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Intervista

Freddie Sperone: leggi l’intervista

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Freddie Sperone è uno di quegli artisti emergenti scoperti da poco e quasi per caso. Andando a cercare delle informazioni su di lui, oltre a scoprire la sua provenienza da Palermo, ho notato con molto piacere che è uno di quegli artisti sempre attivi che non si fermano mai, così da dare sempre ai proprio spettatori pane di cui cibarsi e buona musica per le orecchie. “Diamante Grezzo”, come leggerete nell’intervista qui sotto, è una saga giunta ormai al terzo capitolo. Inutile dirvi che il ragazzo spinge, con una tecnica e un flow originali da attribuire solo al duro lavoro di ricerca musicale dello stesso. “Diamante Grezzo vol. 3 – atto 1” contiene 4 pezzi che scorrono davvero bene, fatti per un impianto che pompa a dovere e per staccarsi un attimo dalla routine. Una delle particolarità del lavoro è la promozione: Freddie Sperone ha, infatti, deciso di girare un videoclip a brano. Ma, arrivati a questo punto, mi sembra doveroso far parlare l’artista. In ogni caso, l’ascolto è super consigliato.

Ciao Freddie, benvenuto ne La Casa Del Rap. Chi è Freddie Sperone? Presentati per chi non dovesse conoscerti.

Yo! Bella raga, e grazie per lo spazio. Freddie Sperone, classe ’88, è il classico bravo picciotto palermitano di periferia. Faccio parte della Corsari 12 Famigghia praticamente da una vita, e sono un membro di un altra grande famiglia, ovvero la Red Blocks Crew di Palermo (“red blocks crew a famigghia compà” è il nostro motto). Sono cresciuto in un quartiere popolare proprio chiamato “Sperone”, zona posta nell’aria sud-orientale della città. Ho cominciato ad ascoltare musica rap/hip hop nel 2000. Il mio amico Marco (che saluto, ciao compà) pompava nella sua bicicletta, con tanto di impianto audio montato, una cassetta musicale che avevo un suono diverso rispetto alla classica musica neomelodica che si ascoltava allora perennemente in strada: The Marshall Mathers LP, e la canzone era “The Way I Am”. Da li qualcosa in me cambiò: avevo scoperto una nuova passione e un nuovo sfogo. Cominciai ad ascoltare tanti rapper americani, approfondendo e seguendo sempre nuovi artisti, conoscendo e sviluppando una buona “street knowledge” che rappresentava in pieno quello che vivevo e ciò che vivo anche adesso. Ma non mi bastava, volevo sentire rappare nella mia lingua. Nel 2001 usci’ “Palermo Centrale” di Stokka & MadBuddy, i miei idoli di sempre, e per me si aprivano nuovi orizzonti; cominciai a seguire anche il rap italiano in generale, su tutti Fabri Fibra (“Mr. Simpatia” a mio modesto parere rimane il miglior album italiano di sempre). Anche tutta la Gotaste e i Combomastas diventeranno i miei eroi. Poi, mi son detto: “Hey Fred provaci anche tu!”. I miei compari mi appoggiavano. Il clima era perfetto. Volevo raccontare anch’io le mie storie, far sentire la mia voce, rappresentare quello che vedevo intorno a me e i miei amici. Cominciai a buttare le prime rime su strumentali americane di successo, fino a quando nel 2009 uscì il mio primo EP. Da lì fino ad oggi ho fatto quattro EP e quattro mixtape da singolo con un bel po’ di collaborazioni, ed 1 mixtape, il “ManiNPasta”, con la family Red Blocks Crew.

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La saga “Diamante Grezzo” è giunta al terzo capitolo. Com’è nata? Quanti altri capitoli sono previsti?

