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Intervista

Asher Kuno: leggi l’intervista sui progetti 2015

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Torna l’appuntamento con le interviste scritte de La Casa Del Rap. A questo giro abbiamo fatto qualche domanda ad un ragazzo classe ‘83 di base a Peschiera Borromeo, che in questo 2015 ha deciso di “non restare muto quest’anno” ed ha pubblicato a Febbraio il suo disco ufficiale “Spregiudicato”, titolo omaggio alla sua crew, e ad Ottobre, con un bel po’ di amici, ha dato vita al terzo capitolo della sua personale saga “HallWeedWood Stories”. Immagino che tutti abbiate capito che il rapper in questione è il “capo della zona sud-est” di Milano: Asher Kuno. Con lui abbiamo deciso di affrontare le dinamiche che lo hanno portato alla realizzazione di “Kunetti & friends: HWWS Vol.3”, toccando anche il capitolo dell’album ufficiale “Spregiudicato”, un disco davvero personale che ha fatto emergere diversi aspetti della sua persona, che si è in qualche modo spogliata dei sui panni da rapper, per raccontarsi come uomo tra passioni e qualche incertezza nella vita di tutti i giorni.

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Diamo il benvenuto ad Asher Kuno! Grazie per la disponibilità mostrata verso la redazione de La Casa Del Rap. Partiamo subito. Praticamente sono 15 anni che fai la tua musica e in questi anni, quando hai realizzato un progetto, lo hai sempre fatto per la tua passione verso il rap. Ti chiedo se in questo lasso temporale hai mai pesato di provare a fare della tua passione, anche la tua professione principale? E dalla tua esperienza, qual è stato il periodo più florido e vivace per questa musica? Soprattutto a livello di opportunità per l’artista.
Ogni volta che faccio uscire un progetto nuovo, penso sia quello giusto. Non è presunzione, ma ambizione. Anche se poi le cose non vanno come vorrei, sono sempre apposto con la coscienza, perché so di dare sempre il massimo delle mie possibilità. Ai tempi del mio primo album “The Fottamaker” fino a quelli di “Rolling Flow”, oltre a vendere una buona dose di cd, riuscivo a suonare parecchio in giro per tutt’Italia, e per un giovane indipendente e autoprodotto, era un’ottima situazione, allo stipendio da operaio sommavo quello da rapper. Ho provato qualche anno fa per un breve periodo a dedicarmi solo alla musica, ma non ci sono riuscito, tutt’ora lavoro principalmente come parquettista. Sicuramente non posso dire di fare musica “per farci i soldi”, sennò avrei già smesso, il motore principale resta la passione, ma mi pare giusto guadagnarci quanto più possibile, anche per dare un valore al proprio lavoro.

Prima di focalizzarci sul tuo ultimo mixtape, vorrei approfondire un paio di questioni sul tuo disco ufficiale “Spregiudicato”. La faccio perché ormai sono passati diversi mesi dalla sua pubblicazione, e in questo tempo avrai fatto un resoconto tuo su com’è andato. Quali riflessioni hai fatto in merito? Ti lascio qualche spunto: risposta attraverso i canali social da parte dei fan?  Risposta durante i live o per la strada da parte di chi ti segue? Qualche cifra sulle vendite del disco in copia fisica e digitale? Soddisfazione personale nell’aver realizzato un disco così personale e di qualità?
“Spregiudicato” penso sia il mio lavoro migliore di sempre, in assoluto. Ho studiato tutto, nulla è stato lasciato al caso. Non ho mai curato così tanto un unico progetto, non ho mai spaziato così tanto tra sonorità e flow. E soprattutto non ho mai scritto così tanto: non volevo nessuna partecipazione al microfono, volevo uscirne solo io. Probabilmente, è stato il lavoro meno apprezzato dai fan, forse perché abituati a sentirmi in vesti più “sbragate”, ed in parte li capisco. Nel marasma delle uscite in Italia, la gente non distingue più la differenza tra una canzone da album, e una traccia da mixtape. Sicuramente è stato capito maggiormente dalla gente più vicina alla mia età rispetto a un pubblico di ragazzini, e questo in parte mi ha fatto molto piacere, perché vuol dire che per l’occasione, sono riuscito a mantenere un’attitudine reale, concreta, ricreando un’atmosfera “più adulta”. Mi ero appunto imposto, di creare un progetto serio, maturo, ma allo stesso tempo scorrevole, facile all’ascolto. E penso di esserci riuscito, personalmente, sono molto soddisfatto, nonostante mi abbia prosciugato totalmente le energie, sono stati due anni di lavoro molto sentiti. Proprio per questo sono orgoglioso d’averlo portato a termine, aldilà del feedback ricevuto. Io non faccio grandi numeri nei social, ma le copie stampate del disco hanno venduto discretamente bene, sia fisiche che in digitale, abbiamo ripreso le spese praticamente subito e c’abbiamo preso qualcosa, non ho fatto decine di live-show ma ho suonato in tutte belle situazioni davanti a parecchia gente, e chi c’era può confermarlo. Ho la fortuna d’aver creato negli anni, anche se ristretto, un piccolo zoccolo duro, che è affezionato al mio operato e continua a supportarmi.

