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IntervistaReport

Mystic One

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Ciao raghi dell’internet,
siamo giunti alla seconda parte del report live del 21/02, tenutosi al Freakout, Bologna, Italia, Europa, Terra, Via Lattea, Universo.
Ringrazio anche qui il Diamond Staff Booking per la cortesia, la Barista pheega per la Redbull e Anna aka Annarella aka la Signora Pannocchia per aver scattato le foto -visto che io sono troppo pigro per farlo-.
Piccola sinossi dell’articolo precedente:
Siamo al Freakout ed è una bella serata fatta di musica, amore, sudore e Male nichilista. Subito dopo i DSA Commando è il turno di Mystic One, simpatica personcina membro del sempiterno culto capitolino che è il Truce Klan. La puntata della scorsa volta s’è fermata qui.
Ecco, ora, quel che accade è che dei simpatici individui, forse ispirati da 50 Shades of Grey (Dite anche voi no ai prodotti mediocri e violenti), han deciso di scatenare una zuffa dalle cinghiate molto bondage e fare un po’ di casino perché, alla fin fine, è pur sempre folklore e guai a non spaccare un paio di tavoli per celebrare.
Tutto giusto, però questo ha -essenzialmente- costretto il locale a chiudere le porte e a diffidare di chi volesse entrare perché, diamine, se vogliono spaccare dei tavoli okay, ma perché non i loro?
Fortunatamente tutto è stato gestito nel migliore dei modi e nessuno si è fatto troppo male.
Fatto sta che il Nostro si è trovato penalizzato -a sua insaputa- da questa situazione e, accompagnato dagli amici Grezzo Stronzelover e Dr. Demis, si è ritrovato a salire sul palco con poco pubblico e, già che ci siamo, disattento. Non esattamente il massimo.
Eppure, e forse è proprio qui che bisogna riconoscere la bravura e la professionalità, Mystic ha affrontato la situazione di petto sfidando -sempre inconsapevolmente- la caciara. Il risultato? Una vittoria schiacciante. Pian piano, il locale è tornato a riempirsi -seppur con riserve- e ad ascoltare quanto l’MC avesse da dire.
Immancabili, ovviamente, i pezzi del nuovo disco e ancor di più pezzi storici del repertorio dell’artista che ha, finalmente, ricevuto il calore che meritava.
Tra un brindisi a Bologna e tributi al rap newyorkese (I due hanno infatti rappato su strumentali di Onyx, Nas, Eric B & Rakim, Public Enemy e Ol’ dirty Bastard) non sono i mancati i momenti di botta e risposta con il pubblico, oltre che un’ottima chiusura a cappella.
Ed ora, l’intervista

Ciao Mystic One! Intanto benvenuto alla Casa del Rap. Facci una breve presentazione della tua carriera, per chi non ti conoscesse! Come hai iniziato col rap?
Buonasera, sono Mystic One, questo è il mio nickname. Faccio parte di un gruppo di bravi ragazzi che è conosciuto meglio come il Truce Klan. Faccio rap da un bel po’ di anni, da quando ne avevo 14-15 e ora ne ho 31, quindi è un bel po’ che faccio ‘sta roba qua! Come mi sono avvicinato al rap? Non lo so. In realtà c’era un canale a Roma che si chiamava Magic TV e passava della roba incredibile. Le prime cose che mi ricordo fanno anche un po’ ridere, sono quelle di MC Hammer -Pumps in a Bump-, Lodi Dodi di Snoop Dogg, il Wu Tang e da là sono rimasto folgorato e ho detto “Madonna che fica ‘sta cosa, la voglio fare pure io”. Così è nato tutto!

