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Intervista

Guido “Il Tre”, dalle battle all’Olimpo del rap

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Abbiamo intervistato per voi un giovane rapper romano, conosciuto dai più per essersi contraddistinto nella puntata che lo vedeva protagonista del web-show Real Talk. Di chi stiamo parlando? Il suo nome Guido a.k.a. Il Tre!

In pochissimo tempo raggiunge enorme visibilità sulla piattaforma Spotify! Nei primi giorni di settembre viene pubblicata la traccia Cracovia pt.3leggi il nostro articolo per approfondire – e alla fine del mese scorso, invece, presenta Le vostre madri.

Cercheremo di capire insieme come sia cambiata la sua vita e il suo modo di fare musica, dalle sanguinolente battle di freestyle fino ad arrivare all’Olimpo del rap.

“Io nel mio piccolo provo a ridare speranza ai pischelli che vivono a pezzi”
(Cracovia 3)

Sei cresciuto in un piccolo paese di provincia, a Santa Maria delle Mole (RM). È stato facile definirsi artista in un posto dove si fatica a riconoscere il talento e a concepire questo come un lavoro futuro?

No, sicuramente non è stato facile! Come ho detto più volte, vengo da un piccolo paese vicino Roma in cui qualsiasi novità, o qualsiasi ambizione, in genere viene stroncata sul nascere. Ho dovuto subire parecchie critiche specie all’inizio, poi pian piano, più i risultati cominciavano ad arrivare, più il progetto cresceva, più era chiaro a tutti, a me in primis, che questa roba della musica non era più un gioco, ma un vero e proprio lavoro.

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Dai freestyle in camera al Carroponte di Milano con Real Talk, un po’ il sogno di ogni ragazzo che decide di intraprendere questo percorso. Quando sei salito su quel palco, cosa hai provato?

Salendo su quel palco ho provato una duplice sensazione: in primis quella di essere arrivato ad un punto, e sopra ad un palcoscenico, che mai avrei pensato anche un anno fa; poi, che quel momento era solo l’inizio di un avventura che spero, negli anni avvenire, possa regalarmi parecchie emozioni, proprio come quella serata.

Cracovia ha raggiunto la parte tre: il video inizia con te che stai morendo per poi sopravvivere! Che cosa volevi comunicare con questa metafora?

L’inizio del videoclip è collegato ai 3 freestyle fatti precedentemente. La metafora è quella di una rinascita artistica, partendo da tutto il mio storico: le battle di freestyle, Real Talk , Cracovia I e II. Alla fine mi risveglio con il fine di comunicare che “ora non si scherza più”.

La scuola di riferimento è chiaramente quella romana: Gemitaiz e MadMan sono presenti nei tuoi pezzi come figure guida per la tua musica. Cracovia I, II e III presenterebbero Il Tre al pubblico, come tempo fa fece la serie Haterproof di Gemitaiz e MadMan?

Sono sincero, è stato completamente causale, non c’era da parte mia l’intenzione di fare una saga, dopo la prima parte, ne ho fatta una seconda: è andata talmente bene che tutti hanno iniziato a chiedermene una terza e alla fine li ho accontentati.

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Con il freestyle “66 %” hai cavalcato un beat importante: non hai mai avuto paura di deludere le aspettative di chi ti seguisse?

Assolutamente no! Ho sempre fatto quello che volevo fare io e come volevo farlo io: ovviamente non esiste da parte mia una voglia, o una spocchia, di poter fare un parallelismo con Eminem; semplicemente il beat spaccava e io volevo distruggerlo.

Spesso gli artisti vengono accusati di non avere rispetto dei fan, tu invece mantieni sempre stretto il rapporto con i ragazzi che ti seguono e con i tuoi amici. Come vivi il passaggio da fanboy ad essere un punto di riferimento per i ragazzi?

I fan per me sono tutto, se non ci fossero loro non ci sarei io, ovviamente è strano per me esser passato da fan boy a “idolo” di qualcuno. L’unico messaggio che mi sento di dover dare a tutti è quello di rimanere sempre se stessi.

Qual è il sogno nel cassetto di Guido che senti l’esigenza di realizzare?

Sento l’esigenza di arrivare un giorno a guardarmi allo specchio e dirmi “ce l’hai fatta”, di far sì che la mia musica possa uscire anche dall’Italia e arrivare più lontano possibile, così da poter diventare un esempio per tutti i pischelli.

Conosci meglio

La musica mi accompagna sin dall'infanzia. Ho studiato la musica classica e lavorato sull'elettronica. Ogni suono è un colore sulla tela della quotidinità: "una vita senza musica non è vita."
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