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“Down with Bassi” S2E06.

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Sesto episodio per DownWithBassi. Annunciato con il classico trailer della puntata, l’ospite di metà Marzo è stato Mondo Marcio. Ci sta tutto un bel: “Damn uomo!”. Degno del migliore Faarooq aka Ron Simmons per chi masticasse con maggiore confidenza quello che è l’universo del wrestling americano. Non volevo essere banale come Bosca nell’accusare Marcio di plagio ecosostenibile, facendo riferimento a 50 Cent e al pezzo “Wanksta” contenuto nell’album d’esordio (e classico!) “Get Rich or Die Tryin’” pubblicato nel 2003, ben tre anni prima dell’esposizione popolare del più classico: “Damn uomo! C’è qualcosa che non va, uomo!? C’è nessuno!?. Per cui ogni testa Hip Hop, più o meno giovane che ha vissuto quel periodo in modo cosciente, è stata schernita segnando un nuovo standard per il genere rap italiano. “Altro che Finley, uomo!”.

Questa introduzione potrebbe risultare fuorviante  per chi si approccia all’episodio, ecco perchè partirei dalla fine della chiacchierata per fare chiarezza sul come sono andate realmente le cose in quest’ora abbondante di intervista, magistralmente condotta da Busdeez. Partirei proprio dal commento conclusivo all’episodio fatto da Bosca, che in buona sostanza lo definisce come tra i più interessanti e riflessivi in merito a diversi aspetti emersi e raccontati in prima persona dallo stesso Gian Marco Marcello, rapper e produttore milanese classe ‘86. Puntualizzato questo, io puntualizzo che (chi più, chi meno) tutti gli episodi di DWB hanno avuto questo risvolto prezioso.
Vediamo di sviscerare subito questo aspetto, partendo sempre dal finale e dall’ultimo lavoro di Mondo Marcio, ossia “La freschezza del Marcio”, pubblicato l’altro ieri insomma: 11/03/2016 per Universal Music Italia e Mondo Records. Si poteva malignamente pensare che l’intervista fosse solo una facile promozione al disco, invece, anche in questo caso, tutt’altro!
Marcio ha parlato in modo molto maturo di come ha approcciato, per la prima volta, in modo davvero collaborativo con chi ha contribuito alla realizzazione del disco, tra producer, featuring al microfono e non solo, dando un respiro internazionale all’album attraverso una progettazione condotta con il supporto di diverse figure.
Inaspettato anche un altro elemento emerso, ovvero una ritrovata (o forse trovata per la prima volta) positività verso il mondo e la società. “La freschezza del Marcio” è la ricerca di qualcosa di nuovo, di diverso, insolito, in grado di rompere gli schemi con la monotonia della scena attuale focalizzata maggiormente su temi poco interessanti dal punto di vista sia musicale che del riscatto sociale e culturale. La freschezza, è un’aggettivazione che vorrebbe provare a rigenerare una situazione italiana spenta a livello sociale da diverso tempo. Secondo Mondo Marcio servirebbe una ricarica alla situazione. Secondo lui “La freschezza del Marcio” è uno strumento che ha confezionato e voluto consegnare ai propri ascoltatori per provare a svegliarli dal torpore con una nuova ventata di aria fresca! Ci riuscirà?

Tra le perle della sezione conclusiva, sicuramente lo spoiler sulla pubblicazione editoriale de “La città fantasma”. Titolo curioso che ci lascia con il dubbio sul capire cosa avrà scritto di suo pugno Marcello. Leggeremo a tempo debito!
Durante l’intervista, vi consiglio di seguire con particolare attenzione anche l’angolo Business Wave ritagliato da Bosca. Non perdetevelo!

