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Intervista

LowLow: “Volevo questo disco!”

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I privilegiati aficionados che ci seguono sul canale telegram @lacasadelrap già lo sanno, che in settimana siamo stati nella sede milanese di Sugar Music, storico operatore discografico italiano indipendente ad oggi uno dei maggiori editori musicali italiani sul mercato nazionale ed europeo, per la presentazione alla stampa di Redenzione il nuovo album ufficiale di LowLow, primo rapper ad entrare nel roster della Sugar.

Prima di inoltrarvi tra le righe che seguono, il consiglio è quello di mettere in play!

Giulio Elia Sabatello, in arte LowLow nasce a Roma nel 1993 e, a tredici anni, si appassiona al rap: c’è un lato del suo carattere – quello che lui definisce “l’ansia di dimostrare al mondo quanto valgo” – che trova riscontro nello spirito di competizione che, sin dagli inizi, ha segnato ogni disciplina dell’Hip Hop. Inizia così la sua avventura di freestyler caratterizzata da: spocchia, schiettezza, abilità e velocità mentale, riferimenti culturali trasversali e un look fuori dai canoni, che attirano fin da subito le attenzioni della scena romana.
Non solo freestyle per lui, che fin da subito scopre la sua vena di scrittore. Nel 2011, infatti, pubblica il mixtape autoprodotto “Metriche vol.1” e il suo primo video ufficiale “21 motivi”. È il 2012 e tocca a “Socia Mixtape”, esordio del gruppo NSP (Nuova Scuola Puttane! – n.d.r.) con J e Sercho fuori per Honiro Label. Ancora con l’etichetta romana seguono, l’anno successivo, la pubblicazione di “Per sempre”, album realizzato con Sercho e nel 2014 “Scusate per il sangue” realizzato con Mostro. Con il 2015 arriva “Metriche vol. 2”, che sancisce la fine di questo primo periodo artistico molto prolifico e fatto di tante collaborazioni.


Fotografie di Chiara Mirelli

Arrivo proprio assieme a LowLow nella saletta che ci ospita. Tutto è pronto, dopo i primi saluti sediamo sul divano e un Giulio che ho trovato molto tranquillo si trasforma, fin dalla prima domanda, in un fiume in piena di parole ed energia. In questo modo, lo ritrovo molto fedele alla sua musica e alla sua attitudine rap che emerge anche in questo nuovo progetto discografico. 

Io sono cresciuto fin da ragazzino con il mito di Jake La Furia (che troviamo tra i ringraziamenti all’interno del booklet, con altri nomi che torneranno nelle sue parole come: Eminem e Mohammed Alì – n.d.r.), dei Club Dogo e di Milano. Ho sempre avuto un grande fascino verso l’immaginario milanese, pur provenendo da Roma. Mi sento romano, se pure un romano atipico. Fin da “21 motivi” la mia intenzione era quella di fare qualcosa che non restasse relegato/relegabile solo a Roma, ma che fosse Italia. Per me un artista, è artista, se è in grado di evolversi. Non mi piace la staticità, preferisco crescere e maturare.
Adesso che ho firmato, con un prodotto rap, perché io ho una forte identità rap che nasce dal mio mito per Eminem, vorrei riuscire a fare arrivare le mie rime ad un pubblico eterogeneo.”.

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Redenzione da che cosa?
Frutto di un mio cambiamento. Io ho avuto un modo di promuovermi, in passato, molto particolare, un po’ alla Mohammed Alì: io sono il migliore! Adesso, tutto sommato la mia vita è cambiata in meglio. Se prima, ho dovuto per necessità strillare al mondo la mia propaganda e sono fiero di averlo fatto, ora possono parlare le mie canzoni, così che io posso concentrarmi per arrivare più a fondo nei messaggi che voglio trasmettere con la musica.”.

Esci con un disco molto diverso dal suono attuale che portano avanti molti dei tuoi coetanei, perché?
Per me è molto naturale. Io mi rendo conto che quello che sto facendo adesso è molto diverso, ma credo che possa fare anche la fortuna della mia musica. Io ho avuto la fortuna di firmare con una realtà come la Sugar che mi ha permesso di realizzare un progetto ambizioso, ossia rendere concreto quello che era il mio obiettivo fin da ragazzino uscendo con un disco così.
Io non sto facendo qualcosa di trascendentale (come approccio al rap – n.d.r.), sto semplicemente dando al mio rap e alla mia qualità la possibilità di arrivare a più persone possibili.
Non vedo tutta questa strategia dietro (alla realizzazione dell’album – n.d.r.), sono stato molto naturale. Io ho un background come freestyler, sono molto istintivo nell’approccio. L’ho immaginato per troppo tempo sotto la doccia questo momento, per non sapere cosa fare ora.”.

