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Intervista

Louis Dee & Big Joe: leggi l’intervista

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Sto bene all’inferno” è il primo lavoro ufficiale di Louis Dee, che si presenta, dopo la serie di mixtape “Love is Love”, su produzioni firmate Big Joe. “L’inferno sono gli altri” diceva qualcuno e se davvero è così, se questo Inferno è uno stato mentale come può starcisi bene? Ironicamente pare ci si abitui a davvero di tutto ed è questa la dichiarazione d’intenti che si cela dietro il titolo. Tra atmosfere cupe e collaborazioni calibrate il disco scivola fluido, in una serie di contrasti riusciti come quelli tra 666 e Solo Blues, con un’attitudine chiara sin dall’intro, l’attitudine di chi “non canta, ma fa rap”
Abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere con le due teste dietro questo lavoro ed ecco quanto ne è uscito!

Ciao Louis Dee, benvenuto ne La Casa del Rap. Partiamo subito da una domanda sul disco: come ti sei approcciato alla scrittura di un disco? E’ stato molto differente dallo scrivere dei mixtape?
È stata diversa l’atmosfera, sono state diverse le tempistiche e soprattutto è stato diverso il mio modo di pensare. Riflettevo sempre sul fatto che oggi il vero pubblico è composto da teenager, che anche in Italia ormai questa musica non è più di nicchia e quando ho iniziato ad appassionarmi all’hip hop i miei esempi erano prettamente americani; Questo (e mi riferisco a tutti i rapper italiani) vuol dire che non stiamo più cercando di emulare un suono per pura passione. Credo che, in un certo senso, adesso abbiamo una responsabilità nei confronti di chi ascolta proprio perché l’ascoltatore medio rientra nella fascia d’età più giovane. E anche se i beef fanno parte del gioco, non puoi certo insegnargli che per arrivare alla notorietà devi dissare mezza scena. Nei precedenti mixtape non mi fregava di un cazzo in realtà e non avevo davvero capito bene che potere hanno certe parole e certi concetti se espressi nel modo giusto o sbagliato.

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Da dov’è nata la necessità di questo lavoro? Ascoltandolo sembra davvero qualcosa di molto spontaneo quindi ti chiedo: qual è la scintilla di ogni pezzo? C’è qualche aneddoto particolare?
Beh, come avrete notato, ho aspettato molto prima di lavorare a un album ufficiale. La musica per me è sempre stata motivo di sfogo e questa cosa mi ha aiutato molto sin da ragazzino. Non ho avuto una bella infanzia, la musica mi ha aiutato in tutte le situazioni quindi, visto che le devo tanto, ho preferito sentirmi del tutto pronto. In ogni traccia ho raccontato la mia storia, a volte in prima persona e a volte indirettamente, ogni barra dalla più semplice alla più elaborata sa di casa mia.

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Il rap ha sempre visto città come Milano, Roma o Bologna tra le papabili capitali del genere. Ora che con la tua crew sei riuscito ad emergere da Palermo, senti la responsabilità del dover rappresentare? Hai in mente qualche idea per promuovere il genere nella tua città?
Per fare musica di qualità servono soldi da investire e qui al sud è difficile per questo. I talenti, però, ci sono: basti pensare a Barile&Gheesa da Trapani o anche Fox da Palermo: hanno già lanciato delle robe veramente di gusto pur essendo totalmente diversi tra loro. Io sono convinto che se hai talento prima o poi qualcuno ti nota, che sia il pubblico o qualcuno che crede così tanto in te da investire denaro rischiando tutto il sudore e i sacrifici fatti negli anni. A me è successo questo e sono anche convinto che l’umiltà ripaga e ti fa vivere meglio. Proprio in questi ultimi mesi ho conosciuto un ragazzo di cui appunto non voglio fare il nome perché non è ancora il momento, ma credetemi: quando l’ho ascoltato la prima volta è stata una botta pazzesca (ride)

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Ultimamente mi sembra di rivedere un ritorno alla coppia MC-Beatmaker, e penso a te e Big Joe, Noyz e Fritz e come questi, ce ne sono altri. Come mai credi che si stia tornando a questo tipo di lavoro “pre-Illmatic”? Credi possa tornare a fare tendenza?
Non so se per tendenza, non credo ma sono sicuro che quando inizi un percorso con un solo beatmaker lo fai prima di tutto perché ti ci trovi e perché c’è una forte stima artistica reciproca. In più così facendo credo che il mood e il concept del progetto sia più valorizzato e vissuto.

In conclusione, tutti quanti sappiamo che avete in lavorazione qualcosa, voi della KS. Puoi anticiparci qualcosa?
Chi?! (ride)

Ciao Big Joe, un benvenuto anche a te sul nostro portale. Visto che siamo qui per il disco di Louis Dee ti chiedo: come hai lavorato alle produzioni? Come avete seguito il mood cupo?
Io e Dee siamo cresciuti insieme anche musicalmente e alla musica dedichiamo il nostro tempo libero principalmente per passione. E’ tutto molto spontaneo. Ecco perché durante la lavorazione di “Sto bene all’inferno” avevamo già un quadro preciso di ciò che avrebbe preso forma di lì a poco. Lavorare a stretto contatto ogni giorno è stimolante per entrambi, siamo due fratelli veri, e proprio perché ci conosciamo bene ho subito capito il mood che avrebbe dato a tutto il progetto.

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Tra i produttori, sei sicuramente uno di quelli che è stato capace di crearsi una propria impronta sonora. Sapresti spiegarci com’è avvenuto questo processo?
Negli anni ho avuto modo di capire la musica e capire me stesso. Non basta conoscere la musica e provarci, finiresti probabilmente per emulare qualcuno… L’impronta sonora che do in ogni mio lavoro è frutto di ciò che sto vivendo in quel periodo: se adesso la gente riconosce un mio beat, credo sia soprattutto perché ho voluto imporre il mio suono e ho sempre voluto fare ciò che piace principalmente a me. Adesso riesco anche a lavorarci e questo è solo uno dei tanti traguardi che mi sono prefissato. Anche io come Dee ho affrontato la vita a volume alto, la musica mi ha aiutato tanto e ho sempre voglia di mettermi alla prova

Stai già lavorando ad un terzo disco di strumentali? Quali saranno le prossime uscite targate Big Joe?
Non sto mai fermo. Sto ampliando le mie vedute e pensando molto in questo periodo.

Raffaele Lauretti

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Conosci meglio

Scrivo di rap e studio filosofia. Nel tempo libero mangio la carbonara.
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