Stasera sei qua, perché qualche tempo fa è uscito il tuo disco solista, come è andata? Hai accusato “l’uscita” da un gruppo storico di Roma? Hai sentito la responsabilità di uscire con qualcosa soltanto tua senza nessuno alle spalle? Com’è andata?
Sono dell’avviso che è sempre meglio sentirsi responsabili delle cose che ognuno fa. Avevo fatto qualche anno fa l’album con Benetti DC, Jagermasterz, sempre con le produzioni di Dr. Demis e non sento il peso di far parte di un gruppo abbastanza conosciuto; anzi, sono orgoglioso del mio gruppo! Non c’è tanto un discorso di mettersi in gioco, non mi interessava questo. Avevo l’esigenza di farlo, avevo l’esigenza di scrivere un disco che fosse personalmente mio e avendo fatto l’album con Benetti DC, le collaborazioni con Carter, Noyz, Gast, Chicoria, il Ministero dell’Inferno, Best Out, insomma tutti questi dischi che hanno avuto una più che buona visibilità, ho deciso -in tenera età- di fare un disco totalmente mio solista e devo dire che è stato molto molto divertente. Il feedback che ho ricevuto è stato positivo nel senso che poi alla fine mi è sempre sembrato che facendo parte del gruppo avessi delle attenzioni maggiori rispetto a un pischello che non fa parte del Truce Klan. Ho sempre ritenuto che quelle attenzioni fossero positive, belle, sentite e sinceramente il feedback che ho ricevuto è stato più che positivo nella misura in cui ogni componente del gruppo ha un proprio pubblico -perché comunque siamo un gruppo dove all’interno siamo molto diversi come rapper, come formazione e via dicendo- e io credo di aver curato “la mia nicchia”. Ho fatto qualcosa che per me è importante e ho sperato di ricevere l’attenzione che speravo -non da un punto di visibilità, di flash, di botteghini-. In realtà volevo che la gente si avvicinasse a me, all’intenzione che avevo nel disco: fare un album dove si desse peso alle parole e dove le parole avessero consistenza.

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A proposito di consistenza, mi è sembrato un disco molto denso e compatto. A livello di scrittura, come ci hai lavorato? Hai scritto e fatto tanti takes oppure sei proprio partito con quei pezzi in testa che sono diventati l’album?
In realtà non sono mai stato un grafomane e crescendo ho sempre meno tempo da dedicare al rap. Io scrivo durante la mia pausa pranzo e quindi non ho penna, non ho foglio. In realtà ho la strumentale dentro l’iPhone, ho delle cuffie e faccio avanti-indietro iniziando a buttare giù delle idee. Lavoro per gradi e solitamente tengo un approccio un po’ “scolastico”. Mi do proprio un tema che devo sviluppare necessariamente, come fossero dei racconti sostanzialmente. C’è un’idea centrale e cerco di trattarla da più punti di vista. Ecco perché non sono andato oltre le tracce contenute in Peso Specifico: a me non piace il tempo perso e soprattutto le parole perse. Quindi avrei potuto tranquillamente scrivere altre strofe, fare altri pezzi, però avrei snaturato quello che avevo in mente.

Quindi, ti sei ispirato a qualche mood particolare? Senza andare a briglia sciolta?
No, non c’è stata nessuna briglia sciolta.

Quindi hai pensato: “Adesso parlo di questo”?
Sai che c’è? E’ che quando scrivi, quello che entra dentro le parole è il tempo che percorri e nel tempo percorso ho maturato quell’idea e non poteva essere differente da quello che è stato. Non ho deciso “Adesso tratto questo tema”, mi è venuto spontaneamente ed era più un’esigenza -adesso la sparo grossa- culturale. Ho detto culturale.

Attenzione, culturale nel rap e nel rap del Truce! 
No no, non mi permetterei mai! (Si ride)

Nel disco ci sono inoltre poche collaborazioni, c’è quella con Noyz, quella con un Clementino insolito.. Ecco, a proposito di Clementino. Gli hai fatto fare qualcosa di inusuale. Lo hai messo in difficoltà? Com’è stato collaborare con lui?
Clementino è impossible da mettere in difficoltà perché è talmente bravo e lo stimo talmente tanto che come si può mettere in difficoltà un ragazzo che è un intrattenitore fenomenale, un freestyler competente, un cultore del rap e che ha una facilità di scrittura impressionante? Io lo stimo molto e in realtà le collaborazioni sono anche quelle pesate. Ho voluto innanzitutto fossero di persone mie amiche, in primis Grezzo Stronzelover, che è il ragazzo con cui ho iniziato a fare rap da quand ho 14-15 anni, Gast che mi piace tantissimo, lo ritengo molto interessante, anche il mixtape che ha fatto -Underground Legend- è classico da morire, mi piace. Noyz, vabbè, perché c’è un’amicizia che ci lega da tempo e volevo averlo sul disco. Con Clementino il discorso è diverso: la cosa che mi ha fatto piacere è che l’ho beccato dopo anni, dopo che era diventato Clementino -per quanto lo fosse anche prima, intendo dopo che è stato riconosciuto a livello nazionale- e la cosa bella che mi è piaciuta è che mi ha visto e mi ha detto “ah ti ricordi quando venivo al 360 a San Lorenzo a Roma? Ti venivo a sentire ogni giorno, Madonna sto in fissa con quel pezzo me lo sento ancora”. Sai, Clementino è Clementino, per quanto sia un amico, si ricorda esattamente da dove viene, da dove nasce, quel che ha fatto, chi sono le persone che ascoltava e compagnia bella. Quindi ho pensato: invece di metterlo nelle condizioni più classiche alla Clementino, ho pensato di dargli una posizione che -visto che il disco è mio- corrispondesse più alle mie esigenze. Poi lui è talmente bravo nel calarsi in svariati mood che non è stato un problema. Ho pensato di inserirlo nel brano che era un po’ più amaro degli altri proprio per dare un taglio differente all’album e dare a questo pezzo, che di base ha un mood un po’ nero, un gioco in più che può essere in alcuni punti slegato dal concetto che c’è dietro, donandogli uno stile suo personale.

