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Report

“Down with Bassi” S2E03

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Terza puntata di DWB e partiamo subito male. No, non è per l’ospite, sarà anche perché siamo vicini alla fine dell’anno, ma è grave che l’episodio non esca puntualmente il lunedì, ma bensì a sorpresa, a metà settimana, in un banalissimo mercoledì 16 Dicembre. Non ci siamo proprio, soprattutto perché ho avuto meno tempo per scrivere quanto segue…

Partiamo immediatamente con il teaser. Nel promo che annuncia la puntata, si nota un chiaro riferimento al nostro precedente articolo S2E02, infatti Bosca (che indossa splendidamente l’ennesima maglietta dei Fratelli Quintale) dopo aver ricevuto un bel duo di picche da Danno e Masito, passa la palla a Bassi che si scorda clamorosamente di contattare (o almeno nominare) Primo (che noi salutiamo con affetto e lo aspettiamo!) e raccoglie solamente il no di Squarta, che sta facendo da cane guida al povero Cranio Randagio dopo i traumi da talent.

L’ospite è romano e vi confesso che personalmente non sono mai stato troppo affezionato o comunque davvero vicino alla realtà hip hop musicale della capitale, anche perché la capitale del rap è Milano, no!? Mezze verità a parte, vi confesso che prima dell’episodio ero davvero curioso di conoscere meglio l’ospite, che non ho mai seguito in modo fanatico, perché pensando a Roma i miei riferimenti restano i Colle der Fomento, la famiglia dei Gente de Borgata o i Cor Veleno, persino i Flaminio Maphia, collettivi che, nella loro diversità, hanno firmato pagine importanti per questo genere. L’ospite, che ancora non ho nominato, nonostante di rapper e producer ne ho già citati fin troppi, è Noyz Narcos. Il suo collettivo, il Truceklan, dal mio punto di vista si è posto come fluidificante all’interno del panorama rap capitolino, tra i gruppi precedentemente nominati e i ragazzi che compongono l’attuale filone stilistico (oggi ancora in evoluzione) che prende avvio da CaneSecco e Gemitaiz e prosegue tra Rasty Kilo fino a Nayt, per estremizzare ed includere l’intero scenario.  Detto questo non posso sottrarmi nel dire che Noyz, Emanuele Frasca classe ’79 (fonte: i giornali del 18, 19 e 20 Giugno 2015), è certamente uno dei rapper italiani più influenti, con una carriera hip hop alle spalle ormai pluriennale, uno dei pochi ad aver raggiunto il successo e ad aver allargato enormemente il suo pubblico, senza aver snaturato in maniera radicale la sua proposta tra realtà ed immaginario. Sia come membro dei Truceboys, che come solista, ha cambiato il modo proporre e di fare rap in Italia, partendo da un linguaggio molto crudo, o meglio, truce. Nell’intervista Noyz spiegherà bene, tra le righe, come si è costruito la sua identità nel tempo.

Noyz

Il video dura poco più di un’ora, ma sarebbe potuto durare ben oltre, perché le situazioni da poter approfondire non sono certo mancate, quindi partiamo subito con qualche commento. Immancabilmente si parte dalle origini prima del rap. Noyz, nome da writer dell’artista e che lo accompagna ancora oggi, si è avvicinato al rap, partendo dallo skate, passando successivamente al mondo delle tag e dei graffiti, favorito anche dalla presenza in casa di pennelli e colori sempre a disposizione grazie ad una passione artistica per la pittura della madre. Inoltre il suo immaginario figurativo, che lo connota da sempre in modo distintivo, deriva anche dal fatto che lui stesso è diplomato grafico pubblicitario. Tra le chiacchiere iniziali, incalzato da Bassi, Noyz racconta, quasi con piacere, l’esperienza lavorativa vissuta con la raccolta/distribuzione degli elenchi telefonici per i quartieri di Roma. Un bell’episodio da ascoltare!

