcontento verso l’autorità statale, e pezzi presi bene privi di argomenti si alternano in questo gran bel disco. In un annetto o più sarà disco d’oro. Gustiamoci la traccia cardine del disco, "Planète Mars" o meglio guardiamoci il video fortunatamente caricato dagli stessi IAM.
Nel 1993 esce la vera mina. "Ombre est Lumière" consacra definitivamente il gruppo come uno dei gruppi punta del rap francese. I ragazzi (capaci di realizzare un doppio album di grandissimo livello) nel giro di due anni, saranno costretti a stamparne una riedizione. Il disco è molto più vario rispetto a quelli precedenti, che al confronto sembrano delle cagate. Di argomenti ce ne sono a quantità industriale, dallo storytelling puro all’introspezione, dall’esercizio stilistico che non serve a un cazzo alla traccia cazzona e così via. "Je dans le mia" è, a parer mio, uno dei pezzi migliori del disco. E fortunatamente possiamo guardarci anche il video.
Il 1995 però è l’anno dei soldoni. Infatti Philippe realizza "Métèque et Mat", suo primo disco solista. L’album è un successo assicurato: vende più di 300.000 copie. La mediterraneità è l’argomento ispiratore del disco, la tendenza ad atteggiarsi a napoletano guappo diventa uno standard dei video. Fatto sta che il disco è davvero un bella roba. I video che ci andiamo a guardare sono 2: "L’americano" e "Bad Boys de Marseille" (realizzato in collaborazione col gruppone Fonky Family).
1997: l’anno in cui esce uno dei classici dell’HH made in france. Ebbene si, stiamo parlando dell’album "L’École du micro d’argent". Se vi piace il rap francese e non l’avete mai ascoltato fatelo al più presto possibile. Registrato in parte in Ammerega, il disco è un’opera d’arte vera e propria: testi a dir poco poetici ma allo stesso tempo di una chiarezza disarmante, argomenti che strabordano da tutte le parti, strumentali di cristo e verità. Si cazzo, verità nelle liriche, senza esagerazioni. Il disco diventa in poco tempo disco di diamante. Vi rendete conto che significa per un disco rap? Roba che mi spacca anche se nel 1997 ero ninnolo, citando Dargen. Vorrei postarvi tutti i pezzi ma mi limito ad alcuni video estratti. Il primo è "La Saga", realizzato in collaborazione con Timbo King, Dreddy Krueger & Prodigal Sunn, gli affiliati del Wu Tang per dircela tutta. Un pezzo che conosce anche mia madre.
Il secondo è invece "Demain c’est loin", pezzo da 9 minuti considerato ormai il manifesto del gruppo marsigliese. Un grosso pezzo senza ritornello, roba vecchia fatta davvero bene.
L’ultimo invece è "Nés Sous La Même Etoile", forse il mio pezzo preferito del disco. Anche se trovare una cosa non preferita è troppo difficile.
Dopo questo successo tocca prendersi un pò di meritato riposo, eccheccazzo. Fatto sta che 4 anni dopo, Philippe sforna il suo secondo disco solista, "Sol invictus". E che credevate che non vendeva? Doppio disco d’oro, più di 250.000 copie vendute. Il disco è davvero bello e consacra Philippe per quello che realmente è: un grandissimo poeta metropolitano, un liricista unico, capace di giocare coi chiaroscuri della vita manco fosse un pittore. In "Paese", Philippe rivolge l’attenzione all’Italia e soprattutto a Napoli, sua terra d’origine.
L’altro pezzo che amo particolarmente è "Horizon vertical". Beat+testo+voce = alchimia perfetta.
Akhenaton non scrive pezzi numerati, né tantomeno conta quanti ne ha scritti per vedere se c’entrano nel disco o meno, né tantomeno si limita. Lui semplicemente scrive, scrive un botto, e tutto gli riesce bene. Lo sapete cosa cazzo se ne fa dei pezzi inutilizzati? Li mette assieme a pochi nuovi e nel giro di un annetto realizza "Black Album", terzo disco solista del genio napoletano-marsigliese. Il disco è tanta roba e vanta featuring di gente del calibro di Shurik’N, L’algerino, Alonzo e Soprano del collettivo Psy4 de la Rime. I pezzi che ascoltiamo sono per l’appunto il feat. con Soprano, "Paranoia", e la bombissima "Nid De Guêpes". Bella musica ragazzi, bella musica.
