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Intervista

Zatarra: “Ad Libitum”. L’intervista

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Ciao Zatarra, benvenuto ne LaCasaDelRap. Presentati per chi ancora non ti conoscesse.
Buongiorno a voi, sono Zatarra, un rappeur più che un rapper. Sono uno a cui è sempre piaciuto credere in qualcosa, e fare più che dire. Così ho fatto anche per quel che riguarda la cultura hip hop, nel mio piccolo, con la partecipazione e l’organizzazione di laboratori e atelier rap per ragazzi di tutte le età, in Italia e a Marseille. A corredo di tutto ci sono anche i miei quattro album, i miei progetti crossover, acustici e collaborazioni e featuring vari.

Parliamo di “Ad Libitum”, il tuo nuovo disco. Ci vuoi spiegare il concept che c’è dietro questo lavoro? Perché questo titolo? E’ da intendere come il significato dell’espressione latina o nel senso musicale?


“Ad Libitum” è da intendere con entrambi i significati del termine. Cioè quello che si trovava negli spartiti musicali con gli accordi per chitarra a fine canzone, ma anche quello che è poi il significato latino, vera lingua madre di tutto il Mar Mediterraneo, di cui a nostra volta tutti noi siamo figli, da una parte o dall’altra. A piacere, liberamente, all’inifinito, quanto vuoi. Perché sia strumentalmente sia per i contenuti il disco può risultare non “attuale”, ma è proprio questa connotazione che dà il valore aggiunto, il carattere “sempreverde”. C’è tanto di me ma c’è tanto anche di omaggio e citazioni alla “vecchia” che mi ha formato e fatto innamorare di questo mondo. È la chiusura di un cerchio. Invito tutti a mettere il cd nel lettore e premere play, fosse anche solo per curiosità non credo spegnerete dopo dieci secondi di ascolto.

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Tu sei nato a Siena, ma sei, ormai, marsigliese di adozione. Questo si riflette anche nella tua musica, dove alterni il rappato in italiano e in francese. Come mai la scelta di utilizzare entrambe le lingue? Usi un approccio diverso alla scrittura quando utilizzi una lingua rispetto all’altra?


Da sempre sono un appassionato di lingue, ma il francese non lo considero come una lingua, lo considero parte di me, come l’italiano. Più che francese poi qualche “professore” lo potrebbe considerare francese con accento marsigliese parlato da un italiano, ma è proprio questo che è sempre piaciuto al Panier e dintorni! Avendo vissuto (e avendo lasciato casa) a Marseille, ormai mi viene naturale scrivere e rappare in francese. All’inizio provai per ragioni squisitamente tecniche. Le parole sono più tronche, foneticamente gli accenti sono sulle ultime sillabe e sei quasi sempre in rima per assonanza. Fossi stato un bravo freestyler (ma non lo sono mai stato) avrei trovato pane per i miei denti con le punchline en français! Al momento invece scrivo a seconda del concetto che voglio esprimere nella canzone, visto che parto sempre da lì. Così ho fatto per i pezzi di “Ad Libitum”, prima il concetto, poi la realizzazione della strumentale in collaborazione con i tanti amici che (fortunatamente) ho, e poi via alla scrittura. Indipendentemente e senza farmi influenzare dal fatto che la strumentale sia stata prodotta in Francia o in Italia, o che io scriva fisicamente in Francia o in Italia.

Come sono nate le collaborazioni che sono all’interno del disco?


Come sempre per quel che mi riguarda, cioè per volontà di condivisione di un momento insieme, che sia un’ora, un pomeriggio, una giornata. I featuring (ma anche i producer) sono tutti amici, chi più chi meno. E proprio per il concetto dell’album di cui vi parlavo prima, e cioè che questa “chiusura del cerchio” valga “per sempre”, non potevo non inserire persone che mi sono vicine da tanto o che comunque mi hanno fatto sentire la loro presenza anche nei momenti brutti. C’è chi sento e vedo più spesso (Esa, Djel, Amir, Orel, i ragazzi ex StRAPpo ecc.) e chi invece mi allieta virtualmente grazie ai social (Profeta Matto, Zanko ecc.), ma tutti sono parte di me.

C’è un brano al quale sei particolarmente legato? Immagino che “Invictus” sia una delle papabili risposte, visto che racconta dei tuoi attuali problemi di salute e testimonia la tua battaglia personale. A proposito, ti faccio i miei migliori auguri di pronta guarigione.
Grazie per gli auguri. Chiaramente “Invictus” è molto importante per me, è un manifesto di rinascita che, come dico sempre, spero serva a chi si trova nella situazione in cui mi sono trovato io, quando il mondo sembra caderti addosso. Soprattutto quando la canto live, sia da solo sia con il trio acustico, la “sento” particolarmente. Tuttavia non è ciò che rappresenta al momento il mio “mood”, deducibile invece da pezzi come “Me(diterraneo)” o “Old School” o “Tranquille”. Concludo però rispondendoti diretto che la traccia alla quale sono più affezionato è la #12, “Agata Marie Marseille”, quella dedicata a mia figlia, la persona senza la quale non sarei qui adesso.

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L’intervista è giunta alla fine. Prima di salutarci, però, ricordaci come rimanere sempre aggiornati sulle tue fatiche musicali e dove è possibile reperire “Ad Libitum”.
“Ad Libitum” lo trovate in tutti i digital store (iTunes, Amazon, Deezer, Spotify ecc.) in formato mp3. Per il cd fisico cliccate su www.zatarra.eu e compilate il form, così vi arriva a casa. Per t-shirt e snapback firmati Fanta Dj ed El Crespo aka Esa cliccate su www.solostile.bigcartel.com/artist/zatarra. Per i social e le novità sui live mi trovate su www.facebook.com/zatarraofficial e su Twitter @zatarrailpirata. Merci per l’intervista e #fatevelaprenderebene, sempre e comunque.

Intervista di CarmeloJP
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Rapper, cantante, speaker radiofonico, sneakerhead e streetwear addicted, detentore della verità assoluta. Il tuo idolo vorrebbe essere me.
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