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Intervista

Dj Myke: Della Vita Della Morte

dj myke

Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili” diceva qualcuno e, aggiungo io, il giradischi è sicuramente uno degli strumenti che più permette di essere creativi. Dj Myke deve averlo ben capito e tra i mille training, i live e i vari progetti è tornato con un nuovo disco ufficiale; questa volta è coadiuvato da Max Zanotti, già noto agli ascoltatori del Disc Jokey orvietano per le varie collaborazioni che hanno collezionato negli anni.
Tra sperimentazioni elettroniche, il rap del mai assente Rancore, una cover pop, gli scratch e richiami al soul il risultato è l’autentica summa di due mondi opposti che si incontrano: se da una parte c’è un rocker e autore di testi, dall’altra troviamo un ragazzo abituato a muoversi laddove le parole finiscono e, che per noi, oggi fa un’eccezione.

Ciao Myke! Intanto benvenuto alla Casa del Rap! Partiamo dal disco: quand’è nata in te la volontà di produrre questo disco?
Grazie e ben trovati. Guarda, che si tratti di questo o un altro lavoro, da parte mia c’è sempre la volontà di produrre, un po’ come la prima volta… quello che posso dirti è che in questi anni ho cercato sempre di spingere la mia personale creatività oltre i miei limiti.

Seguo spesso tutti i tuoi training ed in uno di questi spiegavi la differenza di strumentazione a cui ricorre un DJ che predilige l’analogico rispetto uno che fa uso del digitale. Quale modalità hai preferito per questo disco? Quale usi solitamente in studio e quale, invece, nell’aspetto live?
La modalità che preferisco è quella che mi permette di arrivare a fare quello che mi sono prefissato, che sia analogico o digitale. Di fatto credo che a priori non bisogni mai escludere nulla ma trovare le potenzialità di ogni tool.

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Come mai Max Zanotti? Certo, avete collaborato molto spesso in passato, ma come e quando avete deciso di collaborare per un disco intero?
Max è uno degli artisti che stimo di più in assoluto ed era un po’ che ci dicevamo di fare un lavoro insieme, curato in tutti i suoi aspetti.

Quanto vi siete influenzati uno sull’altro? Hai magari usato delle sonorità in linea con i gusti di Max o ti ha dato carta bianca?
Ovviamente quando “collabori” ti devi influenzare e devi cercare di influenzare l’altro, solo così nascono le alchimie, ed è andata proprio così.

Come avete scelto le collaborazioni per il disco? Cosa vi ha guidato nel realizzare la singola traccia con questo o quell’artista? Ci sono episodi particolari?
Le collaborazioni sono due e le scelte sono state fatte in base alla “stima artistica”: se per Rancore possiamo dire che è stato un cambio, perché Zanotti è stato spesso ospite sui nostri dischi (mi riferisco a quelli a firma Rancore & Dj Myke), Elisa Begni invece è un’allieva di Max.

A proposito di Rancore: ti ha accompagnato per tre dischi, avete deciso di prendere una pausa o qualcosa bolle in pentola? Com’è stato averlo come ospite del tuo disco con Max e com’è nata la traccia in questione?
Io e Rancore abbiamo deciso di prenderci una pausa o forse di fermarci, ma non proprio ora perché tra poco uscirà il nostro nuovo singolo, S:U:N:S:H:I:N:E:. Riguardo ad averlo come ospite è, come sempre, un piacere: l’hai detto tu che abbiamo fatto tre dischi assieme, no? :)

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Perché proprio “Della Vita Della Morte”?
Perché è un’espressione che racchiude tutto.

Quali sono le sonorità che ti hanno guidato e ispirato durante la realizzazione del disco? E’ cambiato qualcosa a livello di ispirazione durante la lavorazione o avevi un’idea fissa in testa che poi hai raggiunto?
Le sonorità che mi ispirano durante la realizzazione di un disco possono essere le più disparate e ovviamente durante il viaggio a volte si cambia rotta per arrivare alla meta con più efficacia: diciamo che cambiare idea è fondamentale.

Ricordaci dove seguirti! 
Potete seguirmi qui!

 
Raffaele Lauretti
Conosci meglio

Scrivo di rap e studio filosofia. Nel tempo libero mangio la carbonara.
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