Nel 2003 però AKH torna a casa, come i pazzi che scappano da tutto e tutti e poi tornano dagli amici e dai familiari. Il 2003 è infatti l’anno di "Revoir un printemps", 5° album del collettivo marsigliese IAM. Il disco è come sempre un pezzo di storia, inutile che ripeto le cose scritte sopra. Ancorati al vecchio suono ma completamente calati verso una continua ricerca ed evoluzione, i ragazzi ottengono un successo unico: più di 300.000 copie vendute nonostante il disco sia un disco difficile e a primo impatto non adatto al grande pubblico. E qui la Francia, come sempre, insegna: investire su roba fresca e nuova ma fatta con cervello e criterio, coscienti del fatto che tutto ciò che si pubblicizza, se di valore, otterrà il meritato successo. Il primo video che ci guardiamo è un tributo a questa rubrica: "Noble Art", pezzo che vanta la collaborazione di Redman e Method Man. Evviva noi.
Adesso invece passiamo alla title track del disco: "Revoir un printemps". Pezzo stupendo, introspezione pura.
L’ultimo video che vi consiglio è quello di "Où va la vie?", e ve lo consiglio essenzialmente perché è uno dei miei pezzi preferiti in assoluto dell’intera discografia dei ragazzi.
Il 2006 è invece l’anno dell’ennesimo succeso personale per Philippe: "Soldats de fortune" vende infatti un botto di copie e rimane per ben 6 settimane nella top 50. L’abum è prodotto interamente da AKH. Ah, dimenticavo: è un doppio. I pezzi che ci andiamo ad ascoltare sono due canzoni da apocalisse:"Entre La Pierre Et La Plume" che vanta la collabo di Shurik’N, e "Canzone di Malavita".
Il 2007 i ragazzi ci hanno cagato il cazzo: realizzano l’ennesimo discone, il loro sesto pacco bomba: "Saison 5". Il disco evoca una certa atmosfera di disordine generale e i temi trattati sono quelli di sempre. E’ questo il punto di forza del gruppo: trattare argomenti di ogni genere senza mai stancare l’ascoltatore, merito della continua capacità innovativa degli artisti in questione. Come sempre il disco vende un sacco, classificandosi direttamente al 2° posto per numero di copie vendute nelle prime settimane. E guardiamoci quindi 2 dei 4 video realizzati: "Une Autre Brique Dans Le Mur" e "Ca vient de la rue". Mamma mia che mine.
La domanda che adesso sorge spontanea è: ma questa bestia si è definitivamente fermata? La risposta è NO. Oltre al mixtape realizzato con il suo collettivo, Philippe sta lavorando alla realizzazione dell’album "We luv New York" in collaborazione con Faf Larage. Da poco è stato girato il primo video: "On rêvait New York". Preparatevi al meglio.
Mi accorgo di avervi cagato il cazzo e di aver postato troppa roba, ma l’impresa era ardua. Ascoltate ciò che volete e, se lo trovate pesante da leggere tutto in una volta, razionalizzatelo cercando di percepire al meglio i pezzi postati. Perché questo slancio verso il passato si chiederanno molti? Non c’è un motivo stabilito. Solo che approfondire i migliori artisti del panorama HH francese e non menzionare Akhenaton è una bestemmia bella e fatta, poi l’intreccio viene da se. Dal canto mio, spero soltanto vi sia piaciuto. L’arte cambia, fortunatamente muta e si plasma a seconda dei periodi, spacca il continuum storico e dipinge la realtà che abbiamo attorno. Ma per l’appunto spacca la storia. E se si parla di storia, occorre girarsi dieto e rivolgere lo sguardo al passato per poter percepire al meglio il presente. A giovedì prossimo belli. Traccia
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