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Nonostante alcuni episodi più riflessivi, non sono certo mancate le pause divertenti. Lo dico per non spaventare nessuno dall’approccio di partenza. Ci sono stati “Fiumi Di Champagne” per Guè Pequeno e Peppino Di Capri; una cena senza sale degna di MasterChef preparata da Cock Dini per la serata dove, forse per la prima volta, si conobbero un Marcio diciassettenne e Bosca; un Achille Lauro che ha apprezzato “Nella Bocca Della Tigre” (2014), concept album realizzato attorno alla musica di Mina, che al telefono con Marcio ha detto, testuali parole: “Cazzo, è una figata!”, dopo aver ascoltato i primi provini. Da questo spunto Bassi ha poi preso coraggio nel dire la sua opinione in merito lavoro dedicato dal rap italiano allo scomparso Lucio Dalla

Proseguendo come i gamberi, punto fisso per DWB è ovviamente “La versione di Bosca”. Vi anticipo qualcosina.
Potrete scoprire qual è la più grande soddisfazione avuta dalla musica per Mondo Marcio
Il momento professionale in cui si è sentito più in difficoltà… poveretti sti Finley, tra l’altro li ho rivisti a Speciale Calcio Mercato durante la sezione invernale, senza mai capire il loro ruolo. Fatto sta che io quel rmx l’ho ascoltato un sacco!
L’artista che lo ha ispirato maggiormente… “I’m not a businessman, I’m a business, man!”. E non dite che a Bassi Maestro non piace!
Tra 10 anni conta di… per una risposta divertente. L’artista più sopravvalutato… per una risposta intelligente!
Queste le prime frasi da completare proposte da Bosca. Non sono state le sole.

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Un capitolo un po’ a se stante e che mi ha portato a diverse riflessioni personali in merito ai miei ascolti, è stato quello che si è aperto sulla fan base dell’artista in questione. Personalmente non sono mai stato un suo fan accanito, anche se tutti i vecchi lavori li ho ascoltati ed apprezzati. Ricordo che io apprezzai persino “In Cosa Credi”, mixtape del 2009, il quale, se i ricordi non mi tradiscono, ebbe un bel numero di detrattori sia tra il pubblico dello stesso artista, che di quello più generalista nel complesso. Sono più certo invece che “Animale in Gabbia” (2010), fu proprio la pietra tombale per me. “In Cosa Credi” è stato l’ultimo progetto che ho seguito con piacere, per poi non ascoltare più nessun suo progetto, se non qualcosa di sporadico come “Musica Da Serial Killer” (2011) o “Quattro Conigli Neri” (2012) che tutto sommato mi diede soddisfazioni. Detto questo, in quel periodo ho deciso di smettere di seguire Mondo Marcio perché non lo ritenevo più valido per i miei gusti. Dopo tutto, in quel momento, il panorama rap italiano era diventato un ventaglio dalle mille possibilità.
Restando sullo zoccolo duro di estimatori di Mondo Marcio ho avuto (da utente del forum de LaCasa. Ciao Quinti) la possibilità di verificare sul campo il discorso fatto durante la chiacchierata, in merito al ruolo e alla fortuna di avere una fan base di irriducibili sempre attiva. Confesso che se ho acquistato o ascoltato materiale, oppure sono stato ad un live del Marcio post 2010, l’ho fatto solo per la fan base che mi ha motivato ad ascoltarlo ancora, nonostante il mio interesse verso i suoi progetti si fosse pressoché annullato. Tra l’altro sto ascoltando “La freschezza del Marcio”, anche se ancora non saprei dargli un attributo.

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Immancabile anche l’appuntamento con “Straight from the crate”. Il primo disco tirato in mezzo è “The Marshall Mathers LP”, terzo album in studio del rapper statunitense Eminem e pubblicato nel 2000. Considerato da molti critici come il capolavoro di Eminem, è stato valutato come uno dei migliori album rap di tutti i tempi da riviste musicali come Rolling Stone, Time e XXL. Anche in studio, i tre, sembrano essere d’accordo in merito a questo aspetto e sono stati approfonditi in modo semplice alcune questioni che alla fine lo hanno consacrato.
Secondo disco selezionato, il già citato in apertura “Get Rich or Die Tryin’”, mentre il terzo artista di riferimento è stato identificato in 2 Pac. Un po’ superficiali forse queste tre associazioni fatte dal duo Bassi & Bosca, tant’è che scherzando Marcio la butta lì… Sembra che la selezione non abbia fatto brillare più di tanto gli occhi dell’ospite, nonostante il confronto sia stato piuttosto dinamico.
Fatto sta che Bosca si è salvato in corner aprendo il capito della nuova esposizione mainstream del rap in Italia, di cui il fuoco alle polveri fu “Solo un uomo”, correva l’anno 2006. Decisamente più interessante ascoltare queste riflessioni di un Mondo Marcio “cowboy”, alla conquista delle rifiorenti terre selvagge per il rap italiano. Il ragionamento scorre tra i tempi ridottissimi che lo hanno catapultato ad un grado di esposizione mediatica molto alto, credibilità interna ed esterna dal giro dell’Hip Hop, fino alle vendite e al rapporto con le etichette che lo hanno successivamente portato ad identificarsi con la sua Mondo Records.

