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Intervista

Don Diegoh & Ice One – l’intervista

Don Diegoh e Ice One.jpg

-Salve, benvenuti su LaCasaDelRap! Partiamo dal principio: Com’è nato il duo? Come mai Latte & Sangue?

DD: Il duo Don Diegoh & Ice One è nato dopo aver creato la giusta amalgama, necessaria alla stesura del miglior suono possibile. Ci sono voluti mesi e mesi di confronti, prima via internet e poi di persona, per trovare la nostra strada. Nel tempo, siamo diventati anche ottimi amici. Ciò ha reso il tutto più stabile, in chiave live e in chiave album. “Latte & Sangue” è il concept che in qualche modo (talvolta implicitamente) regge il disco. “Latte” come passato (raccontato in molti brani e in diverse ottiche), “sangue” come ferite che a volte la musica aiuta a chiudere.

Iceone: Con Diego ci siamo conosciuti sui social, poi ci siamo incontrati a dei live in giro e abbiamo costruito un rapporto di amicizia solido, mentre giravamo sui palchi di tutta Italia. L’album è stato il risultato di quest’amicizia, dove comunità di vedute e differenze sono diventati tutti elementi positivi di Latte & Sangue.

-Ultimamente molti rapper si stanno affiancando a dei produttori per un disco intero, lo stesso Don Diegoh non è nuovo a questo approccio: quali sono i vantaggi nel lavorare a quattro mani su un disco?

DD: Credo che il disco acquisisca una sua precisa identità e che, se rapper e beatmaker si conoscono bene, quest’ultimo ha la possibilità di entrare al 100% nel mood del disco inserendo liberamente le proprie emozioni e gestendo in toto la sala del suono.

Iceone: Gli album con diversi producers hanno sempre il rischio di essere controproducenti. Se fosse un team di producers che si conoscono e che hanno dei sound diversi ma compatibili, allora potrebbe uscire roba coerente, tanto più se la scelta dei Beats fosse fatta con una regia unica. Ma in genere accade il contrario, cioè che i producers e gli mc’s delle volte nemmeno si conoscano di persona. Una regia unica dentro un album, a livello musicale, crea quel “Viaggio” che nella musica tutti cercano, ma che poi pochi artisti realmente realizzano.

-Come avete scelto gli ospiti? Le collaborazioni sono state spontanee o avete voluto “togliervi uno sfizio” invitandoli sul disco?

DD: In alcuni casi le collaborazioni sono nate spontaneamente. In generale, costruisco i pezzi senza pensare necessariamente a un featuring. Poi li ascolto a distanza di tempo dal giorno in cui li ho incisi e valuto la possibilità di completarli con un intervento ‘esterno’, sperando si tratti di un modo per condividere un percorso comune. Cerco di lavorare sempre con gente che stimo umanamente e artisticamente e che conosco di persona e non via Web. Per “Latte & Sangue” l’iter è stato questo: capire chi poteva ‘entrare’ nel mood del disco, in base ai brani. Siamo stati fortunati perché tutti hanno accettato di buon grado, lasciandoci un’esperienza tangibile, reale.

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Iceone: Diego ha pensato ai featuring in funzione di quello che i singoli feat potevano dare ai singoli pezzi, tutte persone che hanno come caratteristica la loro passione per l’hip hop, ma sopratutto che sicuramente potevano essere complementari a Diego per sviscerare alcuni argomenti.

-Avete lavorato a stretto contatto o a distanza? Quanto ha influito la distanza geografica sul disco?

DD: Una grossa parte del lavoro (quella strutturale) è stata fatta a stretto contatto in studio da Seby. Poi io ho mi sono chiuso in studio in Calabria e, completate le registrazioni, ho inviato tutto a lui. L’ultima fase (arrangiamento, mix e master) è stata affidata a di Seby: io sono stato praticamente a guardare/ascoltare. In questa fase la distanza geografica ci ha aiutato, paradossalmente, perché entrambi abbiamo dato sfogo alle nostre emozioni senza interferire con il lavoro dell’altro.

Iceone: Abbiamo lavorato a stretto contatto all’ inizio, poi abbiamo iniziato ad ottimizzare le energie cercando di meravigliarci a vicenda. Diego ha inciso le voci da solo in giro per l’Italia, poi me le mandava e provavo a creare gli arrangiamenti giusti, cercando di meravigliare lui con la nuova versione. Ogni volta che gli mandavo un pezzo chiuso era una nuova sorpresa pure per lui. Su quest’ album abbiamo provato a prendere le distanze da quello che facevamo, per avere un giudizio più sincero da parte di noi stessi sul lavoro svolto. Ci sono stati vicino anche molti amici ed amiche che con i loro giudizi spassionati hanno contribuito a migliorare questo viaggio musicale.

