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Intervista

Pacman XII – Delta. L’intervista.

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Tra i collettivi che più si stanno facendo notare all’interno della scena capitolina, sicuramente troviamo quello del Do Your Thang. Sono oganizzatori d’eventi, rapper, deejay, produttori, grafici e l’impressione è che pian piano stiano creandosi un proprio marchio, sinonimo di qualità e di una particolare cura per i dettagli. Una serie di giovanissimi, con una propria identità musicale che pian piano va definendosi. Tra i più anziani del gruppo troviamo Pacman XII, da poco uscito con Delta. Un disco capace di legare una metrica impeccabile a delle sonorità classiche, senza mai perdersi nei tecnicismi e costruendo un mood omogeneo. Un disco che cerca di raccontarsi e ci riesce senza nessun episodio davvero superfluo. Una piccola perla dell’underground italiano.

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Ciao Pacman, benvenuto ne La Casa del Rap. Per iniziare parlaci un po’ di te e delle crew a cui appartieni.
Bella a tutti, è un piacere supremo essere intervistati da voi, vi ho sempre seguiti come lettore attento e stare dall’altra parte è un bel capovolgimento di trama!
Piacere Pier, in arte Pacman XII, in parte per il mio nerdismo, in parte per motivazioni numerologiche e ridondanti con cui potrei tediarvi per ore, ma credo che la cosa fondamentale da sapere è che sono nato e cresciuto a Roma tra i quartieri Boccea, Pisana e Bravetta dove (al Liceo Malpighi) ho conosciuto e poi suonato in una band Punk Rock di nome “Hot Drugs” per sette anni insieme ad Andrea (che ora col nome di Alan Beez si cura delle registrazioni, della produzione dei beat, dei piatti durante i live e in generale della mia sanità mentale), Paolo ed Eric.
Da quella prima formazione derivano la maggior parte delle mie esperienze musicali (confluite in un secondo momento nel Progetto Mayhem) che mi hanno portato anno dopo anno a coronare un sogno da ascoltatore giovanissimo di doppia H: scrivere, registrare, suonare, vivere questa musica con un crew alle spalle.
Lavorando in un bar ho conosciuto Fudo la Montagna, metà del duo Abuso Brovaz insieme a Johnny Roy. Grazie a loro due sono entrato a far parte del crew Red Lights Ent. che spinge questa musica nella capitale dal 1995: in quel primo periodo ho avuto modo, tramite i consigli di Johnny e Don Plemo, di affinare la tecnica e sperimentare qualche palco solo con le rime, per la prima volta senza strumenti. Dopo un anno passato in macchina di Johnny a fare freestyle assieme a Skrosho e Fudo sulla tangenziale, abbiamo realizzato “Red Lights EP”, un progetto di 4 brani prodotti da Don Plemo con tutta la Red Lights al microfono.
Contemporaneamente io e Andrea, rimasti orfani da tutti i vecchi progetti, abbiamo deciso di sfondare questa porta che avevamo sempre lasciato socchiusa e abbiamo fondato la Porno Pride Pisana Crew realizzando poco dopo “Porno Pride, Baby!! Vol.1” un EP di 8 brani con produzioni targate esclusivamente Alan Beez.
In quel periodo ho conosciuto Penny Wise, Dippi, Doc x Brown, William Pascal e la Comune CDG. Con loro mi sono avvicinato al mondo del Do Your Thang: amore a prima vista, feeling infinito con tutti e tantissima voglia di creare all’unisono.
Il resto della storia, con “Delta” e tutti gli altri progetti di casa DYT, la potete leggere, ascoltare e vedere ed è in continuo divenire.

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Parliamo di Delta: quello che salta subito all’occhio sono le citazioni al mondo greco e la scelta di una tracklist scritta in greco. Com’è nato questo concept attorno a cui ruota l’intero disco?
Delta doveva nascere come sfogo tecnico dopo la pubblicazione di “Porno Pride, Baby!! Vol.1”: avevo raccolto dei beat in casa DYT da Alan, BRBK e Rubber Soul e volevo sbrigarmela con un altro miniprogetto da 6 brani.
Poi purtroppo la mia vita ha preso una piega particolarmente nera e da scrittore per divertimento mi sono ritrovato a declinare le mie sensazioni in versi; contemporaneamente i tre produttori anzicitati mi hanno mandato altre basi spontaneamente, tappeti su cui ho trovato lo spazio e le giuste atmosfere per vomitare un po’ di dissapori.
Non c’è stato un momento preciso in cui ho scelto il concept per l’album, è venuto tutto da sé, nulla a caso.
Subisco profondamente il fascino della cultura ellenica nonostante la mia formazione prettamente scientifica: ho una caverna piena di testi che attingono a quel bacino storico e ho trovato nel greco antico una certa malleabilità di significato che mi ha permesso di trovare un titolo ad hoc per ogni brano.
E quindi Delta come la lettera D del nostro alfabeto e come tutti i titoli, come il simbolo analitico della differenza in un intervallo di tempo, come il simbolo alchemico del fuoco, qualità che da sempre sembra mancarmi. Da lì poi ogni significato è iniziato a confluire in un unico concept, ripeto, nulla è mai a caso.
Una traccia di introduzione più altre dodici (ovviamente) per raccontarvi la mia catabasi, nella speranza che possa essere di aiuto o conforto o svago per qualcun’altro.
E’ lì, in freedownload sul nostro sito per chiunque volesse.

