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Recensione

C’era una volta il Rap God: il declino di Eminem

Eminem

11 dischi spalmati lungo 24 anni di carriera, un nome che travalica ogni tempo e generazione, una delle poche rapstar che si conoscano a prescindere dall’età o dalla provenienza… L’artista Eminem è ormai una delle più brillanti stelle nel firmamento della musica di ogni tempo, l’unica forse ad emergere con prepotenza dalla scene hip-hop per issarsi ad icona a 360°. Immaginate quindi quanto hype possa esserci prima di ogni sua nuova uscita, che sia un singolo (come accaduto due anni fa con River, in collaborazione con nientepocodimenoche Ed Sheeran), un tour (vi ricordate il clamore dell’inverno 2018, quando annunciò che sarebbe venuto in Italia?) o appunto un nuovo disco.

E, proprio come successo per Kamikaze, pubblicato senza annunci preliminari né alcun tipo di promozione nell’estate 2018, venerdì scorso sulle piattaforme di streaming abbiamo trovato Music to be murdered by, l’ennesima fatica del rapper di Detroit. 20 brani, più di un’ora di nuova musica, tanti artisti chiamati a collaborare per un ritorno che farà sicuramente parlare. Il dubbio più grosso però è uno solo: ce l’avrà fatta Marshall Mathers a risollevarsi dopo due album piatti e monotoni come Revival Kamikaze?

Testi

Arrivati a quasi 50 anni è difficile rinnovarsi ad ogni disco o parlare di qualcosa di cui non si sia già parlato. Allora in questo Music to be murdered by Em continua a sparare a zero sul suo target preferito, quel Machine Gun Kelly già bersagliato in Not Alike e KILLSHOT.

But when they ask me is the war finished with MGK? Of course it is
I cleansed him of his mortal sins, I’m God and the Lord forgives even the devil worshippers
I’m moving on but you know your scruples are gone when you’re born with Lucifer’s horns

Che sia quindi la fine di questo beef che si è protratto per più di un anno? Staremo a vedere…

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A proposito di sparare a zero! Altra crociata intrapresa nell’ultimo disco, precisamente in Darkness, è quella contro la vendita di armi in America: sempre più spesso sentiamo dai tg, leggiamo dai giornali o da siti internet cronache di stragi compiute da singole persone. Quella cui fa riferimento l’artista risale al 2017 a Las Vegas, 58 persone uccise durante un festival, la più grande strage sul suolo americano. Dalle prime due strofe sembra che la canzone parli solo di Eminem stesso, per poi esplodere nella terza con vari riferimenti a stragi, addirittura con gli annunci dei tg come outro. Certo, poi lo troviamo a fare riferimenti, in Unaccomodating, di dubbio gusto sulla strage di Manchester sempre nel 2017 durante il concerto di Ariana Grande…

Ma c’è spazio anche per chiedere scusa.

Misplacin’ my anger enough to give Earl and Tyler, The Creator the brunt (Yeah)
Shoulda never made a response shoulda just aimed for the fake ones

Il passo indietro nei confronti di Tyler ed Earl era quantomeno doveroso, dopo averli attaccati gratuitamente sulla base della loro sessualità.

Started to spit vulgar, my ZIP code had been skid row
But I ate every single beat that I spit over, the shithole I escaped

Basterebbero queste due barre per esprimere il mio pensiero sulle strumentali di Music to be murdered by. Eminem conferma anche in questo disco che la scelta dei producers (stavolta troviamo AlchemistAndre Brissett, l’inseparabile Dr. Dre in 5 tracce, Skylar GreyRoyce da 5’9” e tanti altri) è e resta il suo punto debole. Mai un’evoluzione, mai un cambiare, ascoltando il disco sembra di tornare indietro di 10/15 anni, E NON IN SENSO POSITIVO. Nel mare di mediocrità che permea tutto il disco unica nota positiva il campionamento in Darkness di The sound of silence di Simon & Garfunkel. Capolavoro senza tempo, già nel film The Graduate con Dustin Hoffman, e che si sposa benissimo col mood malinconico del suddetto brano.

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Stile

Sin dall’intro splatter abbiamo il sentore di un ritorno del Marshall Mathers di inizio 2000, ma è solo una vana speranza. In un’ora ci sorbiamo tanto (troppo?) extrabeat, come se ormai l’unico modo di colpire il pubblico sia quello di sputare più parole al secondo. Per la cronaca in Godzilla, col compianto Juice WRLD, la strofa finale di Eminem conta 224 parole in 30”, diventando la più rapida, anche più di quella contenuta in Rap God. Ma è un primato fine a se stesso, perché in fondo quella strofa non dice nulla, non aggiunge né toglie nulla al brano. Sembra più la ricerca del sensazionalismo, un nuovo guinness da aggiungere ad una carriera stellare.

Visual & artwork

La doppia cover riprende, come il titolo, l’album del 1958 di Jeff Alexander Alfred Hitchcock presents. Nella cover normale vediamo Em con un cappello ed una pala, nella variante troviamo un’ascia nella mano destra ed una pistola puntata alla tempia in quella sinistra.

Altri tratti, il sangue che cola nella parte destra e, sotto il titolo, il nome Slim Shady (alter ego del rapper fin dall’inizio) e la maschera di Jason, del celebre film horror.

5.7

Eminem - Music to be murdered by

Purtroppo la tendenza cominciata con The Marshall Mathers LP II e proseguita prima con Revival e poi con Kamikaze non si è invertita. Eminem continua a sperimentare per quanto riguarda le collaborazioni (anche qui troviamo Sheeran, un inedito Don Toliver e persino Anderson .Paak in una delle tracce più riuscite del disco), ma sembra più per voler accontentare tutti gli ascoltatori che per altro. La lunghezza del disco (o dovremmo chiamarlo doppio disco, visto che abbiamo due intro?) non aiuta, rendendo l'ascolto pesante, zavorrato anche da un tappeto sonoro troppo omogeneo. Che sia il de profundis di una delle icone della musica rap? Ai posteri l'ardua sentenza. Speravo però di non dover mai bocciare un disco del mio idolo di infanzia, invece è arrivato pure questo giorno...

Testi

6.5

Strumentali

5.0

Stile

5.5

Pro

  • Testi

Contro

  • Tecnicismi fini a sé stessi
  • Argomenti triti e ritriti
  • Scarsa originalità nei beat
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7.8
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