Com’è stato lavorare con il supporto di una struttura come Sugar e con un produttore artistico come Fausto Cogliati?
Dietro a questo disco c’è stato moltissimo lavoro. Io mi trovo molto bene qui in Sugar e con tutto il team di persone che mi segue. In studio con Fausto Cogliati penso di essere migliorato molto. La prima cosa che effettivamente mi ha fatto capire su come si scrivono le canzoni, una persona/artista del suo livello, è la comunicazione.
Lui ripete sempre: se non avessi avuto artisti comunicativi, il mio lavoro non sarebbe stato così tanto valorizzato. Da subito mi ha fatto capire che a questi livelli, prima di tutto non ha senso snaturarsi e poi che la comunicazione è una mia caratteristica forte. Mi sento di dire che se fai musica, in generale, stai comunicando!
Durante i primi due mesi, c’è stato tutto uno scontro/incontro sul fatto che dicevano che io non scandissi bene le parole. La chiarezza è importantissima. Puoi fare una cosa tecnicamente eccezionale, ma per fare gol come nel calcio, le persone devono capire.
Sotto il profilo delle strutture invece, è comunque l’approccio che conta tanto. Qui ci sono tantissime persone brave nel loro lavoro ed è importante imparare da tutti avendo un atteggiamento giusto. Credendo fortemente in quello che faccio, non ho paura a confrontarmi per migliorarmi.”.

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Come sono nati i pezzi di Redenzione?
Io non pensavo di riuscire a fare un certo tipo di canzoni, anche la stessa “Ziggy” ad esempio, che ha un bel concept nel quale ho immaginato di raccontare la mia vita e le mie scelte a uno psicanalista, di nome ziggy. Questa è una canzone spensierata, divertente, e per uno come me, così negativo, aver scritto un pezzo allegro è un passaggio importante per la mia “Redenzione”.
La canzone “Redenzione”, è stata un po’ la mia bandiera mentre scrivevo il disco, anche se “Il sentiero dei nidi di ragno” è quella che ho ascoltato di più. Però adesso, quella che sento più mia, è “Redenzione”. La seconda parte del ritornello rappresenta un fan che parla con me. Questa è una canzone di Giulio più che di LowLow, amo questo pezzo perché il ritornello mi fa ridere. Dico cose che avrei detto parlando a una persona di cui mi fido e in cui credo, non l’avevo mai fatto in una canzone. Voglio abbattere ogni segreto fra me e chi ascolta le mie canzoni.
Mi sono confrontato anche con la realizzazione di due storytelling, che probabilmente non avevo mai fatto.
Il disco è partito molto, anche dai primi incontri in Sugar, da dei concept tematici. Magari avevo l’idea di una canzone, senza avere nemmeno una rima in testa e ho voluto sviluppare dei temi attraverso le tracce.
Questo non è un disco facile, come potrebbe sembrare il primo disco di un ragazzo che vuole aprire la cosa, ha invece tante sfaccettature e un filo conduttore.”.

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La scena rap attuale?
Io credo che sia un gran bel momento. Credo che per la prima volta ci sia la possibilità di fare un disco ambizioso e in grado di arrivare a tante persone senza dover scegliere la via più facile. Vedo anche molta più apertura mentale e libertà di pensiero, che portano a collaborazione che uno non si aspetterebbe, porta a unire diverse generi e concezioni musicali. Credo che sia molto bello e credo, andandone fiero, che sia un retaggio dei rapper nuovi di adesso, della mia generazione, che si stanno prendendo quello che gli spetta.
Il livello si sta alzando e non parlo solo di musica, ma anche di estetica dei video e di comunicazione in tutte le sue accezioni. Quindi mi piace!”.

Per il futuro?
Io vorrei riuscire ad affermarmi, grazie al mio pubblico che sta crescendo e che riesce a capirmi, come un artista che fa quello che vuole nel vero senso della parola. Io voglio stare dappertutto, giocare con i limiti che spesso ti mette la gente, voglio vedere dove posso arrivare. Non ho paura di espormi.
Mi piace esprimermi, mi piacciono le parole, io vengo da quello! Tutti i modi che mi consentono di parlare di me, anche attraverso la scrittura, sono validi.
Sento di avere tante possibilità in questo momento.
Ho programmato tutto fino all’uscita di questo disco. Da ora in poi è una situazione nuova che devo capire. Volevo questo disco, lo volevo fare in questo modo! Adesso vedrò cosa succede.”.


Fotografie di Chiara Mirelli

Dopo una buona mezz’oretta di chiacchiere con Lowlow e toccato quasi ogni aspetto del disco, per i saluti finali torna la tranquillità di Giulio. La mia intervista termina qua, ma la sua giornata è stata ancora lunga e la sua carriera in musica è (ancora) solo all’inizio!

 

Carlo Piantoni

 

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Superstite del forum, qui scrivo ancora con la passione di un utente. Con un focus sul panorama italiano, più che scrivere di rap lo ascolto e lascio spazio ai suoi protagonisti.
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