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Conoscendo piuttosto bene la tua discografia e i progetti, che ho avuto il piacere di seguire passo passo nel tempo, mi sento sicuro di poter affermare che “Spregiudicato” è certamente il tuo disco più completo, anzi è il tuo disco! Vorrei sapere da te quanto è stato complesso arrivare a questo livello di qualità di barre esponendosi in prima persona come hai fatto tu, su più aspetti della tua vita, con tracce come: “Giovane a metà”; “Globetrotter”; “Sulle macerie”; “Spregiudicato” tra le altre. Ti sei raccontato in tutto e per tutto.
La verità è che crescendo, le ispirazioni cambiano, si matura, e cambia anche il modo di scrivere, e quello che ascolti. Ogni tanto hai davvero l’esigenza di fare altro. Se fate caso, ogni mio lavoro è totalmente diverso dal precedente, nonostante credo d’aver creato un mio marchio di fabbrica. Sicuramente per me è importante parlare di quel che mi succede o di cose che mi stanno particolarmente vicine: vengo dalla scuola del “keep it real”, di quello che fanno gli altri non m’interessa, io ho imparato che nei testi di cazzate non ne devo dire. Anche nei pezzi dove ci si atteggia un po’ di più, plausibile e comune nel mondo rap, non ho mai alzato troppo la cresta: ci tengo ad avere una certa credibilità, come persona in primis, anche fuori dalla mia musica. Questo lavoro in generale, è stato più complesso rispetto agli altri perché mi sono imposto alcuni punti, e non sono riuscito ad essere molto istintivo. Avevo un concept da seguire, tutte le tracce sono legate tra di loro, inventare ed incastrare i pezzi mancanti non è stato facile, ho passato diverse notti con la penna in mano e il foglio completamente bianco. Ho impiegato 2 anni per chiudere il progetto proprio per questo motivo. Purtroppo non mi sono divertito come per gli altri lavori, è stata quasi un ossessione, l’unico rammarico.

Restando ancora su “Spregiudicato”, vorrei sapere da te perché hai deciso di inserire nel disco il rmx della traccia “La casa del prete”, con la produzione curata da Polezsky aka Dj Pole, in questa versione. Ricordiamo che l’originale è contenuta in “Zeitgeist”, progetto interessantissimo di Dj Nais e pubblicato nel 2009. Te lo chiedo perché è la tua traccia che preferisco in assoluto, soprattutto per l’approccio al tema e lo stile. Ti va di raccontarci un po’ del pezzo in questione…
Durante i giorni del terremoto in Abruzzo mi trovai realmente a lavorare nella casa in ristrutturazione di un prete. Mentre la tv passava immagini strazianti di gente disperata, io lucidavo i parquet di quest’appartamento di fianco alla chiesa. Il testo ricordo d’averlo scritto in meno di 20 minuti, uscì da solo. Siccome penso sia uno dei miei migliori testi di sempre, mi piaceva l’idea di introdurlo nel “mio” album di sempre. Aveva giusto bisogno di una rinfrescata, volevo dargli un suono più attuale mantenendo però la stessa atmosfera, mi sono rivolto a Polezsky che considero un vero professionista, è bastato confrontarci pochi istanti per comprenderci subito.

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“Kunetti & friends: HWWS Vol.3”. La saga fonde tradizione ed innovazione, tra suoni e collaborazioni. Ti sei chiesto il motivo per cui dopo un lavoro come “Spregiudicato”, che ti ha assorbito tanto, sei riuscito in pochi mesi a riunire tanti dei tuoi, più amici che colleghi immagino, e sfornare ben 21 tracce? Alcune di queste potrebbero benissimo stare nell’album a livello di barre, mi riferisco a “Mobbing” o “Mettici soul”, due tracce molto potenti. Nel mixtape invece, hai riutilizzato strofe o brani che non hai incluso nel disco?
No, assolutamente. Escluso il rmx di “Un Capitano”, sono tutte tracce scritte e registrate tra metà luglio ed agosto, appositamente per il mixtape. Volevo divertirmi, semplicemente. L’album aveva una linea da seguire, qui ero libero. Il mixtape è un’ottima palestra per sperimentare, scrivere con più disinvoltura, curando più lo stile rispetto ai contenuti. In più, quando sono sereno mentalmente, divento molto più produttivo, anche all’epoca il volume 1 lo realizzai sempre in un un’estate. Questa volta mi sono trovato i primi di agosto con 7/8 tracce bomba, mi sentivo in forma e voglioso di fare, a quel punto mi sono immerso totalmente.

