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Intervista

Jack The Smoker: leggi l’intervista

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Venerdì 15 Aprile ho avuto il piacere di intervistare Jack the Smoker in occasione dell’instore tenutosi presso il Propaganda Store di Bari. Tutti dovreste aver ascoltato “Jack Uccide“, uscito da un mesetto per la Machete: il disco mette il luce tutte le qualità artistiche di Jack e, al primo ascolto, vi sembrerà un Jack the Smoker completamente diverso da quello ascoltato fino ad ora. Ma non disperate: la versione 2.0 è sempre più potente della prima.

Ciao Jack, benvenuto ne La Casa Del Rap. Ci hai messo 7 anni per tirar fuori un nuovo disco ufficiale, nonostante tra “V.Ita” e “Jack Uccide” ci siano stati EP e mixtape. Cos’è cambiato dal 2009 ad oggi e da dove nasce la voglia di sperimentare nuovi flow e nuove metriche?
Da “V.Ita” è cambiato il modo di lavorare perché l’ingresso in Machete mi ha portato ad avere più professionalità nel fare musica e un pubblico nuovo e diverso perché, nel Rap, le persone che ti seguono cambiano ogni 1/2 anni: alcuni restano, altri si perdono per strada. È una sfida continua e, aver fatto passare tanto tempo tra un disco e l’altro, mi ha rimesso in gioco completamente. Nel mezzo, però, ci sono state collaborazioni importanti e il “Machete Mixtape”, che è disco d’oro. Il cambio di suono è dovuto alla voglia costante di mettermi in gioco: non volevo fare il mio “solito compitino”. Se guardi il mio percorso artistico non sono mai stato uguale: ” L’Alba” era un po’ più classico, “V.Ita” era una via di mezzo, “Jack Uccide” è un prodotto completamente diverso. Già da “Bad Trip”, che chiudeva ” V.Ita”, avevo dato una rinfrescata al mio suono, quasi a voler!er anticipare quello che sarebbe venuto dopo. Quella che è immutata è la voglia di scrivere brani tecnicamente validi, anche se “Jack Uccide” ha un linguaggio un po’ più leggero rispetto a “V.Ita”. Sono cresciuto e sono diventato adulto, acquisendo una maggiore padronanza di me stesso.

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Parlaci un po’ di questa serie di freestyle che stanno uscendo. I primi tre episodi, “Non Va Bene”, “Xanny” e “Adrenalina”, hanno spaccato tutto. Sono previste altre uscite? Da dove viene questa scelta di promuovere disco e instore con i freestyle?
L’idea nasce per far rimanere la gente sul pezzo, anche perché io sono uno molto prolifico, nonostante le poche uscite ufficiali. Scrivo tanto e i freestyle mi servono affinché la gente sappia che c’è sempre materiale nuovo da proporre. Il mercato è anche cambiato e, in un certo senso, impone di far uscire tanti brani, anche a poca distanza tra di loro. E poi mi diverto un sacco. Ho ancora un bel po’ di materiale, quindi sono apposto ancora per qualche altra settimana.

Quale sarà il prossimo singolo estratto da “Jack Uccide”?
Sarà “Sogni d’Odio”, il brano che vede il featuring di Salmo e che abbiamo girato a Lecce con la regia di Marco Russo e uscirà tra un paio di settimane. Mi piacerebbe moltissimo anche girare il video di “5 Momenti Top”, uno dei brani più sentiti del disco. Lo storytelling e la narrativa sono stati sempre un mio marchio di fabbrica, ma non mi piace abusarne, anche perché questo è un disco più da live con brani più pestoni. Ma pezzi come “Persa” o, appunto, “5 Momenti Top” non devono mancare mai.

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Da dove deriva la scelta di non includere tue produzioni all’interno del disco?
È una scelta figlia del fatto che il tempo a disposizione non è più infinito ed ho sempre meno tempo da dedicare alle produzioni. Preferisco investire tutto il mio tempo nella scrittura, assecondando, quando c’è, la voglia di produrre. Ma soprattutto, ritengo che ci siano producer più bravi e più forti di me e questa è una bella sfida perché mi piace confrontarmi con gente del calibro di Low Kidd, Shablo, Big Joe e molti altri. Gente a cui non devi spiegare più di tanto perché sa esattamente quello che vuoi.

Come cambia l’approccio con le produzioni rispetto a quello con la scrittura?
Sicuramente il processo di produzione di una strumentale è molto più metodico e statico. Scrivere mi fa sentire più libero e in questo disco ne avevo bisogno perché volevo fare le cose in maniera rilassata. Si sente, infatti, che in alcuni pezzi c’è proprio l’attitudine quasi da freestyle.

Come valuti questa esperienza in Machete? Cosa ritieni di dare al collettivo e come il collettivo ha arricchito il tuo background?
La Machete mi ha dato la consapevolezza di quanto è importante promuoversi come artista a 360 gradi e nel senso più ampio del termine. Io, invece, ritengo di aver portato loro un MC più tecnico e con un po’ di esperienza in più. E soprattutto ho portato loro un artista milanese (ride). A mio avviso, essere variegati ed eterogenei dal punto di vista artistico come il nostro collettivo è una grande forza.

Cosa pensi della situazione dell’Hip Hop italiano? Questo periodo di cambiamenti è positivo o negativo?
La cosa positiva è che oggi il rap ha talmente esteso il suo bacino di utenza che artisti come me, notoriamente più underground, hanno tantissima visibilità in più, anche perché il filo che lega il main stream all’underground è sempre più sottile. Guarda Salmo che, nonostante non abbia fatto un disco dalle sonorità commerciali, ha venduto 50mila copie in un mese. Il pubblico riconosce, a prescindere dalla tua “collocazione”, se fai della buona musica.

Grazie mille della tua disponibilità. Ricordiamo i contatti per rimanere sempre aggiornati sulle nuove uscite e sulle date del tour.
Grazie a voi! Per tutte le informazioni riguardanti musica e live potete cliccare sulla mia pagina Facebook o sul sito ufficiale della Machete. Alla prossima!

Intervista a cura di Sandro Outwo
(Twitter: @OutwoSandro)
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