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Report

Public Enemy Live @ Roma

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Ciao ragazzi e benvenuti a un nuovo appuntamento con i report de La Casa del Rap. Questa volta vi raccontiamo cosa è successo al concerto dei leggendari Public Enemy, lo scorso 9 giugno a Roma.

Sapete, non è sempre facile scrivere un report, soprattutto se si tratta del concerto di un gruppo come i P.E., uno di quelli che prima o poi, se sei davvero amante della doppia acca da un po’ di tempo, ti senti più o meno in dovere di andare a vedere, più che per il piacere di farlo (comunque ci siamo divertiti), tanto per non mancare di rispetto a quella cosa che hai nella pancia – no non è il panino del pranzo, è la musica.

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L’organizzazione Just Music Festival / DNF Live sta organizzando in questo periodo una serie di date niente male qui nella capitale, date un’occhiata ai prossimi appuntamenti. Con i Public Enemy ha portato a Roma una vera e propria pietra miliare del panorama rap e si è occupata puntualmente di farci avere i nostri pass per la serata. La location, comunicato un cambio all’ultimo momento viste le condizioni meteo, si sposta dalle suggestive Terrazze dell’EUR al locale, altrettanto capiente, Spazio 900, già felice sede di tutti i party durante il Red Bull BC One dello scorso novembre. Con una certa sorpresa alle 21,30 eravamo una trentina di persone sotto il palco, davvero poche vista la puntualità per lo start della serata, ma nel giro di un quarto d’ora le prime file si sono popolate. Per essere un giovedì sera forse giustifichiamo gli assenti, ma non troppo.

Dj P-Kut è il super-skillato modulatore delle good vibes per il riscaldamento sopra e sotto palco, vincitore dei campionati italiani DMC del 2015 e finalista per la World Championship, insomma uno con gli attributi. Tant’è che da quest’anno accompagna in tour l’artista dell’apertura della serata, E-Green.
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è l’host e sale sul palco iniziando a fomentarci con qualche pezzo: parte la base di “Non te riesce”, fortunata track del Secret Mixtape vol. 2 di casa Brokenspeakers; continua con il nuovo singolo “Boombap”, work in progress nel nuovo album con il beatmaker di fiducia Ford78, e a sorpresa “La mia pistola” – un back in the days niente male per iniziare.

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Dietro al palco si intravedono aggirarsi personaggi di vario tipo: Dj Craim, Danno (che entrerà sul palco con la strofa di “Sergio Leone”, ad un certo punto dell’apertura con Lucci e Green), Dj Ceffo. Iniziava ad esserci troppa gente per capire in realtà quanti fossimo, ma chi c’era sa, e comunque abbastanza da cominciare col botto.
FantaGigi aka Nicholas Fantini, in arte ancor meglio conosciuto come E-Green, alle 22 ci regala tre quarti d’ora o poco più di rap crudo, diretto, senza peli sulla lingua, sulle basi sapientemente pompate da P-Kut. Ripercorriamo il fortunatissimo album Beats & Hate, figlio di una campagna di successo su Musicraiser, visualmente supportato dallo sfondo gigantesco della copertina che gli fa da scenografia. Veleno e realtà in tutti i pezzi, per un disco rap che parla di rap, quasi senza prendere fiato. Chi conosce l’artista sa a cosa va incontro durante un suo live: niente mezzi termini, Gigi Fantini non ce l’ha con nessuno (o con tutti quanti?), dice solo le cose come stanno, e te le sbatte in faccia senza paura. “Riepilogo 2015” e “Shake N Bake” sono solo un paio di titoli del disco che ci accompagnano insieme a un’altra quindicina di brani fino all’ingresso dei prossimi ospiti della serata.

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Ma non è ancora il momento dei Public Enemy: cambio palco per settare tutti gli spazi necessari allo show successivo, con l’ingresso sul palco di una realtà che siamo stati molto contenti di scoprire perché come ben si sa, non si finisce mai di imparare. Ebbene il sito internet spitslam.com raccoglie una serie di artisti, tra cui anche i nostri Public Enemy, affiliati con gli stessi ed in continuo aggiornamento, tutti sotto l’etichetta Slam Jamz/SPIT Digital Recordings. Tra questi, Obeah è un giovane rapper e DJ di Atlanta che i P.E. hanno portato con loro per l’apertura americana del loro concerto e che ha eseguito un paio di pezzi per continuare a scaldarci.
Ant Live è il prossimo nome da presentare. Energia da vendere, un rap hardcore corredato da maschera in argento per la sua performance live. Il rapper è stato scoperto da Chuck D, come naturalmente immaginavamo.
Ma non è tutto: se non lo sapevate, i Public Enemy hanno nominato un gruppo come vero e proprio successore degli originali P.E., tant’è che il nome dice già tutto: P.E. 2.0, composti da Jahi come leader MC e dagli strumentisti per basso, chitarra e tastiere. Jahi sale sul palco a rappresentarli tutti, anche lui con tre o quattro brani, e ci invita a seguire le loro dirette radio proprio su SpitSlam Radio e la neo trasmissione Enemy Radio (sullo stesso sito che vi abbiamo segnalato qui sopra). Lo stesso Chuck D a fine concerto inviterà il pubblico ad inviare la propria musica al sito della radio, per ascoltarla e promuoverla. Fantastico.

