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Intervista

Willie Peyote – “Quattro San Simoni E Un Funerale”

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Ciao, bentornato ne LaCasaDelRap. Chi è Willie Peyote? Presentati per chi ancora non ti conoscesse.
Diciamo che sono un rapper a cui piace suonare o se preferisci un musicista a cui piace rappare. Più semplicemente un torinese prossimo ai 30 anni.

Da pochi giorni è uscito il tuo EP “Quattro San Simoni E Un Funerale”. Com’è nato questo progetto?
È nato durante la composizione di quello che sarà il mio nuovo disco che vedrà la luce ufficialmente verso fine anno. Visto che il disco, in maniera del tutto spontanea e naturale, ha preso una direzione decisamente più musicale e variegata rispetto ai dischi precedenti io e Frank Sativa abbiamo pensato che fosse più giusto estrapolare i brani più rap nell’accezione classica del termine e farne un ep da pubblicare nell’attesa del disco stesso. Un po’ per fare un regalo nell’attesa del disco e un po’ perché così quando uscirà il disco nessuno potrà uscirsene col fatto che non so più fare il rap solo perché mi cimento con bpm o sonorità che vanno fuori dal classico range di azione rappuso.

In “I (Really Don’t) Like” non le mandi a dire agli altri rapper già dalla prima barra. Che ne pensi della scena rap odierna? Cosa non riesci proprio a tollerare e che, quindi, cambieresti?
Per gusto personale, da ascoltatore, non tollero l’omologazione forzata né la piacioneria tipica del rap italiano, a tutti i livelli. Underground o mainstream non fa differenza.
La stragrande maggioranza dei rapper italiani fa solo quello che hanno visto funzionare o che crede possa funzionare sulla base dei numeri degli altri o prendendo da quello che fanno già negli altri Paese del mondo, quasi nessuno si espone facendo qualcosa di nuovo, hanno tutti troppa paura di fallire. Almeno io credo sia così.

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In questo progetto ti occupi anche di denuncia sociale – che tu definisci semplicemente “sfogo” – in “Io Non Sono Uguale”. Secondo te quanta responsabilità hanno gli artisti nell’educazione e nel senso civico dei giovani?
La fama è come un megafono in un certo senso e quindi credo che chi ha la possibilità di farsi ascoltare da molte persone quando apre bocca dovrebbe fare attenzione a ciò che dice e magari cercare di dare voce a concetti che possano dare spunti di riflessione. Nessuno deve insegnare niente, però aiutare a sviluppare un senso critico negli altri è cosa buona e giusta. Inoltre, più è bassa l’età del pubblico a cui ti rivolgi più questa responsabilità aumenta, perché le menti più giovani sono più “vergini” e quindi più facilmente influenzabili.
Poi sti cazzi, ognuno è libero di fare ciò che vuole. Io fin dall’adolescenza però ho sempre preferito la musica e gli artisti schierati, non necessariamente dalla mia stessa parte ma comunque che prendessero posizione. Non potrei mai esimermi dal farlo io stesso, è un fatto anche di coerenza. Odio gli ignavi.

Tu, dall’aspetto, non sembri un rappuso. Tantomeno un rapper. Qual è “L’Outfit Giusto”? Al giorno d’oggi sembra che sia più importante essere personaggio che persona, ad ogni minima azione segue uno status sui vari social network. Tu, invece, non sei così attivo sui social. Ti senti un po’ l’anomalia del rap italiano?
Non mi sento così importante da essere definito un’anomalia. Io sono solo una persona che cerca di farsi i cazzi suoi, fuori dal coro se possibile, ma è una scelta che prescinde dal rap, sono così nella vita di tutti i giorni.
Dell’outfit giusto secondo le regole del gioco del rap o secondo Enzo Miccio non me n’è mai fregato un cazzo. Poi parliamone, hai visto certi rapper ultimamente? Siamo poi così sicuri che sia quello l’outfit giusto? a livello di buon gusto proprio eh.

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Ultimamente il tuo nome è tra i nomi di spicco del rap italiano. Con quali artisti ti piacerebbe collaborare in futuro?
Le collaborazioni che avrei voluto fare nell’ambito prettamente rap le ho già quasi fatte tutte per mia fortuna quindi ti direi dei nome di artisti che col rap non c’entrano nulla o quasi.
Caparezza, Pier Paolo Capovilla (Teatro degli Orrori), Meg, Paolo Conte (ma qui ho pisciato lungo), Morgan se la smettesse col crack, i Verdena, Max Gazzè. Il sogno è Damon Albarn, e un sogno rimarrà mio malgrado.
Poi ovviamente sarei a disposizione per qualunque collaborazione interessante mi venisse proposta dai miei colleghi rappusi eh. Cioè se mi chiama Salmo o Marracash non è che mi schifo. Ma tanto mica succede. L’hai detto tu, io non sembro un rapper.

Hai anche realizzato il video della traccia “Io Non Sono Uguale”. Sono previsti altri video estratti da questo EP?
Ovvio, ormai se non fai il video il pezzo mica è uscito.

Hai partecipato all’ultima edizione di “Genova Per Voi” – il “talent per autori di canzoni” – che hai anche vinto. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
Un livello di consapevolezza e fiducia nei miei mezzi che prima non avevo, oltre a tanti bei ricordi e molte belle amicizie. A Genova ho capito una volta per tutte che il problema non è mai quello che dici, cioè che non ci sono argomenti mainstream o adatti al grande pubblico e argomenti di nicchia, dipende solo da come dici le cose. Il problema è rendersi comprensibili a tutti, il succo della comunicazione in tutte le sue forme in fondo è quello.

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Adesso è arrivato il momento di parlare del futuro. Sei al lavoro sia sul tuo album solista che con i Funk Shui Project? Puoi svelarci qualcosa?
Il mio disco è già ben avviato, quello dei Funk Shui Project è in fase assolutamente embrionale per ora. Come ho detto prima, il mio disco sarà un po’ diverso dai precedenti, molto più musicale, più vario.

L’intervista è giunta alla fine, ti ringrazio per la chiacchierata. Prima di salutarci, però, ricordaci come possiamo sempre rimanere aggiornati sulla tua musica.
Su facebook, su twitter o sul tubo basta che scriviate Willie Peyote e vien fuori tutto. Grazie a voi ragazzi. Ciao né!

Intervista di CarmeloJp
Conosci meglio

Classe '89, divoratore seriale di dischi e serie tv. Scrivo di rap per passione. Faccio l'hater per hobby.
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