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Infatti, nonostante il pezzo abbia una certa amarezza di fondo, con Clementino non lo cogli subito!
Esatto! Ed è proprio questo il bello. La bravura sta là: cogliere le cose con svariati ascolti. Poi è uno dei brani dell’album che mi piace di più, quindi sono proprio contento, ne sono orgoglioso.

Beh, è giusto così!
Eh, è figlio mio!

Tra l’altro ho notato che tu, invece di fare i teaser dei pezzi, li hai accompagnati con dei poster. Come hai scelto le parole dei poster e perché proprio questa scelta?
Beh, è l’era delle immagini, immagina! L’idea era quella di cercare di dare un peso alle parole ed estrapolare dalle mie strofe le rime più dense, l’humus, la sintesi del brano. La grafica è minimale proprio perché volevo far sì che si dovesse entrare dentro il disco. Le parole te le prendi dal disco. Poi tutto l’aspetto estetico è una cosa che mi tocca, però fino a un certo punto. Mi diverte molto stare sul palco, apparire, ma fino ad un certo punto. Preferirei quasi non mettere mai la mia faccia, preferirei si sentissero solo i brani senza sapere questo chi cazzo è. “Guarda, ‘sto stronzo ha scritto ‘sta merdata qua, ti piace? O non ti piace se magari ‘sto stronzo non c’ha ottantamila tatuaggi, settantamila piercing e compagnia bella?” C’è bisogno proprio di questo aspetto estetico? L’estetica è ragionata proprio in sottrazione proprio per dare sempre più peso alla densità delle parole

A proposito di densità delle parole: partendo dalle citazioni, già con “Il pasto nudo” è chiaro a cosa tu ti stia riferendo. No?
Beh, certo. In realtà, spero che sia chiaro, anche perché nella toolbar di ricerca di YouTube quando metti “Mystic One Pasto” esce fuori “Mystic One Pasto Crudo” quindi forse non è stato colto proprio totalmente il riferimento (si ride) ed è un peccato. Però scusami, stavi facendo la domanda!

Ma no, continua
E’ un peccato perché a me, dico una cosa veramente tanto anti-moda, piace tantissimo leggere, leggo tanto ed era un periodo nel quale ero entrato fortemente nella beat generation. Anni fa avevo visto “l’urlo”, che è un film su Ginsberg. Mi era piaciuto e avevo fatto delle letture in passato, ci ero voluto ritornare. Quando sono ritornato, ero proprio nella merda più totale, ho iniziato dai Sotteranei di Kerouac e poi sono passato proprio a Pasto Nudo ed è stata una folgorazione. Ora, non voglio dare la definizione di lettura ma leggere è anche stare comodi con sé stessi, cercare una propria stanza, una propria ragione di essere e Pasto Nudo era perfettamente in linea con quello che pensavo. Certo, questo da una parte mette anche un po’ di paura, però insomma, quello era. Ci sono citazioni e mi piace portare dentro la scrittura quello che ho imparato, quello che ho studiato altrimenti parliamo di arcobaleni e compagnia bella

Ecco, una domanda me l’hai fregata perché volevo proprio arrivare là, alla passione..
… per gli arcobaleni?
Per gli arcobaleni e per la lettura
Ho sempre letto un botto, poi il tempo lo devi strappare da qualche parte per leggere ed è un po’ dura. Però è brutto essere analfabeti, essere ignoranti e soprattutto non sentire l’altro. Leggere vuol dire anche sentire un altro e dare proprio la possibilità a te di ascoltare un altro come la pensa! Siamo fatti di carne, abbiamo un tot di anni da prosciugare, da togliere: vediamo un po’ questo qua come l’ha riempiti! E’ un peccato non leggere, secondo me.