Un’altra cosa di cui ho potuto accorgermi è il costante riferimento alla figura paterna. Puoi spiegarci come mai?
Come dicevo prima, più di due anni fa ho avuto la perdita più grande della mia vita: Massimo, ovvero mio padre. Dopo una vita di sacrifici, lavoro e passioni era riuscito a raggiungere la pensione e godersi finalmente il riposo del guerriero, ma l’Universo se l’è portato via all’improvviso.
E’ stato un genitore, un amico e un fratello; mi ha insegnato a stare al mondo, ad essere primo in qualunque cosa necessitasse di passione e forza di volontà. Era un uomo buono, poco avvezzo ai sorrisi banali e alle parole inutili, ma con una grande volontà di essere presente nella vita delle persone a lui care: per me la quintessenza della maturità e dell’integrità.
Perdere un asse di riferimento del genere è come smarrire bussola, sestante e carte nautiche in mezzo al mare, penzolanti col corpo dall’albero di una minuscola zattera: nessun sole e nessuna stella che possa indicare una rotta alternativa.
Ho provato a ricostruirmi lettera dopo lettera, barra dopo barra. E proprio quando ce la stavo per fare ho dovuto chiudere un’altra relazione molto importante e via a ricomporre di nuovo il vaso di ceramica del mio spirito.
Credo che Delta sia un po’ questo, il foglietto illustrativo per ricostruire un’anima partendo dall’assoluta certezza che niente sarà più come prima, in qualunque senso, positivo o negativo.

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Quali sono state le tue influenze musicali nel produrre questo disco? Hai militato anche in formazioni nu-metal, quanto ha influito questo?
Le influenze sono il corredo genetico di ogni artista, sono quei tratti che saltano subito al timpano e per me sono state per lo più il Punk Rock e il Metal (e il Nu Metal), una matrice profondamente Hardcore di musica strumentale ed elettronica. Ho avuto modo di esplorare entrambi i generi anche come compositore e strumentista e grazie ad Alan credo che tutto questo sia vivo e percepibile nell’ultimo lavoro. Forse più di tutti il lavoro con il Progetto Mayhem, sei fomentati (dall’ascolto costante di Limp Bizkit, Rage Against The Machine, Slipknot, KoRn) su sei brani: io alla voce, Alan alla chitarra assieme ad Eric, Manu (ex Valid Reason) alla batteria, Andrea Hiroki ai piatti (ora Dj dei Dancehall Soldiers) e Paolo sempre al basso.
L’altro lato di influenze deriva direttamente dall’Hip-Hop: non esiste giorno senza rendere grazie alle due “P” più grandi che abbia mai avuto l’onore di ascoltare, Sean Price e Primo.
E poi c’è lo zampino di Doc e Brown e di tutta la Dab Ninja Squad che mi hanno introdotto al mondo “new” con una ricercatezza di gusto fondamentale per un vecchio rompipalle come me che ancora si squaglia cose come Muddy Waters di Redman, le rime di Vinnie Paz, Dah Shinin degli Smif, Nocturnal degli Heltah ecc ecc..

La scelta dei produttori è ricaduta naturalmente sui tuoi compagni di scuderia. A proposito di questa: puoi raccontarci com’è nata e quali progetti avete per il futuro?
In realtà sono subentrato in un secondo momento, ma è nato tutto più di 3 anni fa da una voglia marcia di crearci uno spazio e un sound fortemente rappresentativi e che ci permettesse di non essere subordinati a nessun’altra dinamica musicale preesistente nella Capitale.
Siamo tanti, umili ma molto talentuosi e considerato che io sono uno dei più vecchi (classe 88) e i più piccoli sono del 94-95 e sono ancora in piena esplosione artistica, posso affermare con tranquillità che che ne abbiamo ancora da farvi sentire. Una delle nostre fortune più grandi (anzi direi direttamente la più grande) è Federico aka Dippi, ovvero colui che quotidianamente si occupa di coordinare tutti i nostri lavori e fidatevi che siamo una bella gatta da pelare.
Sicuramente aspettatevi qualcosa da Doc x Brown, Sealow, William Pascal, il neonato DYT4et (Rubber Soul, Dj Dibba, Alan Beez e Doc Greenspoon), JustaCase e Porno Pride Pisana Crew, Panz, va be’ praticamente tutti; è che ogni volta che uno di noi chiude un progetto ci sale il mostro da competizione artistica e il risultato è una fornace sempre accesa.

