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Intervista

Intervista Pre Concerto con i Coma_Cose a Brescia

Coma Cose LatteriaMolloy

Una crescita esponenziale quella dei Coma_Cose che, dopo un pacato avvio, negli ultimi mesi stanno dando seguito all’EP “Inverno Ticinesedisponibile dal 13 ottobre in streming e digitale per la urban label Asian Fake – attraversando freneticamente l’Italia con l’Inverno Tour organizzato da Radar Concerti.
Uno spettacolo eclettico, una miscela tutta da cantare e ballare sotto il palco anche grazie alla formula MCs + batterista, dove il calore del groove è l’elemento chiave per farsi trasportare nel mood crepuscolare del duo d’adozione milanese in grado di spaziare dall’elettronica all’urban, passando per il cantautorato.
Sullo sfondo dei loro brani c’è sempre Milano tra le rime, i chiaroscuri e i significati velati che si rincorrono sulle produzioni dei Mamakass e il flow inconfondibile di Fausto Lama e California. Durante la loro esibizione, che si snoda ripercorrendo tutti i pezzi fin qui pubblicati, più che apprezzato dal pubblico Hip Hop l’omaggio ai Sangue Misto e a Neffa con “Cani sciolti”, estratta dall’album “SxM” (1994).
Da poco fuori con il nuovo singolo “Post Concerto”, noi abbiamo incontrato i Coma_Cose nella fase “Pre Concerto” della tappa del 16 marzo alla Latteria Molloy di Brescia.

Ciao ragazzi, è un piacere incontrarvi. Siete letteralmente sempre in giro!

Fausto: Fortunatamente è il nostro periodo buono ed effettivamente c’è tanta promozione, tanti live e di conseguenza siamo continuamente in giro. È una centrifuga!
Questa cosa ci fa anche bene da un certo punto di vista, perché poi ogni esperienza la prendi un po’ più alla leggera in quanto rientra all’interno di un flusso costante, dove non hai tempo di preoccuparti per qualcosa.
Si vive alla giornata.

Siete da poco fuori con il singolo “Post Concerto”. Vista la situazione “Pre Concerto” avete una ritualità prima del live?

California: Una bella birra media, scolata proprio alla goccia tre minuti prima di salire sul palco.

Voi curate molto l’estetica del progetto. Appena uscito “Post Concerto” su Spotify ho fatto il giro dei fioristi per capire che fiore avete utilizzato nell’artwork. Ditemi che è una peonia?

Fausto: Mi fa piacere questa domanda (ride). Guarda, è una cosa curiosa che sono contento di raccontare. Dovevamo fare questa copertina qua. Noi siamo sempre molto attenti ai dettagli, però in quel particolare momento avevamo fretta e ci siamo resi conto che se iniziavamo ad entrare nel trip della scelta, saremmo immediatamente impazziti!
Allora, siamo scesi al Bricocenter sotto casa e abbiamo comprato un fiore di plastica da 5€. Siamo risaliti, lo abbiamo steso su un tavolo appoggiandolo su un cartoncino nero di sfondo e… “click”. Applicato un filtro dell’iPhone e in 5 minuti abbiamo fatto.

Quindi non lo sapete nemmeno voi che fiore è?

California: Probabilmente un garofano, o forse proprio una peonia.

Diciamo che è proprio una peonia! Io ho cercato il significato della peonia per arrivare ad una domanda. Questo è quello che ho trovato online: “secondo il significato tradizionale cinese rappresenta la complementarietà degli opposti, la peonia è di influenza positiva sulla donna e sull’uomo per quanto riguarda il loro vivere insieme in armonia”. Dalla vostra musica infatti traspare armonia, ma il vostro reale rapporto in studio qual è?

California: Direi che la definizione è perfetta e positiva!

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Fausto: Sicuramente la componente di coppia, noi siamo una coppia anche nella vita, per noi è importante perché crea un’alchimia che diversamente sarebbe impossibile. Chiaramente oltre all’alchimia che si raggiunge in quanto si vive insieme, la percepiamo proprio come una confidenza totale e quindi abbiamo un livello di schiettezza molto diretto. Questa schiettezza non la puoi raggiungere, ad esempio, in studio con un collega…
Questo aspetto, per quanto ci riguarda, ci aiuta nel far diminuire i tempi di lavoro. Se ad uno dei due non piace qualcosa ci scontriamo subito e si arriva ad una mediazione diretta che è proprio il frutto di due teste, un maschio e una femmina, due mondi diversi e così, questa schiettezza, fa da filtro a quello che esce nei nostri pezzi.