Come si svolto il processo creativo nel concreto?  Sei riuscito ha riunire tutti nel tuo “HallWeedWood Studio” per lavorare ai pezzi, oppure per qualche traccia hai lavorato a distanza? Lo sforzo di coinvolgere così tanta gente in un progetto che è uscito in un tempo così breve sarà stato complesso.
Esclusi Bassi, Tormento, CaneSecco e Gordo, tutti gli altri artisti presenti nel mixtape sono venuti a trovarmi in studio. In realtà non è stato particolarmente difficile, sicuramente ci vuole precisione nel coordinare i tempi e non far accavallare le sessioni, ma tra un pranzo e una cena, il lavoro è venuto fuori totalmente spontaneo. Non sono uno che cazzeggia, apprezzo la serietà mentre si lavora, e mi piace molto osservare in studio come si muovono i miei colleghi, amo il confronto reciproco se avviene tra persone mature, c’è sempre da imparare, anche non solo artisticamente parlando.

Sempre sul connubio tradizione ed innovazione, parlando della collaborazioni, ci sono alcune tracce particolari. Tra queste spicca sicuramente “Un’altra Miami”, dove sulla stessa traccia con te troviamo anche un big come Tormento, Albe Ok e Eddy Veerus per il ritornello. La mia curiosità è rivolta al perché di questo mix, com’è nato il pezzo e come avete avuto modo di lavorare assieme? Traccia che nel complesso suona davvero bene e riesce a coinvolgere l’ascoltatore.
Non negli album, ma nei mixtape, il fattore “casualità” è una componente fondamentale per me. Questo pezzo ne è un esempio concreto. Ho incontrato Albe Ok a Milano e abbiamo cercato il beat ed ideato un tema per la traccia, una volta registrate le strofe, ho girato a Torme dei provini di diversi pezzi, scegliendo questo, e dalla sera alla mattina mi ha fatto avere le sue 16 barre. Una volta montate, ho chiesto ad Eddy, mio compaesano, un ritornello per legare il tutto, abbiamo scritto il ritornello insieme e in breve tempo abbiamo chiuso la traccia. Mi spiace sia uscita a ottobre, fosse stato maggio sarebbe stata una hit clamorosa per l’estate! ;)

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Spulciando un pochino le tue pagine social ho vesto delle iniziative rivolte ai tuoi followers per premiarli con i tuoi progetti e merchandising. Perché questa idea? Spiegaci come funziona il tutto, nel caso tu riproponessi l’iniziativa.
Nel caso di un prodotto in free download come il mio, il gioco del “ripostami la cover” può essere sempre un ottimo mezzo di promozione, gratuito, e soprattutto un modo per coinvolgere più fan possibili. Come già detto, io non sono solito a fare grandi numeri nei social, ma Instagram ad esempio, mi appassiona proprio, lo trovo geniale. Semplicemente, ripostando la cover del mixtape, chi accumula più like (reali) si porta a casa un gadget esclusivo. Penso di riproporlo a breve, insomma, lo farò ogni tot, fino a quando la promozione per il cd non sarà terminata.

A che punto siete con il video di “Caniggia”? Da buon sportivo ho apprezzato moltissimo il pezzo, come ho apprezzato la traccia dedicata a El Tractor, di cui nel tape hai proposto una versione rmx prodotta da Retraz. Approfitto per chiederti se promuoverai il progetto, album e mixtape, con altri videoclip estratti e se hai in programma qualche data dove sentirti dal vivo?
Gli americani hanno sempre fatto barre legate al mondo dello sport, io da buon italiano, appassionato di calcio, non posso essere da meno. Ed è un argomento che accomuna molti di noi rapper, ricamarci rime sopra ormai è diventato un altro sport. Sì certo, ho intenzione di fare più videoclip possibili, 2 sono già usciti e sto lavorando al terzo, “Caniggia” è sicuramente uno dei prossimi. Il budget purtroppo è inesistente, quindi saranno street video per la maggiore, ma anche queste, sono occasioni per passare del tempo con gli amici, divertendosi, e creando qualcosa di concreto.

Purtroppo siamo giunti alla fine del nostro spazio dedicato all’intervista scritta. Asher Kuno, i ragazzi de La Casa Del Rap ti ringraziano per il tempo che ci hai dedicato, nella speranza che le domande siano state poste in modo interessate e di conseguenza utili spunti di riflessione, per te come per i nostri lettori. Grazie ancora. Prima di salutarci definitivamente, ricordaci quali sono i tuoi canali ufficiali per restare sempre aggiornati sulla tua musica, sulle tue iniziative, sui live e su come acquistare tutti i tuoi progetti discografici.
Grazie a voi per lo spazio concesso e per le belle domande, approfondite. Il mio sito è www.kunetti.it, potete scaricare il mixtape gratuitamente. “Spregiudicato” è disponibile su Itunes, Spotify e GooglePlay in digitale, è acquistabile in cd insieme a tutto il resto della mia discografia dal sito della mia label, www.semprepeggio.it. Vi aspetto il 20 novembre al Legend Club di Milano per lo show di presentazione ufficiale, ci saranno la maggior parte degli artisti presenti nel tape, e mi auguro di fare un live da ricordare. Grazie a tutti del supporto, a presto.

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Alla prossima!

Intervista a cura di Jammai

 

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