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Recensione

Lion D – Heartical soul

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Lion D si conferma quale la rivelazione della musica reggae europea con il proprio ultimo album uscito il 31 marzo scorso. Non è un pesce d’aprile, dunque, la carriera di questo ragazzo nato a Londra da madre italiana e padre nigeriano, cresciuto a Pesaro con le proprie radici africane e britanniche ben incise su anima e corpo. Per l’occasione David Andrew Ferri, questo il vero nome di Lion D, si affida alla produzione del Dio del reggae, Alborosie, pur restando sotto l’ala protettrice della modenese Bizzarri records. Nasce così il disco “Heartical soul”: quinto album del miglior artista reggae italiano in circolazione. La collaborazione di Ken Booth e Mr. Vegas, gli ottimi musicisti dei clan di Alborosie e Bizzarri records, suoni grossi come una casa, bassi che sfondano lo stomaco e la robusta voce di questo artista che non smette di stupire vi conducono in un viaggio di 13 brani di livello. Roots, new roots, reggae lovers, dj style, rocksteady e molto altro ancora si fondono nel cd di questo artista che non si accontenta mai: giusto dunque rivolgersi al genio del suono sporco. Parliamo di Alberto “Alborosie” D’Ascola: musicista, cantante e in questa circostanza produttore “from Marsala to Jamaica”. The more is dirty the more you like (più è sporco più piace) scriveremo tra 200 anni sulla lapide del produttore di questo ottimo album. Alborosie rispolvera rullate infuocate, chitarre wah wah, meravigliosi fiati dubbeggianti, i soliti splendidi samples e bassi esplosivi per il disco di Lion D: uno dei pochi singer italiani in grado di muoversi con disinvoltura nella palude del dialetto patwa (la lingua anglo-giamaicana comunemente parlata nella Isla). Due mesi in Giamaica negli studi di Puppa Albo, insomma, hanno dato i loro frutti in questi brani dall’inconfondibile sapore dascoliano. A Bizzarri records e Lion D, tuttavia, dobbiamo la brillante carriera di questo leone della musica reggae italiana, cui le stelle internazionali del genere non possono non prestare attenzione. Il disco, anticipato da due bombe di suono quali i singoli Heartical luv e soprattutto la stupenda Ruff inna town (Bangarang), che infatti merita di tornare a fine album con una versione dub, scorre piacevolmente; dando la sensazione che questo nuovo ambasciatore mangiaspaghetti sia pronto per imporsi a livello internazionale. A Lion D basteranno un paio di ritornelli indimenticabili, a nostro avviso, per ottenere il bollino verde/giallo/rosso: quello che ti fa restare per sempre sulle spalle dei giganti.

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