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Intervista

Smiscio arriva al rap per esigenza: il racconto di Core EP

smiscio

Scambiare 4 chiacchiere con l’autore di un progetto è sempre una grande occasione per capire cosa c’è dietro l’artista e il suo “figlio”.

Ecco perché dopo l’uscita di Core EP il 20 settembre – curato nella direzione artistica da Roberto Macis – e l’analisi traccia per traccia, pensavo che conoscere qualche retroscena riguardo Smiscio e il suo lavoro sarebbe stata la giusta conclusione di un cerchio.

Le aspettative non sono state disilluse e di seguito potete trovare il risultato delle mie curiosità.

Ciao Smiscio, dato che dal tuo album si capisce che non fai fatica a parlare di te, ti va di raccontarci cosa ti ha portato al rap? Quali sono stati i tuoi primi passi?

Sono arrivato al rap per esigenza. Sono sempre stato affascinato dalle rime sin da piccolo, e la scoperta di un genere che potesse esprimere a pieno il mio bisogno non ha fatto altro che colorare il mio bisogno stesso. Ho mosso i miei primi passi come chiunque, credo: in cameretta e tra le panchine, tra mille fogli sparsi e altrettanti sogni grandi.

Passando a Core, come te l’eri immaginato? Che idea c’è dietro?

Core l’avevo immaginato proprio così: conciso e autobiografico. Prima di arrivare a sviscerare il mio concetto di musica volevo delineare bene la mia biografia, il mio biglietto di presentazione. L’idea era quella di rappresentare in sintesi e al meglio la mia vita; se i miei progetti futuri saranno i rami di un albero è perché Core sono le radici.

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In Tutti Fanno Trap parli del paragone che i rapper sardi devono subire con Salmo, è effettivamente una cosa così comune?

Non è comune, anche perché parliamo di un artista fuori dal comune. Ho solo giocato sulla critica repentina ricevuta da tante persone: quella di imitare l’impostazione vocale di un rapper di cui sono fan.

Icaro e Life Core mostrano un lato di te che nelle prime due tracce era difficile da immaginare, ti senti più introspettivo o leggero nei testi?

 Io sono sempre stato introspettivo e mai leggero, ma questa cosa cambierà: lo stesso piatto tutti i giorni mi annoia.

Come ti ha aiutato Bianca Dischi in questo progetto? Com’è lavorare con un’etichetta?

Lavorare con un’etichetta è un mondo differente dal self-made. Ho avuto la possibilità di imparare tanto, ogni giorno, anche adesso. Hanno saputo guardare oltre, prendermi dal verso giusto. Mi hanno aiutato ad incanalare le risorse per la realizzazione di quello che è il mio percorso. Per me non è solo un’etichetta, ma una seconda famiglia.

Quali sono le tue ispirazioni principali? Pensieri per lavori più lunghi futuri?

Qualsiasi cosa verrà in futuro spero solo di fare bene. Per quanto riguarda l’ispirazione, non so quantificare o qualificare la creatività.

Conosci meglio

Appassionato di Rap made in USA in maniera enciclopedica, seguo con attenzione tutta la scena europea. Scrivo per darvi dei consigli.
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