Il nome “Diamante Grezzo” è nato così per gioco. Una sera, dopo un paio di birre, i miei compari di crew SieroBrownie e FifoBrims mi dicevano che spaccavo, prendevo a bene, ma che ero a volte fin troppo grezzo alle orecchie degli ascoltatori, sopratutto da chi oltre che ascolta fa rap. Da lì è nata la battuta “il più grezzo della scena”. Perciò supportato dalla cricca e dai tanti amici ho cominciato a scrivere su vari tipi di beat, raccontando diverse tematiche e storie, ironizzando molto sul fatto di essere “grezzo”, e rispondendo a suon di rime e in maniera del tutto sarcastica, irriverente e sfacciata a chi realmente me lo diceva (apro una parentesi dicendo che circa il 70% di chi mi dava delle critiche prima anche non costruttive, adesso mi supporta, e per me è una bella soddisfazione). Brano dopo brano, il mixtape prendeva forma; per me, i Red Boys e al mio fonico e compare Stefano Zarino il progetto piaceva, suonava bene, il flow c’era, le collaborazioni erano di tutto rispetto, eravamo migliorati tanto, avevamo creato un “gioiello”. Io adoro i diamanti, non ne ho, li vorrei. Ma se una cosa la vuoi, e non puoi prendertela allora o te la crei, o te la sudi con i sacrifici, o continui a sognarla. Confrontandomi con i compari, decisi di chiamare l’album “Diamante Grezzo”. Dopo la decisione, infottato avevo già in mente la traccia che è il nome dell’abum: la strumentale doveva essere spaccona, non avevo soldi e gli amici che mi proponevano beat non avevano quello che cercavo; alla fine utilizzai quella che ha usato Tyga (insieme a The Game, Rick Ross, Asap Rocky e Wiz Khalifa sono i rapper americani che oggi più seguo) in “Word on the street”. Scritto e registrato, Mister Zarino mi mandò il master e il pezzo “viaggiava”: e viaggiava così tanto che ci siamo ammazzati di lavoro tra campagna e muratura insieme al my homie SieroBrownie che siamo andati a girare il video a New York City. Vedendo che la prima saga ricevette un supporto maggiore rispetto ai precedenti lavori fatti, scrivere il secondo capitolo e il terzo, con lo scrupolo di migliorarsi sempre e cercare di ricevere ancor più onesti consensi, per chi come me si vive la vita tra lavoro duro, sacrifici e passione musicale, e ascoltando volentieri le storie di vecchi e nuovi amici, e avendo dietro una grande crew che ti supporta, è stato molto facile buttare tre capitoli nel giro di un anno. Non posso darvi per certo se usciranno nuovi capitoli o meno. Non sono il tipo che fa conti avanti prima del tempo o prima di avere il “gatto dentro al sacco”. Anche perché come dicono i miei amici, “la leggenda narra che il Diamante Grezzo nasca in 1 settimana”, poi il tempo di missaggio e mastering, aspettando le collaborazioni e producendo i videoclip, studiamo come promuoverlo in maniera che arrivi a più gente possibile e non i soliti, e tiriamo fuori il progetto “online”. Attualmente sto pensando e lavorando a nuove tematiche sia per il “Diamante Grezzo vol. 3 – Atto 2” e ad un possibile volume quattro. Ma nulla di ufficiale, anche perché con i tanti featuring che mi hanno chiesto ultimamente e che sto cominciando a consegnare, potrei fare anche un volume cinque. Comunque ci sarà sicuramente una raccolta “Gold Edition” dei tre volumi che raccoglierà tutte le migliori tracce dell’album e, tempo e soldi permettendo, stamperemo delle copie limitate che metteremo a disposizione dei pochi ma buoni che ci seguono e a chiunque la voglia.

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Concentriamoci sul terzo capitolo. “Diamante Grezzo vol. 3” è solo il primo atto. Come sono nati i brani? Come hai scelto le collaborazioni? Da chi sono prodotti i brani? Quando uscirà il secondo atto?
Il “DG3 atto 1” è nato praticamente in una settimana circa. Volevo creare un prodotto fresco che doveva essere corto e che impiegasse poco tempo di ascolto, ma allo stesso in quei pochi minuti di attenzione dovevi restare colpito e dovevi comunque ritornarci per assorbirlo meglio. Avevo le idee chiare in testa, ma sopratutto volevo che l’album suonasse in un certo modo, poco conscious più gangsta, più americano che italiano. Esposi a Maic Beatz, il nostro producer della Red Blocks Family, tutto quello che volevo. In tre giorni mi inviò le quattro strumentali che non solo suonavano da Dio, ma sopratutto erano strutturate in una maniera incredibile al flow, agli argomenti che volevo trattare e allo stile che volevo prendesse il disco. In due giorni ispirato scrissi il disco. In altri due giorni l’avevo già registrato. Per tipologia di beat e tema, ma soprattutto per la grande stima e rispetto che ho nei loro confronti chiesi a Rius (Pitbull Crew di Avola) e a Perry Watt (Ocropoid di Asti) di fare parte del mio nuovo progetto. Entrambi non se lo fecero dire neanche mezza volta: nemmeno avevo ascoltato i beat che subito accettarono le idee che avevo e la collaborazione. Con Perry Watt ci conosciamo già da un bel po’, siamo grandi amici, abbiamo collaborato in tutta la trilogia del “Diamante Grezzo” e in “Palermo Scomoda Mixtape”, e nei suoi album “Perry come Watt” e “Incubo Mentale”. Con Rius, il mio figlioccio artistico, abbiamo rafforzato una connessione già nata in “Diamante Grezzo 2 Viola Edition”. Come ti dicevo nella risposta precedente, sto già pensando a un paio di tematiche nuove da affrontare per l’atto 2 del DG3, ma sopratutto ho delle idee nuove che vogliono prendere forma. Però ogni cosa a suo tempo.

