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Intervista

Il multiculturalismo nelle rime d’oro di AVEX

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Floppy è il singolo d’esordio di AVEX per Futurissima. Avalon Tsegaye, in arte AVEX, è un rapper nato in Italia ma cresciuto ad Addis Abeba in Etiopia, terra nella quale ha trascorso i suoi primi venti anni. Abbiamo deciso quindi di approfondire ciò che è la storia che si cela dietro un simile artista, focalizzandoci su ciò che comporta crescere e vivere in due realtà tanto diverse quanto simili.

Nella tua vita hai avuto modo di confrontarti con due realtà molto diverse come l’Etiopia, paese che ti ha ospitato per circa vent’anni, e l’Italia. In che modo ti ha formato vivere in questo posto? Quali ritieni che siano le esperienze uniche che ti hanno permesso di essere l’artista particolare che sei?

Crescendo in un paese culturalmente molto diverso dall’Italia, sia per usi e costumi, sia per stile di vita e mentalità e studiando al contempo nell’unica scuola italiana presente, ho imparato a bilanciare le due culture. Tuttavia, vivevo in una sorta di bolla sociale che in un certo senso mi distaccava da entrambe, dovuta anche al fatto che essendo un “ibrido” non venivo pienamente accettato da chi avevo intorno. Tutto ciò mi ha però permesso di ragionare differentemente da chi, conoscendo una sola lingua o cultura, non è in grado di distaccarsi dal proprio pensiero per il semplice fatto di non avere metro di paragone. Sono riuscito a bilanciare queste due culture e soprattutto ho avuto una famiglia mentalmente multiculturale, diciamo: tutta la mia famiglia parla italiano perché l’ha imparato in Italia. Essendo poi la prima lingua che ho parlato, si può dire che sono madre lingua, nonostante conoscessi l’amarico (la lingua nativa etiope ndr).Sono sempre stato a contatto con l’Italia a distanza, la maggioranza dei miei professori erano italiani, avevo compagni etiopi come me, o italiani o meticci, era come stare in Italia – ma non proprio – perché comunque eravamo in Etiopia ad Addis Abeba a prescindere da tutto! Ed a scuola, tra di noi, eravamo normali, in quanto quella era la nostra realtà, ma fuori dalla scuola eravamo malfamati, visti come i fighetti, quelli strani che parlano un miscuglio di lingue che nessuno riesce a comprendere. Eravamo percepiti come ”un’élite”, ragazzi che vanno alla scuola italiana, pagando un’enorme cifra di soldi ed allo stesso tempo eravamo percepiti come i vagabondi, come i ribelli trasgressivi perché magari a fine lezioni fumavamo una sigaretta. Andavamo contro un concetto di tabù molto diverso da quello che ci potrebbe essere qui in Italia.

Quindi, visto che ti ritieni di madre lingua italiana, anche a livello artistico ti esprimevi con quest’ultima?

No, non scrivevo canzoni in italiano, è una cosa che faccio da quando sono qui e quindi da quando ascolto rap italiano. È un genere che comincia a piacermi perché, vivendo in Italia, capisci molte cose in più e di conseguenza apprezzi anche la musica rap che può nascere da questo contesto. In Etiopia mi faceva ridere il rap italiano; era una roba cringe per me, una cosa che proprio non potevo sentire. Ho scritto sempre e solo in inglese, essendo anche la seconda lingua ufficiale in Etiopia dopo l’amarico, senza contare tutte le altre lingue che variano da regione a regione. Ascoltavo solo ed esclusivamente rap in inglese: sin da bambino riscrivevo i testi di Eminem, li studiavo meglio delle materie che dovevo studiare a scuola. E piano piano ho cominciato a scrivere i miei testi sempre in inglese con un mio amico chiamato Johannes (AKA. M JAY o come si fa chiamare oggi Yodin August).

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L’Etiopia è uno di quei luoghi poco conosciuti da noi, nonostante sia stata colonia italiana. Si può trovare traccia della cultura italiana in questo Paese? E, se sì, esiste una connessione anche musicale?

