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Approfondimento

“Hip Hop: a self empowerment experience” quando il rap diventa integrazione sociale

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Quello che vi presentiamo oggi è una raccolta fotografica degli scatti di Gaetano Massa, autore del libro Core e Lengua – il Rap in Campania e altre storie; gli scatti riguardano i due workshop sul RAP, svoltisi tra Napoli e l’avellinese rispettivamente dal MC /producer Oyoshe e dal MC/sociologo Mauro Marsu dal titolo Hip Hop: a self empowerment experience/una crescita personale, per l’associazione YOUTHINK.Durante il primo laboratorio presso Napoli/Mergellina i ragazzi oltre ad essere avviati alla stesura e all’interpretazione dei testi sono stati coinvolti anche nella realizzazione del videoclip di un loro brano assieme al rapper di Fuorigrotta.

Per quanto riguarda il secondo laboratorio, nell’avellinese esso ha visto coinvolti i migranti del CAS (centri di accoglienza straordinaria – gestiti alla stregua degli Sprar) nello sperimentare, attraverso dei laboratori musicali, anche la nuova “pedagogia Hip Hop”, il cui valore educativo, formativo e performativo è pienamente riconosciuto oltreoceano.

I ragazzi ospitati nei centri d’accoglienza per migranti coinvolti nel progetto, provengono principalmente dalla Nigeria, dal Senegal e dal Gambia. Attraverso il mezzo espressivo del RAP i ragazzi compiono una rivoluzione personale su se stessi e di gruppo, mettendosi costantemente in gioco per migliorare e migliorarsi. Per loro l’Hip Hop diventa un mezzo d’espressione per comunicare un’esigenza comunicativa.

Il progetto ha portato anche alla realizzazione di un “home studio” al centro di San Potito da Mauro Marsu con l’aiuto dei ragazzi, nel quale il gruppo sta lavorando alla realizzazione di un mixtape. Questo conterrà pezzi scritti in francese, wolof senegalese, arabo, italiano, napoletano, oltre che registrazioni di “poetry slam”, poesia performativa. Attraverso un mix di lingue, questi ragazzi raccontano in metrica delle difficili storie personali e delle comunità di riferimento, oltre che del loro desiderio di riscatto. Nell’ambito dell’Hip Hop, sempre in relazione alla questione migranti ed integrazione nella città partenopea, un esempio positivo di questo mix di elementi è rappresentato dal rapper senegalese Thieuf. Thieuf da diversi anni vive in provincia di Napoli e lavora come rapper, girando ed esibendosi in tournée con vari gruppi di musicisti.

I ragazzi ospiti nell’avellinese sono stati inorgogliti proprio dal racconto delle radici africane della Black Music in generale, la quale palesa una profonda logica di dialettica e interscambio di feedback tra la storia della costruzione identitaria e la produzione musicale che indissolubilmente ne compone la colonna sonora.

L’Hip Hop, erede culturale e musicale di un patrimonio artistico scaturito da una profonda ferita, in parte ancora aperta, palesa una profonda dialettica fatta di feedback tra la storia/identità e la produzione musicale

Attraverso un mezzo artistico e la cultura Hip Hop si può sovvertire in positivo il disagio provocato dalla difficoltà di inserimento in un ambiente apparentemente ostile.

Le giornate del workshop hanno rappresentato un momento d’incontro e di aggregazione per gli ospiti delle varie strutture, un confronto costruttivo con grandi feedback positivi per chiunque prendesse parte all’iniziativa. Partendo dalla scelta di una strumentale su cui scrivere, sia “made in USA” sia “made in Africa”, come ad esempio nel caso di afro-beat, riddim reggae o strumentali di MC africani, i ragazzi hanno iniziato a lavorare alle proprie liriche. Con piacere si sono registrati notevoli progressi in chi con passione e determinazione ha scelto di prendere parte partendo “da zero” al progetto, arrivando dopo qualche mese a registrare in studio fino ad esibirsi live.

Infatti, dopo aver preparato alcuni brani i ragazzi hanno anche avuto la possibilità di esibirsi dal vivo, a Piano di Sorrento (2 volte), ad Avellino e ad Aquilonia, con spettacoli che sono risultati molto coinvolgenti per il numeroso pubblico intervenuto alle serate e hanno rappresentato un alto momento di aggregazione e interscambio culturale. In riferimento alle loro canzoni, i testi parlano del difficile percorso che li ha portati in Italia, delle terribili difficoltà del viaggio, dei problemi nei loro paesi d’origine.

Si ringrazia Mauro Marsu e il fotografo Gaetano Massa per la segnalazione.

Leggi anche:  C&T: “Oyoshe e Gdot & Born - Boston 2 Naples”
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