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Intervista

IZI: una “Fenice” di energia. Leggi il report

Izi rapper

Nel primo pomeriggio di Giovedì 12 e chi è iscritto al nostro canale Telegram lo sa (ragazzi iscrivetevi a @lacasadelrap), siamo stati invitati da Claudia Attanasi per Sony Music Italia, proprio a casa Sony in quel di Milano per scambiare qualche battuta con IZI autore del disco “Fenice” e protagonista, tra l’altro, del chiacchierato “Zeta – Il Film”. Non mi dilungo troppo sull’introduzione ad IZI e all’album in questione, perché potete trovare tutte le informazioni nella nostra rubrica Cover&Tracklist.

Immergiamoci assieme nel fiume in piena che ha travolto la vita di IZI.

Il passo verso la major. Il film “Zeta” è stato il vero trampolino che lo ha portato di fronte ad una realtà discografica di primo livello come la Sony. Tutto il processo che lo ha condotto alla pubblicazione del suo album d’esordio con Epic Records/Sony Music Italy è iniziato dal film. Dal concepimento dell’idea del film, dal suo ruolo nella sceneggiatura, passando dalla sua lavorazione, fino alla necessità di cucirci attorno una colonna sonora attinente.
da più soddisfazione costruire da, zero, pensi sian parole sono rose come di un profeta, che appassiscono se non gli dai calore davvero, son partito dall’opposto in fondo…da zeta” da “Trafitto”.

L’immagine di “Zeta”. Diego racconta che non teme che l’immagine derivante dal film lo possa vincolare o veicolare verso qualcosa che non sente suo al 100%. Lo fa capire. Anzi, si mostra allo stesso tempo ben disposto verso nuove e possibili attività da attore, sempre e comunque parallele alla musica, che è la sua prima passione. Ribadito questo, qualche provino già bolle in pentola, ma non si sbilancia in merito.

Il titolo del disco. La scelta tematica e grafica, non è casuale e lui stesso ce l’ha motivata in modo molto convincente. Alle spalle la sua storia personale. Diego infatti, soffre da una decina d’anni di diabete, malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) e dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina. Ci racconta con molta tranquillità l’episodio, anche piuttosto drammatico in realtà, che lo ha visto entrare in coma diabetico un anno e mezzo fa, all’incirca. Ecco che la rinascita come la “Fenice” ha una valenza fisica, rafforzata da una ritrovata consapevolezza mentale che gli ha fatto intraprendere un percorso che lo ha condotto fino alla sua attuale primavera.
Prosegue il discorso spiegando il suo alias IZI o Easy (come agli esordi), proprio perché la sua vita necessità di controllo e regolazione. La consapevolezza della sua fragilità latente è assodata. Un corpo del quale c’è bisogno davvero di prendersi cura.
In merito a questo, per pura curiosità, gli ho chiesto anche dell’appellativo che lo connota come “bambino magico”. Lui chiarisce che è un soprannome che gli hanno affibbiato i suoi amici in quanto, nonostante queste fragilità legate alla salute, viene riconosciuto da loro come il ragazzo che ha fatto un passo oltre per superare questa difficoltà e che ora ha raggiunto un determinato status di credibilità, anche solo in quella che è la realtà della sua zona. Approfondirò questo aspetto nella sezione dedicata a Genova.
Tornando al concept del lavoro, Diego riprende con grade sagacia l’idea che lega gli artwork grafici di “Julian Ross Mixtape” e di “Fenice”. Entrambi orbitano attorno all’immagine del cuore da proteggere. Credo che tutti sappiamo la storia del personaggio del manga e anime “Holly e Benji” Julian Ross. L’immaginario di IZI vuole riprendere questo concetto e devo dire che gli appartiene molto.

Cover JRM

Cover IZI

Concepimento e lavorazione del disco. “Una sola settimana, non c’era tempo”. Il lavoro è il frutto di una settimana intensiva portata a termine durante la scorsa estate, proprio durante le riprese del film, tra Roma e lo studio di Shablo a Perugia. C’era la necessità che la musica andasse di pari passo con la sceneggiatura e le riprese del film. “Giri fino a venerdì sera tardi, sabato mattina pigli il treno da Roma e vai a Perugia”.
Diego parla di come Tormento gli sia stato davvero vicinino nella registrazione dei pezzi del disco, proprio a livello accademico, come in un rapporto diretto tra mentore ed allievo, il quale ha tutto di imparare da un vero professionista del microfono come Torme.
La traccia “Solo” ft. Tormento è tra le più sentite per IZI, che spiega tutta l’attenzione che è stata dedicata al pezzo, un flusso di coscienza di 5 minuti in cui spera di riuscire ad emozionare con sincerità l’ascoltatore più attento e pronto a farsi travolgere da questa energia. “Io sono un ragazzo che prova sempre a mettere al centro la sfera spirituale. Con la musica sono uno shamano che dispensa Ayahuasca (pianta medicinale delle foreste amazzoniche, usata per migliaia di anni dalle popolazioni locali, che la considerano una pianta sacra) ai propri ascoltatori”.
Del disco, a livello di liriche, era pronto solo il pezzo “Chic” tratto da “Kidnapped”, che comunque è stato riadattato per l’album ufficiale. Difatti, in questa versione del disco, inizia con una metafora sulla rinascita e alla ritrovata voglia di positività, di energia, quasi a prendere una bella boccata d’aria.
Filtra la luce dall’alto e sembra quasi bello, non mi piace mai un cazzo, ma stamattina è diverso, cosa mi gira al cervello, ruota non gira se penso già male, pensa che ho il mare che è dove ci lascio affogare le pare” da “Chic”.
Detto questo Diego, a livello di scrittura e testi, parla anche della sua consapevolezza nell’essere riuscito a trovare una giusta dimensione a livello di complessità lirica. Il disco nell’insieme ne è l’esempio rispetto a tracce scritte in passato. Fermo restando che questa semplificazione non è mera banalizzazione di concetti o metriche, anzi, è proprio la ricerca di un equilibrio appagante.