L’Etiopia in realtà assieme alla Liberia fu una delle due nazioni africane a respingere la colonizzazione italiana iniziata nel 1882, tranne per quei 5 anni. Considerando poi che Italia ed Etiopia hanno avuto il loro passato non tanto piacevole, è facile che un etiope qualsiasi, di questi giorni, associ uno studente della scuola italiana o un italiano al fascismo o a Mussolini.
L’amarico, nonostante sia la lingua ufficiale dell’Etiopia, è affiancata da circa 80 lingue dovute alla presenza di numerose etnie presenti sul territorio. Ha affinità con l’aramaico, l’ebraico, l’arabo ed origina dal Ge’ez che sarebbe come dire il latino per l’italiano. C’è una grande influenza da parte dell’italiano sull’amarico; pizza ad esempio si pronuncia pisa, vengono usati anche termini come Pasta, Borsa, Sugo, Cacciavite, Tasa (ovvero tazza), ma a livello musicale si sente di meno. Gli etiopi hanno sempre avuto una cultura propria, per quanto riguarda la musica, le tradizioni ed il cibo, che non sono facilmente influenzabili, anzi se mai sono gli americani a campionare la musica etiope, tipo Madlib, che io stesso ho usato come basi per incidere dei brani.

Cosa senti doveroso sottolineare, dunque, di questa cultura così affascinante? È davvero un mondo così diverso da quello che viviamo in Europa?

Secondo me è una realtà del tutto diversa, ma per quanto possa sembrare banale dirlo, tutto il mondo è paese. Possiamo essere diversi culturalmente, ma molte cose, a livello umano, rimangono le stesse; c’è sempre un gran sentimento e valore della famiglia proprio come in Italia e in tanti altri paesi del mondo, c’è la cultura del mangiare assieme, molto forte in entrambi i paesi con l’unica eccezione che in Etiopia si mangia con le mani e qua con le posate. Come in tutto il mondo, per molte cose si può essere simili, ma quando si parla del paragone tra un paese africano e un paese europeo il livello economico-culturale è ben diverso.
Alcuni mi hanno chiesto come mai non fossi rimasto in Etiopia a provare a fare il rapper, invece di venire in Italia a rompere le scatole. Sarei potuto andare in America o in Inghilterra dato che rappo in inglese, ma non sento di dovermi giustificare. In Italia ci può pure essere gente povera ma non c’è la povertà, con due euro ci compri un panino, in Etiopia con due birr (moneta etiope ndr) alla fine ci compri forse una sigaretta sfusa o un lecca lecca. Tutto cambia prospettiva, ed infatti, appena arrivato in Italia, mi sorprendevo del potere d’acquisto che avevano 5 euro. In Etiopia 5 birr sono l’equivalente di 15 centesimi in euro; peso eh?
Ci ho messo un po’ a realizzare veramente quanto di più si può fare con una cifra minore, anche se alla fine è una questione di percezione e ci si abitua a tutto. Di sicuro, se dovessi pensare a quanto ho guadagnato alle serate qui in Italia facendo gavetta e convertendoli nella valuta del mio paese, ne uscirei pazzo perciò evito di pensarci.

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Ciò che ti fa spiccare all’interno di un rap game così agonistico è proprio la peculiarità di usare ben due lingue nei tuoi brani. Non temi, però, che questo dualismo linguistico si manifesti poi come un ostacolo per la comprensione della tua musica?

Infatti è una cosa a cui penso sempre ed è una cosa che temo, spesso mi ritrovo a scrivere cose che magari solo uno che mi conosce personalmente potrebbe capire. Così mi ritrovo a doverle cancellare e a riscrivere perché penso che siano una follia, ma allo stesso momento mi rendo conto che potrebbe essere un nuovo metodo per insegnare ciò che so e magari creare e diffondere nuovi modi di dire. Purtroppo, però, mi ritroverei a dover spiegare ai miei ascoltatori cosa significano determinate cose e soprattutto dover spiegare perché le ho dette.
Per esempio sulla traccia Floppy ho detto:

sputo solo barre d’oro, sono banali ma tu sei un pollo col culo sopra la padella non senti l’odore d’arrosto?

so che il pollo fatto in padella è pollo fritto e non arrosto, ma in amarico, proprio come le altre parole prese in prestito, si usa la parola “arrosto” per dire che c’è odore di pollo fritto e d’oro (DORO= ዶሮ) che significa pollo in amarico. I miei amici poliglotti ci potrebbero pensare al gioco di parole linguistico, ma chi non conosce l’amarico capirà che sputo barre dorate (d’oro), il che va bene uguale. Alla fine ho detto due cose a due tipi di persone, e magari un giorno mi spingerò ad incorporare anche altre parole in cinese in arabo o in rumeno, chissà?

