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Recensione

“J Cole – 2014 Forest Hills Drive”

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Senza annunci o promozione uscì il disco di J. Cole “2014 Forest Hills Drive”, il cui titolo è l’indirizzo dell’abitazione in cui ha passato l’adolescenza. Il nome dell’album fa presagire quali saranno le tematiche trattate: la crescita, il cambiamento della visione sulle cose, le scelte, i rimorsi e la sua nuova vita. Il giovane rapper rappresenta questo in una maniera molto piacevole accostando beat melodici, fluidi, mai monotoni, a rime alle volte un po’ scontate, ma con tematiche che possono raggiungere molti ascoltatori. Con questa descrizione qualcuno potrebbe definirlo un disco opportunista, ma penso che Cole abbia dimostrato più volte la sua genuinità e, i dischi precedenti, ma soprattutto questo, confermano il “candore” del rapper.
Il giovane Simba, come lui spesso si fa chiamare, da il meglio nelle canzoni in cui parla di se, dove fa uscire i suoi pensieri. Ad esempio, in “Wet Dreamz” oppure in “’03 Adolescence“, traccia molto personale che conferma il suo essere un buon ragazzo, e soprattutto nella seconda strofa mostra come un ragazzo nella maggiore età si trovi a compiere scelte che poi condizioneranno tutta la sua vita. Il bivio viene rappresentato in “A Tale of 2 Citiez“, in cui parla dei sogni che si possono realizzarsi intraprendendo due percorsi opposti. La base, nella sua semplicità, è molto scorrevole, risultando una traccia piacevole, complice anche il flow di Cole. In questo caso, la semplicità nella descrizione di questi due modi di pensare sminuisce l’intera traccia, visto che poteva essere sicuramente sviluppata meglio. La strada che decide di scegliere per la realizzazione è il rap e non quella criminale come tanti suoi amici hanno fatto. Il raggiungimento del traguardo di rapper famoso avviene in “St. Tropez“, che però nasconde titubanza per questo nuovo mondo. Questa canzone ha molto poco di rap in senso stretto, molto melodica soprattutto per il fatto della seconda voce femminile sullo sfondo. Quando si assapora la fama, non può mancare la critica alle ragazze attratte dai soldi . Ed è proprio questo il cuore della canzone di “No Role Modelz“: tramite un beat molto dinamico, e il flow di Cole che galoppa, ci troviamo di fronte ad una traccia molto scorrevole. Peccato che, anche in questo caso, le rime non sono il vero fulcro della canzone. Sempre sula stessa onda di emozioni, ma più dolci, scivoliamo verso “Hello“, un brano in cui il rap è ai minimi termini, un Cole che nonostante il ritmo frenetico scandito dal clap, si lascia ai ricordi delle sue passate relazioni. La tematica si perpetua anche in “G.O.M.D.“, pezzo che contrappone il sentimento dell’amore con la visione dei rapper più duri che mai ne parlano. E con questo, Cole vuole sottolineare come sia una forzatura, uno stereotipo, non una realtà. Il ritmo con cadenze quasi tribali rende la traccia energica. Buone le rime, anche se, a mio parere, ancora una volta il rapper non esprime tutto il suo potenziale.

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Come non parlare di “January 28th“, chiaro omaggio alla canzone del suo mentore Jay Z “4th December”. Finalmente Cole mostra la sua abilità nel rappare, toccando varie tematiche: dalla violenza dei poliziotti verso gli afroamericani, al sperare di raggiungere lo status di Jigga. Alla fine conclude con una sorta di autoproclamazione di Dio del rap. Ma questa sua vena autoreferenziale esce in “Fire Squad“, anche se il risultato è un po’ sottotono. La canzone ha un tono cupo e poteva essere una traccia veramente atomica, se avesse rispettato l’intento, ma J si perde un po’. Il flow non è incisivo come dovrebbe essere, la vena aggressiva, che dovrebbe essere il valore aggiunto, sembra forzata, risultando un tentativo a tratti goffo. Il giovane Simba è adatto a canzoni come “Love Yourz“. Questo è il suo mondo e, secondo me, riflette al meglio la sua personalità: un giovane ragazzo che ama la vita, con i soldi che rappresentano un qualcosa in più che non diventeranno mai il centro del suo mondo. Lo stesso dicasi di “Apparently“, dove lo si può apprezzare a pieno: è una buona sintesi del suo rap e delle sue caratteristiche, ovvero un rapper che gioca e stupisce con il flow, ottimo come produttore e che non fa mai canzoni fine a stessi. In questo brano tocca molto tematiche della sua vita personale: dai rimpianti per aver trascurato sua madre e la sua ragazza, alla frenesia della vita che sta facendo, ma che gli regala soddisfazioni. Penso che queste ultime tracce costituiscono l’essenza del rapper.

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J. Cole è un rappresentante della nuova generazione: penso che da un paio di anni ci sia questa nuova corrente di rap pop. L’inserimento del pop nel rap lo intendo come un smussare, un trovare un punto in comune con tutti gli ascoltatori. Un tempo il rap era per alcuni, per chi viveva una realtà disagiata, per chi voleva evadere dalla mononotonia e farsi trasportare dagli estremi di questo genere, per chi amava la grezzuria, la violenza, il cinismo. Tutto questo è stato ridimensionato, in favore di qualcosa certamente più esemplare dal punto di vista morale (se questa deve esserci nella musica), ma che toglie quell’aspetto frizzante a questa musica, cioè quella caratteristica che lo differenziava dagli altri generi.
Questo disco è l’espressione di questa nuova concezione di rap, dove il tappeto musicale è curato, scorrevole e piacevole, dove i sentimenti, nello specifico l’amore, sono la forza trainante del disco. Penso che possa piacere a tanti. Ci saranno nuovi ascoltatori che probabilmente si avviceneranno al rap grazie a lui, ma altri, probabilmente di vecchia data, decideranno che J.Cole non è il portabandiera del genere ricco di incastri, sfumature e punchline.

7/10

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Rapper, cantante, speaker radiofonico, sneakerhead e streetwear addicted, detentore della verità assoluta. Il tuo idolo vorrebbe essere me.
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