-Chi è che ha influenzato più l’altro? Quante volte l’altro ha cassato beat o strofe? C’è stata una contaminazione tra il lavoro dei due o ognuno proponeva una bozza all’altro?

DD: C’è una contaminazione, ma c’è stata sempre una grossa fiducia del lavoro dell’altro.

Iceone: dalle parti mie nessuno è Re. Sei Re solo nel momento in cui ti prendi la responsabilità di qualcosa di importante per tutti, per cui la logica di lavoro è stata quella del fifty fifty. Devo dire che se c’è stato qualche ripensamento su qualcosa, è stata una decisione condivisa al 100% da entrambi soprattutto perchè non abbiamo difeso come fanno molti la propria individualità, ma abbiamo lavorato per far crescere Don Diegoh & Iceone come gruppo.

-Insieme girate live già da un po’; apporterete modifiche sostanziali al vostro show? Se si, quali? Come avete costruito quello attuale?

DD: La sola cosa certa, quando giri con Ice One, è che non proverai mai e poi mai uno show prima di salire sul palco. Tutto live & direct, in base a chi ci sta davanti e alla città in cui siamo. Poca matematica, dunque, e molto spazio all’improvvisazione. Il live è un momento a sè stante rispetto al disco, il palco è sacro. Di conseguenza, oltre a suonare i pezzi dedicheremo spazio al contesto e ci lasceremo ispirare dal pubblico.

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Iceone: Se apporteremo delle modifiche succederà solo sul campo, noi siamo live & direct, quando arriviamo su un posto il nostro modo di capire cosa faremo è parlare con la gente, respirare la loro aria e mangiare lo stesso cibo che mangiano loro. Studiamo il palco, le difficoltà tecniche che dovremo affrontare, ma poi lo spettacolo viene dal cuore.

-Il disco esce per Glory Hole; com’è nata la collaborazione con questa realtà che, sempre più, si sta ritagliando uno spazio importante nell’underground italiano?

DD: Abbiamo creduto nel progetto da subito. I ragazzi sono seri e professionali. In più, facciamo parte di una bella squadra: secondo me potremmo andare in Champions League eheh!

Iceone: La GH la conoscevo perchè alcuni amici avevano firmato con loro. Sono persone sane e dedite al loro lavoro onestamente, inoltre credono in cose in cui altre etichette non hanno la lungimiranza di credere, per cui sono contento di averli come compagni di viaggio per “Latte & Sangue”

-Per Don Diegoh: In questo disco ho notato un citazionismo -che è di certo un tuo tratto distintivo- anche maggiore del solito: come mai questa scelta?

DD: Vero, è maggiore rispetto al solito. Arriva un’età in cui decidi di ringraziare chi ti ha ispirato. In più, noto spesso e volentieri che molti ragazzi più giovani conoscono poco l’epoca che mi ha fatto innamorare dell’Hip Hop (la golden age). In un disco come questo, che parte dal passato per arrivare al futuro, mi sembrava giusto menzionare gli artisti a cui sono legato e magari farli conoscere a chi ancora, ti giuro che succede, non li conosce per questioni anagrafiche.

-Per Ice One: Come hai scelto la direzione da dare la disco? Come hai scelto i campioni? Quali suoni ti hanno accompagnato maggiormente?

Iceone: Io compongo di continuo, ho dei momenti alchemici in cui la mia stanza dove lavoro diventa un bordello assoluto. Quel momento è il momento del concime, poi si piantano i semi che sono gli ascolti di musica da cui campionare e lì viene il divertente: il processo non è cercare il funk per fare il funk o l’hip hop, ma bensì prendere cose che non lo sono e fargli prendere la forma della musica di Iceone. Io ascolto di tutto e colleziono musica di tutti i tipi, dal kraut rock allo ska, dalla musica prog di Canterbury agli stornelli, il funk in ogni sua forma… lo stesso vale per la musica Soul. trovare un campione alla MOP dentro un disco della Carrà, oppure un piano straziante alla Mobb Deep in un disco di  Piero Ciampi. Non escludo mai nessuna fonte e nessun formato, dal vinile al digitale, dai nastri dei revox alle cassette. A me importa il suono e fortunatamente non porto più il peso di certe chiusure mentali perchè il tempo mi ha insegnato che dietro ad ogni fondamentalista c’è tanta paura e nella musica il fondamentalismo è perdente in partenza. La decenza no, quella bisogna mantenerla.

 

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