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La produzione. Tutto ruota attorno alla realtà di Thaurus Music di Shablo. Thaurus si occupa per i suoi artisti, ad oggi Tormento ed IZI, della direzione artistica, del management e del booking. All’interno di Thaurus, Shablo sta coltivando la realtà riconosciuta oggi come Avantguardia, ossia un collettivo di produttori interni ed affiliati, tra cui Big Joe, David Ice e gli altri beatmaker che hanno lavorato al tappeto sonoro del disco “Fenice”, ma non solo loro ovviamente, infatti il gruppo raccoglie moltissime altre persone note ed emergenti.
Shablo, da produttore esecutivo del progetto, ha curato la direzione artistica dell’intero lavoro in ogni sua fase. “Fenice” è stato lavorato al Thaurus Studio di Shablo a Perugia, mentre il mix e il master sono stati curati da Marco Zangirolami nel suo studio di Milano.

La produzione. Tutto ruota attorno alla realtà di Thaurus Music di Shablo. Thaurus si occupa per i suoi artisti, ad oggi Tormento ed IZI, della direzione artistica, del management e del booking. All’interno di Thaurus, Shablo sta coltivando la realtà riconosciuta oggi come Avantguardia, ossia un collettivo di produttori interni ed affiliati, tra cui Big Joe, David Ice e gli altri beatmaker che hanno lavorato al tappeto sonoro del disco “Fenice”, ma non solo loro ovviamente, infatti il gruppo raccoglie moltissime altre persone note ed emergenti.
Shablo, da produttore esecutivo del progetto, ha curato la direzione artistica dell’intero lavoro in ogni sua fase. “Fenice” è stato lavorato al Thaurus Studio di Shablo a Perugia, mentre il mix e il master sono stati curati da Marco Zangirolami nel suo studio di Milano.

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Le collaborazioni. Nulla di specifico da approfondire per quanto riguarda la parte rap. Si passa da Ensi e Coco a Tormento e Sfera Ebbasta. Tra l’altro c’è la possibilità che il pezzo “Tutto apposto” prodotto da Charlie Charles, possa essere il prossimo video ufficiale estratto dall’album.
Per quanto riguarda i ritornelli delle tracce “Scusa” e “Trafitto”, entrambe colonne sonore del film, sono stati interpretati da Moses Sangare ragazzo di Bergamo, partecipante ad X-Factor 7. Una curiosità, “Scusa” scritta seguendo la sceneggiatura vede un ritornello scritto a 4 mani da Federica Abbate e Tormento. Inoltre il vocalizzo finale della traccia è interpretato da Lorenzo Fragola, mai presente in modo ufficiale sulla tracklist, ma coinvolto in quella sezione di cantato nel videoclip.
Più dinamico il capitolo producer coinvolti. Sono stati tanti e si passa da realtà note come Big Joe ad emergenti di prospettiva come Tom Beaver & Heed nella traccia “Luce”, autentica ballata folk, uno dei pezzi più belli dell’intero disco, per chi sta scrivendo, e tra i preferiti dello stesso IZI.
Il lavoro con i beatmaker non si è svolto totalmente in studio, il tempo era davvero poco. Il lavoro è stato filtrato tutto da Shablo e dietro ai beat selezionati come i più adatti, c’è stato nella fase di lavorazione, un impegnativo lavoro di arrangiamento, un’evoluzione reale alle spalle di ogni produzione che è stata più volte ripresa e perfezionata a seconda delle esigenze artistiche di Diego. C’è stato tanto lavoro, sono stati coinvolti negli arrangiamenti anche Parix, per esempio, e lo stesso Zangirolami che con la sua abilità strumentale ha integrato violini, etc.
IZI accenna al fatto che sta iniziando a darsi da fare anche sulle produzioni.
Nel disco sono presenti diversi sound e questa è stata una scelta dello stesso Diego, ma questo non ha precluso che il mood dell’intero lavoro risultasse omogeneo e ben strutturato, nonostante i nomi che si susseguono in tracklist sono per esempio Pherro, Zef, Sick Luke, producer che presi singolarmente, a livello di suoni, possono avere ben poco in comune, ma che nel disco riescono ad integrarsi.
Per chiudere questo capitolo, Diego svela che per il pezzo “Niente da perdere” è già pronto il rmx di David Ice, ma io non vi dico altro.L’ispirazione dal proprio vissuto. “Pazzo” è la traccia più adatta a parlare di questo, infatti la sua idea nasce dallo stesso Diego, il quale è cresciuto davanti alla struttura di igiene mentale di Cogoleto, la più ampia d’Italia e non ancora del tutto dismessa in quanto ospita ancora alcune persone, se pur in numero esiguo. “Ho iniziato a giocare a guardie e ladri dentro al perimetro di uno degli ex ospedali psichiatrici più grossi d’Europa, dismesso, 17 edifici pieni di edera, una cinquantina di pazienti, che conosco tutti, molto più buoni di molte persone in giro per strada. Meglio essere pazzi che normali o, meglio, comuni mortali.”.
Dal suo racconto emerge la volontà di portare all’attenzione del pubblico anche questo tema di riflessione sociale. Racconta con naturalezza la sua esperienza nel volontariato e nel T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio), ma anche di quanto conosce bene il proprio territorio e di quanto sia sensibile verso questi temi di interesse generale. Magari potrebbe uscirne un video, vedremo. La produzione è di Jo Jo perciò…
Pazzo è il riassunto della mia infanzia. Pazzo è il pezzo che preferisco in assoluto nel disco”.