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Nel confessare che ho solo una giacca per l’inverno, è stato interessante capire l’approccio che Noyz ha avuto con il rap, con il quale si è confrontato in modo consapevole solamente verso i 25 anni, dopo averne vissuti diversi da spettatore/amatore soprattutto con il freestyle e rare registrazioni. Oggi se inizi a fere sul serio a 25 anni sei già, passatemi l’aggettivo, vecchio. I ragazzi di oggi, sollecitati anche dalla popolarità di alcuni esponenti e dalla facilità di accesso verso le informazioni e le tecnologie, sono in grado di approcciare discretamente questo mondo già prima della maggiore età. Detto questo, dai primi anni del duemila, dopo essere stato ribattezzato per esteso come Noyz Narcos dai Truceboys, la sua strada prende una curva positiva che segna il primo picco importante con la pubblicazione di “Non dormire”, album datato 2005. Approfittiamo dell’occasione anche noi per segnalarvi che, per festeggiare questo decennale, in attesa di nuovi stimoli per prossimi progetti, “Non dormire” è stato da poco stampato in doppio vinile ed è ora disponibile per l’acquisto da www.propagandastore.it. In futuro aspettatevi anche le versioni in vinile di altri due classici “Verano Zombie” e “Guilty”.

disco

Sul versante tatuatore, è emerso un Noyz veramente umile, consapevole delle proprie abilità e disponibilità, oltre che molto rispettoso della propria e della professionalità altrui. Sono usciti, durante l’intervista, tanti aspetti apprezzabili delle persona in quanto tale, mostrandoci un ragazzo davvero intelligente. Tra questi episodi mi preme farne emergere alcuni. Ad esempio la sua piena consapevolezza di non dover subire, attraverso un’investitura dall’alto, il ruolo da “educatore” verso i suoi ascoltatori. Io ho condiviso pienamente il suo ragionamento e non concordo con la prospettiva proposta da Bassi nella sua domanda. Il messaggio dell’artista deve essere libero, sta poi all’ascoltatore saperlo interpretare ed assimilare con maturità. Detto questo, ognuno è poi libero di fare come meglio crede. Non è perché ascolto rap, che allora mi drogo. Bassi lo dovrebbe sapere! Non è perché ascolto rap, che allora sono omofobo, oppure ho atteggiamenti aggressivi e discriminatori verso le donne. I tre coinvolti nell’intervista hanno citato diversi ottimi esempi in merito agli atteggiamenti subiti dalle femministe, ebbene sì, le femministe! Fatto sta che ognuno dovrebbe essere in grado di decidere cosa è bene per se e per gli altri, filtrando i messaggi e il discorso non si limita certo alla musica.
Un altro aspetto che Noyz ha sottolineato è la sua consapevolezza nel non voler proseguire questa carriera musicale sui palchi fino a rendersi quasi ridicolo, riassumendo il concetto. C’è chi può farlo, perché ha ancora qualcosa da trasmettere e chi non può, perché ha già dato tutto e per questo è da rispettare. Anche il disagio emerso in lui nel riproporre sul palco alcuni pezzi classici del suo repertorio, mi ha consentito di apprezzare ancora di più la persona dietro al microfono. A proposito di questo discorso sul futuro, mi sembra che di soluzioni per il post musica, Noyz ne abbia già qualcuna in cantiere, tra gli store propaganda, i tatuaggi, la possibilità di trasmettere la propria esperienza nella produzione musicale (testi, suono, video, marketing) e la grande voglia di viaggiare.
Molto molto bella anche la riflessione di Noyz sulla sua prospettiva, passato e futuro, nel Paese Italia e il suo rancore sempre dietro l’angolo.

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Decisamente interessante è stato anche ascoltare il discorso sulle motivazioni nello scrivere. Ne è nato un ragionamento, che definirei profondo, soprattutto in merito alla necessità, o meglio al bisogno fisiologico, per Noyz Narcos di estraniarsi un po’ dall’ambiente in cui vive, troppo legato al rap. E’ emerso un forte bisogno di ritorno alla vita “più aperta” di Emanuele, in un ambiente estraneo ed esterno a quello del rap e di potersi confrontare maggiormente con una realtà, con dei temi e discorsi che non gli appartengono appieno, in quanto immerso completamente nel modo del rap.

Passiamo ad un aspetto decisamente più ludico della chiacchierate. Bosca quando apre il capitolo di porno ci fa sentire sempre molto coinvolti e con Noyz Narcos gioca proprio in casa. La scusa è quella di parlare dell’album “La calda notte”, progetto del 2006 e realizzato con il contributo del Truceklan e di Chicoria. Ricordando che il disco, pubblicato dalla Traffik Records, oltre alle 13 tracce, un DVD contenente i concerti dal vivo del T-Klan, conteneva un videoclip mai distribuito sulle emittenti televisive perché a carattere esplicitamente pornografico, “La calda notte” prende il suo titolo dall’omonimo film hard diretto da Matteo Swaitz e realizzato proprio nello stesso periodo e luogo di lavorazione del disco. Nel racconto Noyz svela anche qualche retroscena, nemmeno troppo spinto, sull’intera vicenda.