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Da dove nasce l’idea di girare un videoclip per ogni brano?

Alla consegna del master, Stefano Zarino mi disse: “Abbiamo fatto proprio un bel lavoro, suonano tutte bene, non saprei darti una classifica di quale brano sia migliore o meno”. Anch’io ero della stessa opinione. Anche SieroBrownie a primo ascolto disse: “Sto ascoltando delle anteprime che scottano, carbone rovente tra le mani brother”. Preso a bene e infottato, una sera pensai: “Ma perchè non valorizzare al meglio questo album? Non un solo video, ma video di tutti e quattro brani. il tempo è oro, l’ascoltatore di musica rap/hip hop emergente ha davvero poco tempo da dedicare alle centinaia di singoli o video che escono al giorno e si soffermerà solamente su chi sorprende in positivo o negativo al meglio, ed un singolo audio pubblicato con solo grafica non darebbe lo stesso valore ad un singolo con tanto di video, sopratutto se il pezzo spacca”. Parlai con lo stesso Doctor SieroBrownie di questo, l’idea gli piaceva, era preso a bene, i pezzi lo gasavano. Gli diedi delle idee per i video, non volevo fare il classico street video, ma qualcosa di nuovo, qualcosa di più studiato con tanto di scene. Il Siero mise in pratica l’idee alla perfezione, gli studi e gli appunti scritti sul block notes diventarono dei veri e propri videoclip, il cui risultato è stato per noi e a detta di molti davvero eccezionale. Perché forse non ci crederete mai, ma in una settimana, con l’aiuto del sempre presente fratello FifoBrims (anche lui Red Blocks Crew), dei picciotti che hanno partecipato in “Compare”, di mio figlioccio Rius che non solo è protagonista in “Leoni” ma ha voluto essere al mio fianco anche in “Potenziale”, abbiamo realizzato e prodotto ben quattro videoclip. Un SieroBrownie che secondo me non solo si è fatto in quattro nel vero senso della parola, ma si è anche superato in qualità di regia e montaggio video. Giorno 13 aprile, o comunque nei prossimi giorni, chiuderemo il palinsesto DG3 Atto 1 con l’ultimo videoclip “Urla” con un super ritornello di Perry Watt: il beat è un campione dei Korn magistralmente realizzato da Maic Beatz e fatto suonare veramente a bomba da Mister Zarino. Sono sicuro che come per i primi tre videoclip già usciti, che trovate sul mio canale Youtube, il Brownie Studio e lo Sperone vi faranno prendere a bene. Segnatevi la data e “follow the leader” su Facebook, Twitter o iscrivendovi allo stesso canale Youtube.

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Palermo e la Sicilia. Quanto c’è del posto da cui provieni nella tua musica?