I social hanno cambiato le regole del mondo dello spettacolo: l’immagine di un artista che si propone deve essere di un certo livello, che a volte è perfino superiore alla qualità della musica. Credi che la tua particolarità ed originalità come personaggio possano darti una buona spinta in questa tua scalata al successo?

Credo di si, non mi preoccupo molto dell’immagine, sinceramente mi preoccupo di più di ciò che dico. È anche vero che se riesco a permettermi vestiti di marca me li compro, ma sinceramente non mi è mai interessato più di tanto apparire. Faccio quello che mi capita e che mi sento di fare perché tanto la gente mi giudicherebbe a prescindere da qualsiasi cosa io faccia. È più semplice essere me stesso, di sicuro non vado ad accovacciarmi accanto ad una Lamborghini che non è mia per farmi una foto e pubblicarla su Instagram.

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Nel brano Floppy rimaniamo sempre sul filone social. Ti discosti molto dalla filosofia del voler apparire, sembri molto sicuro di te, di chi sei, e nel brano difendi i tuoi ideali con estrema sicurezza. Floppy è dunque il tuo brano di denuncia o piuttosto una sfida verso i tuoi colleghi rapper?

Un po’ tutte e due direi, io credo molto che la varietà sia una cosa molto, ma molto bella, se no sai che palle un mondo dove tutti fanno e dicono la stessa cosa? Sono quel genere di persona che vive e lascia vivere e che non impone i suoi ideali su nessuno. Ritrovarsi con dei seguaci, tuttavia, significa che ciò che si sta facendo, giusto o sbagliato che sia, sta funzionando e sta influenzando la vita della gente. Il che a volte porta ad idolatrare artisti che in realtà sono persone come tutti. Il mio messaggio in questa traccia è più un “siamo in tanti e ormai quasi indistinguibili in un mercato sempre più saturo, e in una gara di topi a chi vende di più dicendo più cose poco pensate o addirittura pensate a tavolino solo per ottenere un determinato impatto da una certa nicchia di ascoltatori”.La mia denuncia o il mio consiglio, e se preferite il mio ideale, è quello di distinguersi. La musica è bella perché con essa si riesce ad esprimere vari stati emotivi o modi di pensare, nel momento in cui la stiamo facendo. Potrei voler flexare come i trapper o essere concious e rappare su una base boom bap su problemi sociali; è ridicolo per me che uno debba ascoltare un artista per sentire solo una determinata cosa! Io voglio essere quell’artista da cui ci si può aspettare di tutto, e di artisti così non ne ho visti tanti. Perciò, se stiamo parlando di sfida, sì, è una sorta di sfida, di spingersi al proprio limite e vedere dove si può arrivare con la creatività. Non è un dissing mirato a nessuno in particolare, ma se qualcuno mi offendesse personalmente con una traccia, ed è tipo da meritarsi risposta, non avrei nessun problema a rispondere con un altro dissing. Scritto ovviamente, perché non sono un freestyler potente in italiano, poiché mi cimento da solo 2 anni dei 3 che ho vissuto qui.

Cosa hai in progetto per il futuro?

In questo momento insieme al team di Futurissima stiamo già lavorando ai prossimi singoli. Ho diverse canzoni in cantiere, e sono sicuro che potranno esprimere al meglio il mio potenziale. Nel frattempo sto conoscendo tanti ottimi musicisti con cui spero di collaborare in futuro. Inoltre sto anche preparando quello che sarà il mio primo album ufficiale. Sono solo all’inizio, e quindi il mio vero progetto per il futuro è quello di crescere e farmi valere al massimo come rapper e come artista.

Conosci meglio

Il mio primo incarico fu quello di costruire le navi che portarono gli Achei a Troia, ma con la crisi che c'è, ho preso a farne solo di carta e di dimensioni microscopiche. Assidua mangiatrice di lasagne e libri. Probabilmente sono l'anima gemella di Hannibal Lecter. Dite Mellon ed entrate.
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