Sezione dedicata a “Straight from the crate”. Il primo vinile ad emergere da dietro al divano in pelle è “Illmatic”, ossia il primo disco solista di Nas, pubblicato nel 1994 per la Columbia. Tessere le lodi a questo viaggio musicale risulterebbe addirittura superfluo, se non ridondante. Citerei semplicemente Noyz: “è il classico disco di poche tracce dove non ne devi skippare nemmeno una”. Bello capire che in qualche modo questo progetto, per la sua struttura essenziale di poche tracce, abbia influenzato la lavorazione di “Localz Only”, il recente album confezionato con Fritz da Cat.
Il secondo album svelato è di Necro, ed è “I need drugs”, pubblicato nel 2000. Davvero curiosa la storia svelata dietro all’acquisto di questo disco. Tra l’altro Noyz racconta con disinvoltura l’occasione in cui ha portato lo stesso Necro a pranzare in una osteria di San Lorenzo.

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Il terzo è un disco di Gabriella Ferri, romana, cantante italiana di musica leggera, nota per le interpretazioni delle canzoni popolari romane e napoletane, oltre che eclettica attrice teatrale, scomparsa nel 2004. Sarà lei a ritornare anche nella sezione dedicata alla “Versione di Bosca”, parte che risulta anche a questo giro piuttosto scoppiettante! Dopo aver ribadito che dalle collaborazioni tra Noyz e Sine sono sempre state prodotte solo hit clamorose, ci svela proprio che una bella traccia con al ritornello Gabriella Ferri sarebbe stata per Noyz, davvero un culto. Chiare anche le idee sulla professione, se non avesse fatto il rapper, con il senno di poi, Noyz si vedrebbe come un perfetto regista. Il momento più divertente in assoluto è quello in riferimento all’artista musicale italiano con cui non collaborerebbe mai…ahahah!!! Andate a cercare nel video (a fondo pagina) chi è stato mandato a quel paese! Anche il capitolo pregi e difetti è tutto da scoprire.

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Il finale di episodio mi ha fatto capire ancora di più il rapporto indissolubile che lega il vissuto di Noyz alle città in cui scrive. Devo ammettere che è un discorso piuttosto trasversale per tutto il panorama rap quello di far emergere il legame tra città e musica, ma devo proprio ribadire che in questo caso mi sarebbe davvero piaciuto un bel racconto itinerante e mirato su alcuni luoghi simbolo della città di Roma, anche in chiave hip hop, per comprendere meglio questa relazione tra il racconto in musica e i quartieri, i vicoli e i posti, come il citato San Calisto, in cui ho avuto il piacere di farmi una bevuta con due amici di Roma. Magari cercate su YouTube il docufilm “Barricata San Calisto”. Per riprendere il tema street art si sarebbe potuto parlare del Museo di Urban Art di Roma (MURo), progetto ideato per far relazionare gli artisti con la conformazione e la storia dei luoghi di convivenza sociale dove realizzano le proprie opere. Magari sarà per la prossima, anche perché tutto questo è hip hop e ci piace in tutte le città d’Italia.

calisto

Noyz per questa ora di chiacchere ci racconta di come è cresciuto e di quanto Roma abbia influenzato la sua crescita artistica, prima come writer e in seguito come tattoo artist e rapper. L’onestà e il talento di questo artista ci hanno lasciato senza parole, non mancano i momenti divertenti soprattutto nella versione integrale (disponibile in free download su Soundcloud) come ad esempio il simpatico confronto tra Emanuele e il nostro Bosca sul mondo del porno italiano, non un approfondimento essenziale, ma sicuramente godibile!Bassi & Bosca.

Noi chiudiamo proponendo il video dell’intervista per DWB, un episodio abbastanza riflessivo con alcuni momenti esilaranti, già scalpitanti per il prossimo 2016! Ovviamente, un saluto dalla redazione de LaCasaDelRap.

PS. Bassi & Bosca sono alla ricerca disperata di una sponsor sugli alcolici per la trasmissione. Vi prego piuttosto che vederli bere ancora Corona Extra, meglio qualcosa di limpido e cristallino come “Bellaria – Aqva di Cini”.

Jammai

 

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