Praticamente tutto. È la mia Musa. Anche il mio accento, il dialetto siciliano o per meglio dire palermitano Io voglio fare sentire e lo uso spesso e molto volentieri. Molte delle metafore che uso o anche detti che rappo, possono conoscerli solo gente del posto, o anche chi da un altra regione o fuori Italia ha magari qualche parente o amico giù da noi, o anche chi è stato solo di passaggio per farsi le ferie. Nonostante Palermo sia una città ancora ricca di problemi come la povertà fra le famiglie, un alto tasso di disoccupazione giovanile, evidenti fenomeni di disagio sociale, la scarsa manutenzione dei “palazzoni”, la mancanza di servizi essenziali e aree degradate, per me resta la città più bella del mondo. Adoro questa città più di New York stessa. Dallo street food al movimento che trovi solo in Vucciria, fino ad arrivare ai mercatini che trovi nei rioni. E il popolo palermitano, ma anche quello siciliano in generale, è sempre stato un popolo solare, easy, che ironizza sui problemi e che sopratutto ha nel sangue “la sopravvivenza alla fame” ovvero “l’arte di arrangiarsi per campare e portare il pane a casa”. Detto questo, io scrivo per i miei compari, i miei amici di sempre, per quei pochi ma buoni che mi supportano, e la maggior parte è tutta gente della mia città e siciliana. Quindi per arrivare a dargli un messaggio, o anche per farli sorridere e farli prendere a bene, devo scrivere e fare rap principalmente come piace a loro, “rappando” ciò che vorrebbero sentirsi dire e cose che appartengono alla nostra cultura, al nostro gergo, al nostro modo di intendere la vita e la strada. Ma ringrazio anche gli amici sardi, piemontesi, calabresi e campani che fanno girare la mia musica e continuano a dirmi “Bella frate hai spaccato!”. Ovvio che fa veramente piacere arrivare anche a gente che non è del posto o anche a siciliani che sono emigrati fuori per forza di cose e ascoltando qualche mio pezzo “li fa sentire più vicini a casa”.

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I mixtape e gli EP, di solito, sono dei preludi a qualcosa di ufficiale. Stai giá lavorando al tuo nuovo album? Riesci ad anticiparci qualcosa?

Sto pensando da un bel po’ a un primo disco ufficiale. Ma prima che esca voglio essere sicuro di avere un discreto seguito e di essere migliorato. Le prospettive sono buone, l’ispirazione non manca, i beat nemmeno, il mio team è sempre pronto, e le parole chiavi “FreddOdio”, “Cornarura” e “Invidia Fraterna” possono bastarvi per spoilerarVi che qualcosa c’è. Ogni cosa a suo tempo ha il suo tempo. E quando uscirà è perché sarà veramente pronto in tutti i sensi.

Ascolti, leggi, osservi. Da cosa prendi ispirazione per la tua musica?

Ascolto e osservo i miei compari, la mia gente, il mio quartiere, la mia strada, la mia città che sono la mia ispirazione quotidiana. Cerco di crearmi sempre uno stile ed un flow che sia abbastanza personalizzato e consone a quello che io sono e cosa rappresento. Ma non vi nego che ascoltando The Game, Tyga, Rick Ross, Tyga, ASAP Rocky o Wiz Khalifa prenda spunto. Ma anche riascoltando i vecchi e i nuovi lavori di Stokka & MadBuddy, dei Killa Soul, di Fabri Fibra e Vacca o anche di Jeyz, di Velheno, Jamil e degli Urtogang, riescono a darmi tante motivazioni. Tutta gente veramente forte che ammiro tantissimo. Per il resto non guardo Tv, non leggo giornali, ma nemmeno tanti libri, amo vedere e incuriosirmi e quindi ispirarmi dalla pura realtà e da quello che vedo dai “soli” miei occhi e sento dalle “sole” mie orecchie. E ringrazio chi mi ha insegnato questo. Se no sarei come i “tanti”. La musica è la mia puttana, l’aria che respiro, la mia linfa vitale. Non è finzione, non è un passatempo o un sentito dire.

L’intervista giunge al termine. Prima di salutarci, ricordiamo dove recuperare “Diamante Grezzo vol. 3” e il resto della saga, oltre a tutti i tuoi contatti per rimanere sempre aggiornati su tutte le tue nuove uscite.
Gyeah! Grazie ancora a Voi de “La Casa del Rap”, senza dubbio tra i migliori portali della scena rap/hip hop italiano. Potete ascoltare tutti i miei progetti e la mia musica online, e iscrivervi sul mio canale Youtube. Seguitemi sulla mia pagina Facebook o aggiungermi agli amici. Potete, inoltre, seguirmi su Twitter. Infine, potete scaricare i tre volumi di “Diamante Grezzo” da qui: vol. 1, vol. 2, vol. 3.

Intervista a cura di Sandro Outwo
(Twitter: @OutwoSandro)
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