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Intervista

Kabo: “Soli Notturni” (ESCLUSIVA streaming)

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Soli Notturni” è l’esordio solista ufficiale di Kabo, rapper classe 1990 della provincia milanese, nuova scoperta di DJ Myke, musicista del giradischi già noto per aver fatto parte dei Men in Skratch per essere metà del progetto Rancore & DJ Myke.

Kabo si avvicina all’hip hop durante l’adolescenza. Dopo le prime esperienze in un paio di crew della zona, dal 2013 inizia a partecipare a jam ed eventi hip hop e pubblica i primi singoli, “MI Assenzio” e “Ali Cucite” (con produzione musicale di Esa). Successivamente, tramite conoscenze in comune, incontra Dj Myke, con cui nasce un’intesa sia umana sia artistica che spinge i due a collaborare su un disco a firma Kabo. Oltre all’hip hop, specie quello degli anni ’90, l’altra sua passione musicale è il cantautorato, e questo si riflette sia nel suo approccio alla scrittura, a cui dedica sempre molta cura, sia nello stile vocale, che non disdegna affatto la melodia.

“Soli Notturni” è un EP scritto interamente di notte: Kabo si è lasciato ispirare da incontri fatti girando per la città nelle ore buie. I protagonisti dei testi, un “mangiasogni”, una zingara, un clown e un barbiere, sono descritti in situazioni notturne o solitarie, e costituiscono spunti per riflessioni su vita e morte.
Dj Myke è direttore artistico e produttore musicale dell’EP, mixato e registrato nel suo studio milanese. Kabo e Myke hanno lavorato per mesi a stretto contatto, scartando e modificando i brani di continuo, con l’intento di dare un’impronta musicale personale ai quattro pezzi selezionati per far parte di “Soli notturni”.

Soli Notturni” di Kabo è in streaming esclusivo per La Casa Del Rap: ascoltalo qui sotto.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Kabo in occasione dell’uscita del progetto.

Ciao Kabo e benvenuto ne La Casa Del Rap. Per chi non dovesse conoscerti, chi è Kabo? Come e quando è avvenuto il primo incontro con la musica rap?
Ciao a tutti e grazie. Sono felice di poter scambiare qualche parola con voi. Kabo sono io, Andrea. Nasco nel 1990, vengo dalla provincia milanese e il mio soprannome deriva da una fantasiosa quanto improbabile unione tra il mio cognome e altre parole che mi piace usare o che sono per me significative. Ma poco importa. Mi ha sempre affascinato la scrittura, la capacità di rendere fisicamente, su carta, ciò che non è fisico, ma aleggia nella mente. A questo si accosta la passione per la musica, che vede la fioritura quando raggiungo i tredici anni, nel 2003. Mi sono avvicinato alla musica rap in solitaria, rimanendo fortemente colpito da quello che sentivo in radio e che osservavo in tv. Ricordo che erano i tempi in cui i media più noti passavano in continuazione Eminem, 50 ecc. Da quel momento, per me, è iniziata una ricerca all’interno del mondo della musica rap. A quindici anni, dopo due anni in solitudine, conosco coloro che mi renderanno possibile capire che cos’è l’hip hop, non fermandomi solamente all’aspetto metrico musicale del rap. Con loro, nel corso degli anni, condividerò tre crew (Glxo, Fat Familia e 47 Ronin), e darò vita a due album, nel 2008 e nel 2012. Per questo vorrei ringraziarli. Dopo l’esperienza condivisa e dopo due progetti, questo è il mio primo lavoro interamente solista.

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“Soli Notturni” è un mini EP di 4 storie, più che di 4 brani. Com’è nato questo progetto? Com’è stato lavorare a stretto contatto con un producer versatile e innovativo come DJ Myke? Com’è nata la vostra collaborazione?
Il progetto si basa sul mio recente vissuto e nasce da un’esigenza di voler raccontare la notte, nel modo in cui la vivo e in cui ho osservato viverla agli altri. Avendo uno stretto rapporto con la notte, ho pensato di dedicarle una sorta di tributo, di pensiero, popolandola di personaggi creati basandomi sugli incontri che ho fatto e sui luoghi che ho visitato nel corso di queste “scorribande” al calar del sole, se così si possono soprannominare. Il mangiasogni, la zingara e il barbiere sono tutte figure prevalentemente o notturne o solitarie, o entrambe le cose. Vedo molti punti in comune tra il buio e la solitudine. Tutto ciò ha potuto prendere forma soltanto grazie a Myke, che ha sapientemente costruito una vera e propria scenografia sonora attorno a ogni idea di personaggio. È un po’ come se io avessi scolpito le figure e lui gli avesse dato vita, animandole in un contesto, dandogli una collocazione, e quindi un vissuto. Lavorare con lui vuol dire avere a che fare con una persona che conosce sul serio la musica e l’idea di fare musica, al di fuori del semplice contesto hip hop. Per me è stato molto costruttivo a livello umano e artistico. La nostra collaborazione è nata grazie all’incontro con lui tramite conoscenze comuni. Io, in quel periodo, avevo un’idea embrionale del progetto, ho avuto modo di esporgliela e poco dopo abbiamo iniziato a lavorarci.