Restando in studio, sulle produzioni lavorate con il duo di producer Mamakass. Come nasce la vostra musica: analogico o digitale?

California: Beh, inizia tutto da Fausto che lavora sui provini in modo indipendente.

Fausto: È proprio così. Io imbastisco questi provini utilizzando dei software quasi casalinghi. In questo modo preparo lo scheletro della canzone. Questa fase avviene per lo più nello studio che ho a Salò, sul Lago di Garda, e che è il frutto di tutte le mie avventure musicali. Ad oggi lo spazio è una sala prove che poi utilizziamo anche per realizzare i provini oppure registrare qualcosa.
Dopodiché i provini vengono portati in studio dai Mamakas dove vengono completamente riaperti e scardinati. I ragazzi come software, sul quale sviluppano la sessione, utilizzano Ableton, ma poi si usa davvero tantissimo analogico. Sintetizzatori analogici, il basso spesso è suonato, la chitarra pure…
Quindi, pur essendo un beat come idea di produzione, è abbastanza ibrido come miscela che poi senti alla fine nel risultato del pezzo chiuso.
Nell’ultimo singolo, in particolare, il groove è molto vivo.
I Mamakas sono bravissimi e sono con noi da ben prima del giorno zero, perché abbiamo vissuto almeno un anno di incubazione dove abbiamo sperimentato e scartato anche diverso materiale.
Ad oggi abbiamo trovato il nostro equilibrio e questo lo vediamo anche nella velocità con cui arriviamo alla produzione del brano.

Veniamo un po’ ai testi. Qui si sente il tuo background Fausto, che richiama alcuni aspetti dei tuoi progetti precedenti come “Bacio Battaglia”. Che ne pensi?

Fausto: Mi fa piacere questa cosa perché secondo me, lo scrivere, come del resto il suonare, rappresentano un percorso di vita che poi è crescita e trasformazione. Tutto ciò che si fa è un miglioramento di quello che si è fatto prima.
Riuscire a crearsi uno stile personale, che poi chiaramente puoi affinare, è importante e sono convinto che sia qualcosa a cui ogni artista che scrive testi dovrebbe ambire.
Se posso permettermi un vanto, io questa cosa credo di averla raggiunta attraverso uno stile personale che in precedenza è stato Edipo e che ora è Coma_Cose grazie alla contaminazione di Francesca (nome anagrafico di California – n.d.r.).

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A questo punto volevo provare a conoscervi un po’ meglio con un paio di domande. La prima: a che età avete avuto il primo approccio con la musica?

California: Il primo brano, che ricordo, a cui mi sono affezionata è “Samarcanda” di Roberto Vecchioni e probabilmente avevo un anno (ride). Poi sicuramente c’è “Notti magiche” di Edoardo Bennato e Gianna Nannini, mentre nella fase adolescenziale Fabri Fibra con il progetto Uomini di mare mi ha fatto impazzire.
Io in realtà sono sempre stata più una fruitrice di musica, anche se ho sempre avuto amici musicisti sono finita in studio per la prima volta solo quando avevo vent’anni.

Fausto: Anche per me il rap da ragazzino è stato importante. Chiaramente la Golden Age del rap italiano, poi ricordo anch’io Fabri Fibra in alcuni concerti proprio piccolini prima che il tutto esplodesse. Da ragazzino questa è la cosa che ti arriva prima anche perché è più immediata da fare. Sui vent’anni la cosa ha iniziato a sembrarmi un po’ infantile e l’ho accantonata fino a quando non l’ho recuperata qualche anno dopo da adulto e con maggiore consapevolezza.

La seconda: il primo disco che avete imparato a memoria?

California: “The Slim Shady LP” di Eminem. Con le varie ricerche per le traduzioni dei brani.

Fausto: Per quanto mi riguarda ti dico “Sotto effetto stono” dei Sottotono. È quel disco che da ragazzino ti accompagna tra le prime cotte adolescenziali. Un disco figo!

Passiamo alla “raffica”, per conoscere meglio il progetto: se Coma_Cose fosse un animale quale sarebbe?

California: un cane sciolto.

Se fosse uno sport?

Fausto: Tennis, dove io è Francesca ci scambiamo continuamente questa palla che rimbalza.

Se fosse un film?

Fausto: “La montagna sacra” di Alejandro Jodorowsky.