Con il DyT avete avviato un programma radio e concluso un crowdfunding su Musicraiser. Puoi parlarci di queste esperienze?
Il programma radio, in onda ogni Mercoledì dalle 21.00 su RadioKaosItaly.it (bella Asterbene!), è il “The Fifth Element” curato da Scucchia, Rubber Soul, William Pascal e Doc Greespoon. Ormai è in rotazione da qualche mese ed ha già avuto modo di ospitare vari elementi del rap romano e non; mi piace ascoltarli, sono preparati, le selecta sono sempre di un certo livello e le interviste che fanno agli ospiti non sono mai banali, anzi. E poi c’è un podcast con un freestyle di Debbit che è qualcosa di inenarrabile. Ergo ascoltateli ogni Mercoledì e andatevi a sentire i vecchi podcast, c’è anche una puntata dedicata al mio progetto.
L’altro fiore all’occhiello di casa DYT è proprio “Down The Rabbit Hole”, un progetto che nasce dai suoni di Rubber Soul, attraversa le corde vocali di S.W.E.D., i tuoni in rima di Penny Wise e finisce vivo e colorato nelle illustrazioni di Frita. Ho avuto il piacere di prenderne parte con un featuring (Rubbergoonz che amo alla follia) e con la realizzazione, assieme a M.Brown e Claudio Ammendola, dei video della title track e di “Gotham City”, brano che vede come ospite il nostro fratello sabaudo Willie Peyote.
E’ stata un po’ una scommessa perché è un progetto con un timbro molto accentuato, realizzato da zero da un gruppo di mister nessuno, ma che a quanto pare ha saputo raccogliere, grazie anche al grande appoggio di Musicraiser e della nostra family, tantissime approvazioni.
Dopo solo 30 giorni eravamo già vicinissimi al goal di 2000 € che non sono tanti, ma sono comunque fondi che non avevamo nel momento in cui abbiamo iniziato.
E’ bellissimo pensare di aver cominciato da un concerto all’Acrobax come artisti presenti nello stesso luogo a fare la stessa cosa ed essere finiti a coordinare il progetto di una parte di noi tutti insieme.
Se non è una benedizione questa.

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Dov’è che presenterai il disco prossimamente?
Il 16 Giugno al TAG, Tevere Art Gallery, qui a Roma in Via di Santa Passera 25 (Porno Pride, Baby! Scusatemi) assieme a White Boy & DJ Brush e le mie due famiglie al completo, Red Lights Ent. e Do Your Thang. Vi invito di cuore a partecipare perché è stata dura riuscire ad incastrare tutto e tutti per la stessa serata, ma la creatura che ha preso vita da questi sforzi è forte e sbava per mostrarsi in tutta la sua bellezza. Inoltre è il compleanno di Don Plemo, Sick Rock e Johnny Roy, quindi c’è veramente tanto casino da fare.
Ci sarà, oltre alla musica, a tutti i nostri prodotti e a tutta la nostra massive, anche una magnifica esposizione di Anomalia Dodici (tatuatrice ed illustratrice romana di altissimo spessore) che oltre ad aver curato le mie gambe, il simbolo sulla cover di Delta e tante sfumature del cd, ha deciso per l’occasione di realizzare una serie di tavole esclusive in linea con l’album. Visual live di Darknowledge, allestimenti curati da Soul Wood. Tutto quello che sappiamo fare e che vogliamo fare in uno stesso posto. Siateci e non ve ne pentirete, ve lo prometto.
Invece il 18 Giugno (2 giorni esatti dopo) mi trovate a Firenze con William Pascal, Sputo TDArt e Alan Beez per uno showcase ad alto contenuto tecnico metrico.
Fatevi comunque un giro sulla nostra pagina e sulla mia pagina personale che ogni tanto qualche sorpresa esce sempre fuori.

Intervista a cura di Raffaele Lauretti (@Raf_Lauretti)

 

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Scrivo di rap e studio filosofia. Nel tempo libero mangio la carbonara.
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