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Interno di uno dei padiglioni del manicomio provinciale di Cogoleto. Foto di Federica De Angeli

Gli emergenti della provincia di Genova. Volevo parlare con Diego del ruolo che sta assumendo Genova attualmente a livello di emergenti nel panorama Hip Hop italiano. Lui mi racconta di una Genova strana, di una città da cui è molto difficile uscire, perché a suo modo di vedere è mancato un anello di congiunzione tra la scena Hip Hop di fine anni ’90 e il periodo successivo. Ad oggi questo bacino si sta ricreando grazie allo sforzo di tutti i ragazzi emergenti che, carichi della giusta cazzimmà (a detta di Diego), stanno unendo le forze per portare quello che esiste di buono oltre i confini della provincia ligure. L’ancora attorno alla quale il movimento Hip Hop/Rap genovese ha trovato la sua stabilità è rappresentato dallo Studio Ostile di Demo e da figure come quella di Albe OK, passando per lo stesso Tormento che ha riconosciuto ad IZI questa forza del dare un respiro nazionale a quella che è altrimenti una realtà piuttosto chiusa in se stessa. Diego parla di locali poco adatti alla musica fatta come si deve e della necessità di unione per superare questi ostacoli. Racconta a proposito del suo collettivo Wild Bandana (IZI, Tedua, Vaz-tè, Sangue, Rave) che nella loro zona, principalmente lui e Tedua, entrambi di Cogoleto, sono un po’ visti come dei paladini da seguire da parte dei più giovani, proprio per lo spirito e la tenacia che ci hanno messo nel loro percorso artistico e personale. Nella sua voce traspare questa voglia di rivalsa e di poter rappresentare ed appartenere con orgoglio alla sua realtà.
Infine accenna alla concreta possibilità di avere presto prossimi lavori singoli e di collettivo della Squad.
sparire e tornare, fuggire e morire, per vivere meglio per vivere in tempo, per viverne il tempo, per viver nel tempo sul serio le macchine e il mezzo, le mani col medio, le raffiche e il vento, rimani ho il rimedio, rimari che ho dietro, rivali che freno, rivalse di amici che ho cari e che ho dietro” da “Chic”.

L’esibizione dal vivo. Tra la promozione del film più il disco e le serate/dj set già calendarizzate non c’è stato ancora il giusto tempo per ragionare con i suoi collaboratori a come potrebbe essere impostato il Live Tour di Fenice. A prescindere da questo Diego racconta che gli piacerebbe moltissimo imbastire, in futuro, uno suo show suonato con strumenti dal vivo suonati da una band che lo possa accompagnare in modo complementare a quella che è la sua musica.
Io voglio fare musica in generale, non mi voglio fermare al rap”.

Live Tour Izi

Le curiosità. Il background musicale di Diego non è troppo legato al rap italiano, bensì ha una matrice di derivazione più cantautorale e orientata alle ballate, come possono essere artisti quali Johnny Cash, Capossela, De André. Gli piace moltissimo il rap americano, francese e quello di derivazione arabeggiante.
Il suo rapper italiano di riferimento è Marracash. La sua scuola preferita è quella napoletana con i Co’Sang su tutti. Tra i suoi ascolti ci sono Dargen D’amico e l’EP d’esordio “Ufficio immaginazione” di Ghemon, ad esempio.
Ultima chicca quella legata alla fase di scrittura. Diego scrive per sfogarsi. Lo fa prevalentemente al buio, meglio se di fronte ad una candela, con dell’incenso e alla tastiera del proprio macbook nuovo, per una questione di velocità, di precisione e di perfezione, anche visiva, nella stesura delle barre. Questo anche perché ha una memoria fotografica che lo aiuta nel memorizzare i testi.

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