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Arriva il momento atteso da tutti: dopo una mezz’ora di aperture degli artisti della Spitslam, buio sul palco e ingresso di due figure, vestite in divisa militare, a coreografare l’uscita dei Public con una specie di marcia, per poi posizionarsi ai lati del palco. Intorno a loro, una formazione di basso, chitarra, batteria, postazione DJ e tanto spazio libero per i due meravigliosi Chuck D e Flavor Flav. Sul palco ci sono davvero tutti. Khari, DJ Lord, S1W, e naturalmente i due frontman.
Lo show è pazzesco: Flav si distingue per il carisma, l’energia, l’indimenticabile “Yeahwbwoy” e i vestiti blu elettrico – tra l’altro abbiamo filmato il loro ingresso, trovate il video qui.
Chuck D è un colosso. La voce di Flavor Flav dedica l’intero show a Muhammad Ali, da poco scomparso, dicendo di voler suonare per la leggenda del pugilato mondiale. Inutile dire che tutti i loro più grandi successi sono stati cantati a squarciagola praticamente da chiunque nella folla, tutte quelle che volevamo ascoltare le abbiamo messe in valigia ed imbarcate nei ricordi senza tempo. “Public Enemy No. 1”, “Don’t Believe The Hype”, “Bring The Noise”, “Louder Than A Bomb”, “Fight The Power” (su questa faticavo ad evitare le gomitate).

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Pausa, giusto il tempo per l’assolo della batteria, bel momento tra l’altro perché la scenografia completamente buia con le luci puntate solo sui drums rendeva molto l’idea di qualcosa di mistico. Continuiamo con “Can’t Truss It”, “Shut Em Down 91”, “He Got Game” (top moment ever) insieme a “Shake Your Booty” per la quale quattro aggraziate signorine vengono scelte da Flav e D per ballare insieme a loro sul palco. Un po’ sul trash questa parte, ma è la dura vita delle rapstars.
Concentriamoci ancora sul concerto.
Verso la fine Chuck D annuncia il progetto Enemy Radio, già sopracitato, e decide di eseguire con la band la loro ultima track uscita proprio qualche giorno fa ed estratta dall’album “Man Plans God Laughs” del 2015: si tratta di “Honky Talk Rules”, un brano insieme a Sheila Brody e di cui potete goderne i benefici qui.

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Lo show è giunto quasi al termine, dopo quasi due ore di coinvolgimento emotivo e fisico, intorno ho gente che sorride mentre tiene il tempo, gente che salta, gente che si abbraccia e canta. Hanno davvero lasciato qualcosa. Anche l’ultima perla, quando Flav, il più esuberante durante le due ore di live, dopo una serie di incursioni tra un brano e l’altro contro Donald Trump, il sistema, Hillary Clinton e la politica americana in generale, si fa serio e dice al pubblico: “Ci sono due cose che non sopporto, il razzismo e il separatismo: la ragione per cui ci sono le guerre è perché siamo divisi, dobbiamo essere uniti”. Detto questo invita la gente ad unirsi nel messaggio, mostrando con le dita il segno della pace. Un momento quasi religioso. Salutano il pubblico calorosamente e vengono travolti da applausi, anche un po’ nostalgici, nessuno vorrebbe vederli andar via.

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Mentre più della metà delle persone inizia ad avviarsi verso l’uscita, svuotando decisamente il floor sotto di noi, i superstiti me compresa attendono la chiusura della serata con il dj set di Scratch Bastid, che sul proprio sito è descritto come “Canada’s #1 DJ/Entertainer”. Per ovvi motivi e con tutta la ragione del mondo, aggiungerei. Questa specie di macchina ha il flow nelle mani e sancisce un finale degno di un amante del funk, ma anche del nuovo, delle sonorità dancehall, del vario ed eventuale. Credo che a un certo punto mi abbia fatto qualcosa simile ad un cenno, dal palco (ero l’unica che se le cantava tutte, scusate). Grandi emozioni. Mostra anche davanti a pochissimo pubblico rimasto, tutte le sue capacità di miscelatore del suono senza battere ciglio. Se non avete mai visto i suoi video vi consiglio vivamente di farlo.

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Insomma ragazzi. Svegliarsi poi tre ore dopo il finale di serata, in piena alba e tornare alla vita normale come se nulla fosse, racchiude in sé qualche facoltà soprannaturale simile a un supereroe ormai in pensione. Però anche stavolta una bella soddisfazione portata a casa.

Restate connessi su La Casa Del Rap per tutti i prossimi appuntamenti.

Yo!

Cristiana “LaFresh”
@CriLaFresh

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Caporedattrice di questo incredibile portale. Nostalgica q.b., senza mai smettere di guardare al futuro.
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