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Ascoltando “Soli Notturni” si rimane affascinati e rapiti da qualcosa che, ultimamente, a mio avviso, manca davvero tanto nel rap italiano: lo storytelling. All’interno dell’EP hai voluto raccontare 4 differenti storie, che lasciano all’ascoltare un’istantanea della tua mente nel preciso istante in cui l’inchiostro scendeva sul foglio. Da dove nasce quest’esigenza? Qual è stato il tuo approccio nei confronti della scrittura?
Beh, diciamo che, più che un’esigenza, scrivere per immagini, e quindi essere davvero in empatia visiva con chi ascolta, è una delle chiavi di scrittura che mi intrigano parecchio. In questo caso mi è venuto molto spontaneo, dovendo descrivere anche fisicamente, e non solo interiormente, i protagonisti di questo viaggio. Il punto forte dello scrivere per immagini è lo stesso dei dipinti, ovvero non hanno bisogno per forza di essere letti come un libro, ma recepiti all’impatto visivo, quindi risultano più immediati e, spesso, più comprensibili. Ho iniziato a scrivere i primi stralci sul diario di scuola, intorno ai tredici anni, nel 2003. Non erano né testi in rima veri e propri né altro: possiamo chiamarli primi tentativi. Con il passare del tempo unisco all’iniziale interesse verso il rap, quello per il cantautorato e la musica acustica. Questo mi ha portato ad ampliare la visione di quello che significa scrivere un brano e, nel contempo, ho iniziato, poco per volta, a farmi un’idea più precisa di cosa vuol dire per me unire scritto e suonato. Nonostante ami scrivere, mi piacerebbe ricavare più tempo per leggere, dato che ultimamente scarseggia.

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Rifacendomi alla domanda precedente, la forza di “Soli Notturni” è data da tutto ciò che l’ascoltatore riesce a vedere davanti ai propri occhi mentre la tua voce scorre sulla strumentale. Hai già pensato a qualche videoclip estratto dal progetto, che di per sé oserei definire un “visual EP”?
Tra pochi giorni, giovedì, il 7 maggio, uscirà l’EP, scaricabile gratuitamente dal mio profilo bandcamp e, insieme al disco, pubblicherò anche un primo singolo con un videoclip. Oltre a questo, c’è anche un secondo brano con video, già pronto, che uscirà prossimamente. A breve anche le copie fisiche.

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Ricordo che Fabri Fibra, un po’ di anni fa, dichiarò: “Non siamo i nuovi cantautori perché il rapper non si scrive le basi musicali, ma se quella categoria indica gli artisti che fanno riflettere sulla società con un testo, allora la definizione è giusta”. Oltre al tuo parere in merito, ti chiedo quali sono le tue influenze in ambito musicale ed extra-musicali e in che modo, secondo un artista emergente come te, si evolverà la situazione del rap e dell’hip hop in Italia.
Riguardo a quello che ha dichiarato lui, penso che non importi molto essere bollato come rapper o come cantautore. Queste etichette servono a indirizzarti verso una fetta di pubblico scelta. Quello che invece credo sia giusto e importante è prendersi sempre la responsabilità di ciò che si scrive. Stiamo affrontando tempi bui e a volte parliamo o scriviamo con poca consapevolezza, trascinati dal fatto che fa tendenza mostrarci vicini a un ideale politico o fuori dalle righe, mostrarci alternativi o addirittura in situazioni di disagio. Ma qua, chi sta male sul serio? E siamo sicuri che abbia così tanta voglia di parlarne? Per quanto riguarda le mie influenze, come ti dicevo, sono un grande fan del cantautorato classico italiano (De Andrè, Guccini, Gaber, De Gregori ecc.). Sono cresciuto ascoltando in casa questi artisti, liberi pensatori. Nutro un gran rispetto nei confronti della libertà e sono convinto che un uomo può considerarsi libero solo se lo è dentro di sé, nei confronti dell’esterno, e non il contrario, sfruttando i mezzi esterni per credersi libero dentro. Comunque torniamo a noi. Ascolto anche band straniere, chiaramente, come Pink Floyd, Beatles, Led Zeppelin ecc. A tredici poi ho scoperto l’hip hop e da lì in poi sono arrivato a tutto il resto, rap italiano e straniero. La situazione dell’hip hop in Italia la vedo distante dalla realtà italiana, quella vera, reale, estrema, che abbiamo oggi. Mi ricollego a ciò che ho detto prima: gli artisti dovrebbero farsi carico di parlare di questo, assumersi la responsabilità di esporre quali sono i problemi e proporre soluzioni. Tramite la loro attività. Avere la possibilità di arrivare a tanta gente, ed essere ascoltato, è un grande privilegio ma comporta pesanti responsabilità secondo me. Quindi, arrivati a un certo punto, si ha anche il dovere di esporsi in maniera incisiva. Anche per tutti quelli che non possono farlo.

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Nel ringraziarti della disponibilità, ricordiamo come e dove reperire “Soli Notturni” e tutti i tuoi contatti, così da rimanere sempre aggiornati sulle tue prossime uscite.
Grazie a voi della chiacchierata, spero di risentirvi presto. Il disco sarà disponibile in free download, o eventualmente facendo un’offerta libera, da giovedì 7 maggio sul mio profilo Bandcamp. Per scaricarlo gratuitamente basta indicare 0 euro nel riquadro dell’offerta. Per essere aggiornati su quello che sto facendo, potete seguirmi sulla mia pagina Facebook e sul mio canale YouTube.

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Rapper, cantante, speaker radiofonico, sneakerhead e streetwear addicted, detentore della verità assoluta. Il tuo idolo vorrebbe essere me.
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