Se fosse una serie TV?

California: “Modern Family”, anche perché c’è lo siamo visto per tutto l’inverno ed è servita come cura distensiva dai vari stress. Purtroppo è finito!

Se fosse un brand di moda?

Fausto: Un marchio che abbiamo coniato noi ma che non è mai uscito per motivi di copyright: “Moschifo”. Era al limite!

Se fosse un partito politico?

California: Beh, il Partito Radicale di Pannella.

Fausto: Menzione speciale per il Partito dell’Amore con Cicciolina e Moana Pozzi.

Chiudiamo la “raffica” con un’altra curiosità. I vostri videoclip sono impeccabili. Curate in prima persona diversi aspetti e il tutto è finalizzato da Crooner Films. Volevo sapere che ruolo ha il filo del microfono, presente già da “Golgota”, visto che ritorna sempre.

Fausto: Nulla di premeditato. Mi piace questa idea per la quale, se il video procede su un livello di immagini in sequenza, noi siamo dei passeggieri al suo interno. Come se fossimo una voce sempre fuoricampo, seppur inquadrati. Il microfono con il filo, per me rappresenta il fatto che siamo veri e che non siamo nella clip per recitare.
È un po’ il nostro modo di metterci a metà tra le immagini del video chi lo guarda.
Probabilmente poi simboleggia una sorta di paracadute perché avere il microfono in mano ti fa sentire meno nudo.
La cosa del filo la porteremo avanti (ride).

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Torniamo un po’ più concreti. Visto e considerato il vostro percorso, affiancato dall’etichetta Asian Fake, sono curioso di avere un vostro parere sui servizi di streaming e sull’evoluzione del mercato. Come vi ponente in tal senso?

Fausto: Il nostro è un progetto ancora in fase di start-up, dove il tutto è stato in costante divenire e di conseguenza non abbiamo calibrato alcuna strategia. Anzi, con il tempo abbiamo corretto il tiro capendo un po’ dove potesse andare il mercato e quali fossero le esigenze del pubblico.
Per la parte di messa in opera noi all’inizio eravamo solo su Spotify, poi siamo approdati su iTunes e YouTube. In tutto questo, fin dal principio, siamo stati affiancati dalla label Asian Fake che praticamente è partita con noi.
Ad oggi noi non abbiamo fatto alcun progetto fisico, non sappiamo nemmeno se lo faremo, anche perché in realtà non ne avvertiamo l’esigenza. Il progetto Coma_Cose non è nato con l’obiettivo di fare un disco e, trascorso un anno, abbiamo alle spalle 8 pezzi e uno che già prevediamo per i prossimi mesi, ma il racchiuderli in un album ci fa più pensare ad una compilation che ad un disco vero e proprio.
Non ci interessa fare una raccolta, probabilmente ci stiamo penando ma nulla di più.
Per ora l’obiettivo è chiudere il prossimo singolo, che pubblicheremo prossimamente, e partire con le date del tour estivo. Ragioneremo più avanti sul disco.

Oggi vivete della vostra musica?

Fausto: Diciamo che dobbiamo vivere della nostra musica!
Scherzi a parte, chiuso con il nostro precedente lavoro da commessi, abbiamo avuto la fortuna che il progetto sia piaciuto subito e quindi siamo partiti per le varie date. Chiaramente i soldi veri sono altri!
Qui per noi si parla di portare a casa uno stipendio dignitoso, come se fossimo degli impiegati qualunque.
Però è una figata fare quello che ti piace e ti stimola. Abbiamo davvero tanti impegni, nonostante siamo una realtà giovane, e ci fermeremo molto poco anche in vista dell’estate.

A proposito di date, per chiudere. Verso fine maggio sarete a Parigi per aprire il live dei Phoenix. Come si è creata questa situazione?

Fausto: Noi faremo la data del 27. Loro fanno 3 date dove per ogni serata ci sarà un guest, quindi: Giorgio Poi, Pop X e noi. Figata!
La cosa è nata dal fatto che Giorgio Poi ci ha mandato un apprezzamento sul nostro progetto tramite Instagram, ma poi la cosa è finita lì. Lui però è molto amico del chitarrista dei Phoenix e, proprio lui, gli ha chiesto un consiglio su quale altra band italiana poteva essere coinvolta in queste tre date a Parigi. Giorgio Poi gli ha fatto anche il nostro nome, i Phoenix hanno apprezzato la nostra musica, si sono presi bene e quindi si è chiusa questa data.

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