Altra parentesi super interessante, quella proposta da Bosca in merito alle abilità da producer dell’ospite. In effetti Mondo Marcio ha prodotto davvero tanto nella sua carriera e molto spesso proprio per se stesso. Eppure non è mai stato un aspetto messo al centro dell’attenzione e valutato con la giusta considerazione per quanto fatto negli anni, anche per le produzioni confezionate per altri rapper. Bassi confessa che “Fuori di Qua” (2004) è uno dei suoi momenti preferiti in merito al lavoro fatto da Mondo Marcio (al tempo appena maggiorenne) a livello di produzioni. Un progetto molto diverso dai suoi lavori consueti, infatti affronta prevalentemente tematiche “leggere”, più consigliate per atmosfere di svago, divertimento e al club. In due tracce tra l’altro Mondo Marcio non rappa, lasciando il microfono prima a Cock Dini e poi a Fibra sul pezzo “Abbi Fede”. Un progetto confezionato in due settimane circa, in un “pausa” scolastica da un istituto professionale comunque mai concluso a discapito della musica.

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Proseguendo verso il termine il rewind della puntata, arriviamo alle origini del rapporto tra Mondo Marcio e il Rap. Qui abbiamo un Marcio un po’ più abbottonato nell’esprimersi ed incalzato da Bassi nello snocciolare questi temi. I primi suoi lavori parlano per lui nel rivivere quegli anni, soprattutto con l’album “Solo un uomo”, ma anche gli stessi “Mondo Marcio” (2003) e “Nessuna Via di Uscita” (2006). Nota a tutti la vicende della separazione dei suoi genitori e spesso sfogata all’interno dei suoi testi. Mi ha molto colpito la sua frase in merito alla rilettura ad oggi di quei pezzi per rimettere in prospettiva quella situazione che vissuta in prima persona gli sembrava ovviamente un accanimento personale, ma per cui è consapevole del fatto che sia una situazione piuttosto comune e che la sua musica sia stata una valvola di sfogo per lui, ma allo stesso tempo abbia dato un po’ di forza anche ai ragazzi con le stesse problematiche. Che chicca quando successivamente sono state svelate dallo stesso Marcio, le sue “ancore”, ovvero il rap e la fede. L’aspetto religioso sarebbe stato un altro bel tema sul quale soffermarsi.
Ovviamente non si poteva non parlare anche dell’evento milanese “The Show Off”. Dopo aver rilasciato un primo demo intitolato “Difesa Personale” (2000), Marcio debuttò proprio allo Show Off facendo freestyle, presentato dallo stesso Bassi e da Rido, che poi lo annunciò sul palco con il nome di Mondo Marcio per via di qualche sua rima a carattere dispregiativo verso il modo e la società, ma lo stesso Marcio conferma che poi l’appellativo iniziò a circolare anche con il contributo di Jack The Smoker che lo salutò in questo modo quando si conobbero.

Ci tengo a precisare che non c’è nessun riferimento alla cover dell’ultimo disco di Jack The Smoker, ma bensì il titolo del pezzo rimanda ad un commento fatto da Mondo Marcio proprio in chiusura d’episodio.

Nella chiacchierata si parla anche del primissimo rapporto collaborativo tra Marcio e Bassi, con qualche chicca sulle loro primissime produzioni e i primi pezzi confezionati in simbiosi in un rapporto simile a quello tra un allievo e il maestro Busdeez.
Sicuramente meno noto invece il primissimo rapporto tra il rap americano a Marcello. In questo caso fu il blog di riferimento (in quegli anni) per le traduzioni dei testi Hip Hop d’oltreoceano: Testi Hip Hop Tradotti (THHT). Una buona scuola per destreggiarsi con una nuova lingua, portando avanti un interesse personale.

Anche per questo report de La Casa siamo giunti al termine. Nel salutarvi e nel darvi appuntamento al mese prossimo, vi lascio riproponendo la puntata video e l’integrale su Soundcloud.
Alla prossima!

Jammai

 

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