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Visto che però è un disco rap e non un libro parliamo dell’aspetto musicale: come ti sei trovato a lavorare ancora con il tuo compagno di sempre, Dr. Demis?
Demis è il producer che ho sempre ritenuto essere in linea con quello che poi volevo scrivere e volevo dire nei brani. Poi è un amico da una vita ed è un po’ un modo di trovarmi a casa. Demis ha fatto tutte basi pesate, ragionate. In parte spinte da me, in parte spinte da lui. E’ stata una buona collaborazione, bilanciata.

Ora che il disco l’abbiamo sviscerato abbastanza, ti chiederei: stai lavorando su un disco nuovo? Qualche lavoro nuovo? Con il Truce? Jagermasterz?
Gli Jagermasterz non ci saranno più, ma dall’uscita del disco mi sto concentrando sulle collaborazioni, anche su quelle che non ci si aspetta, mettiamola così.
Ovviamente mi riferisco al featuring con Gemitaiz visto che mi sono arrivate mail intimidatorie visto che c’è esiste del fondamentalismo anche nel Truce Klan ovviamente e invece è proprio quello il bello! Uno dice “è distante da te” Ma no, ma chi cazzo lo dice che è distante da me? Che cazzo ne sanno? Che cazzo vuol dire? E’ sempre lo stesso discorso: uno pensa che quello là è così, rappresenta quello punto e basta, ma non è vero, non è detto! Allora Clementino non può fare un brano “L’esercito di giorni” che è essenzialmente un brano triste? E no, e vedi che ti sbagli? Perché lo sa fare! E lo sa fare perché questi so’ forti, non so’ cretini! So’ buoni scrittori, so’ buone penne, so’ rapper da paura! Quindi mi sto concentrando molto sulle collaborazioni perché mi diverte, è fico no? Uno arriva e ti dice “Oh Mystico, voglio fare ‘sto pezzo qua”. Ovviamente tutte le persone che me lo chiedono sanno che mi devono mettere in un ambiente che mi mette a mio agio. Cioè: il pezzo funny fino a un certo punto
Senza arcobaleni?
Sì, eviterei gli arcobaleni e compagnia bella. Comunque mi sto concentrando sulle collaborazioni e sul nuovo disco. Sto lavorando al nuovo disco. Ho in mente molte cose, ho un paio di tracce già registrate e me le ascolto un botto e sono mega-contento. Però voglio anche un po’ giocare. Respiriamo un attimo!

Prima parlavamo di live. Tu come ti gestisci il live?
A me piace molto il live, è un ambiente bello seppur lo soffra da morire! L’aspetto live è almeno il 30% di ‘sta storia qua perché poi c’è anche l’empatia che crei con il pubblico. Non mi ritengo un grandissimo intrattenitore, di quelli da “Alza le mani”. In realtà se sei venuto ad un mio concerto, sai anche bene che da me questo avrai. Però, proprio per giocare con questa cosa, ieri abbiamo finito il Monster Reloaded tour con Noyz ed è stato invece divertentissimo tra di noi tanto che il pubblico spesso si accorge che c’è un gioco tra di noi dietro, ci divertiamo proprio. L’aspetto live mi piace! Mi piace che tutto vada bene anche da un punto di vista vocale e che si capiscano tutte quante le parole. Devo essere preciso. Poi mi mette anche paura perché alla fine è la prova del 9. Puoi anche essere un grandissimo giocatore, ma se stai sempre in palestra e nessuno t’ha visto…
Mi auguro che la gente venga per ascoltare un disco e che venga perché il disco lo ha accompagnato come quando ero pischello e mi ascoltavo il Colle nei viaggioni. Spero che l’empatia nasca dal disco più che necessariamente dal live. Se vieni, vieni perché vuoi sudare con me e ti becchi anche magari uno che a una certa ti manda anche affanculo perché la tensione sale e questo è l’aspetto bello. Però non ho ancora un’idea chiara su quanto mi faccia bene ‘sta roba del live (ride).

L’ultima cosa: ricordaci come ascoltare, acquistare, scaricare Peso Specifico
Il disco lo potete ordinare mandando una mail alla pagina artista -Pagina artista, Madonna che paura- Mystic One su Facebook ed è scaricabile da ogni piattaforma digitale e si acquista fisicamente venendo ai live. Venite ai live, divertitevi e state male con noi!

Conosci meglio

Scrivo di rap e studio filosofia. Nel tempo libero mangio la carbonara.
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