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Approfondimento

TOward 2030: 18 murales per il nostro futuro

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Bella gente, eccoci tra le nostre righe: che cosa state facendo in questi primi mesi? Spero che il 2020 sia iniziato tra cambiamenti belli e piacevoli novità! A proposito di cambiamenti e di novità: sapete che Torino, la mia grande città, è diventata ambasciatrice del 17 Global Goals dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite?

Il progetto: TOward 2030. What are you doing?

Anche se Torino è la città più inquinata per smog in Italia, è comunque impegnata a modificare questa situazione. Lo ha fatto investendo sul progetto di arte urbana chiamato TOward 2030. What are you doing?, il quale nasce da un’attenzione ecologica e sociale declinata in modo molto particolare.

Il progetto TOward 2030 è stato realizzato grazie all’azione congiunta di Lavazza, della giunta comunale e di 18 Street Artists nazionali e internazionali.

Grazie al loro intervento collettivo, Torino, da città tattooata – sono diversi, infatti, gli interventi di street art che decorano lo scenario metropolitano – è diventata un vero e proprio laboratorio d’avanguardia. È la prima volta, infatti, che viene realizzato un progetto così. Quindi, alla metropoli sabauda spetta non solo un primato negativo. C’è anche un primato originale, che cerca di resistere a questa situazione, in modo creativo, collettivo e critico.

18 muri dipinti che affrontano temi complessi e attualissimi come, appunto: la necessità di contenere gli effetti nefasti del clima mutamento climatico, permettere una buona vita lunga e in salute agli abitanti del pianeta, ridurre le disuguaglianze, la povertà e la fame, tutelare la biodiversità, garantire condizioni di lavoro dignitoso, creare una società inclusiva e paritaria… C’è in tutto ciò un che di utopico vero?

Dal progetto al libro: TOward 2030. L’arte urbana per lo sviluppo sostenibile

Be’, se l’utopia è alla base del progetto, alla base del libro TOward 2030. L’arte urbana per lo sviluppo sostenibile edito da Feltrinelli, che lo racconta, c’è un realismo consapevole di quanta strada resta ancora da fare. Chi? Come?

Ognuno di noi può fare la differenza nella quotidianità. Ecco spiegato il sottotitolo: What are you doing? Vista la situazione complessa e difficile, come stai agendo, adesso, per raggiungere un futuro – si spera – migliore, più inclusivo, meno ingiusto, più equo e sostenibile per tutti e tutte? Questa domanda fa eco a quello che già cantava nel 2012 De Gregori in Omero al Cantagiro:

«Lo sai che privato e politico
Li confondono spesso
Sarà diversa la musica
Ma il controcanto è lo stesso»

Se il personale è politico, allora, è necessario mettere in atto dei processi di cambiamento concreto e quotidiano. Coraggio, come ricorda Cosmo nel pre-ritornello de Lo stomaco in Persona di Marracash (2019):

«Ce la posso fare, posso fare
Meglio di mio padre
Io ce la posso fare, cambiar»

Un invito, una chiamata all’azione, una guida, un libro d’arte contemporanea raccontato a più voci, uno strumento didattico per i docenti, una mostra fotografica di Martha Cooper – di cui c’è anche una vivace intervista, molto interessante – , oppure un modo stimolante per staccare da spina della vita frenetica che viviamo: questo è tanto altro è TOward 2030. L’arte urbana per lo sviluppo sostenibile.

Murmur murōrum memento: ascoltate i muri

Tra le altre cose il libro, infine, è anche una celebrazione del muralismo urbano. Con la sua forza espressiva è sempre stato uno strumento potente per fare avvicinare tutte persone in modo immediato, universale, democratico e non convenzionale alle tematiche più diverse. Proprio per questa sua immediatezza può far sviluppare emozioni forti: un numero molto elevato di persone potenzialmente può sviluppare, infatti, nuove sensibilità e un maggiore spirito critico sulla realtà dai cui è circondato.

Tra le opere che più mi hanno emozionata c’è sicuramente quella della pittrice, grafica, scultrice, illustratrice e street artist Camilla Falsini che interpreta il Goal 5- Gender Equality (pp. 67-68). In modo essenziale, colorato e geometrico è rappresentata Christine de Pisan, vissuta a tra il Trecento e il Quattrocento. Prima scrittrice di professione, femminista e autrice del libro La città delle donne (pp. 69- 71), da cui l’intervento della street artist prende il nome. Libro molto attuale in cui sosteneva che «l’assenza delle donne dalla scena culturale non derivasse da un’inferiorità, ma dal fatto che le donne non avessero accesso all’istruzione» (p. 71) e fossero escluse dalla società. Come sferza Chadia in Pericoloso (Album Reale, J- Ax feat. Chadia, 2020):

«Donne che mettono uomini al mondo e poi sono escluse dalla Storia».

L’importanza di aver accesso ad un’istruzione di qualità per le giovani generazioni in modo paritario, equo e inclusivo e a tutte le età della vita (Goal 4 – Quality Education) è stata invece sottolineata da Vesod, urban artist torinese di fama internazionale, attivo come writer dagli anni Novanta (p. 60), nel dipinto 4Education: The Perferct Circle. In modo complesso, intimo, stratificato e preciso si sviluppa sul muro il processo di creazione della cultura: dalle piante con cui si fa la carta per i libri alla mente umana senza interruzione di continuità.

A proposito, invece, di effetti dello smog e del cambiamento climatico, l’opera dello street artist francese Mantra intitolata The Ode Of Collapse interpreta il 13 Goal – Climate Action. Ha come scopo quello di rappresentare «la grande perdita di biodiversità che l’umanità sta subendo» (p. 143). Quest’opera densa e colorata impressiona per la capacità nella cura dei dettagli delle farfalle morte e per lo svettare della farfalla Morpho blu-azzurra, l’unica sopravvissuta.

Sospeso sopra una superficie azzurra è anche l’elefante puppet di Louis Masai, uno street artist londinese noto per il suo impegno ecologico (p . 165). All’interno di Toward 2030 dà la sua personale interpretazione del Goal 16- Peace, Justice and Strong Institutions. È un’ opera dalle tinte accese intitolata, Swimming Toward A Next Existence, in cui la tenerezza del giocattolo si rompe alla vista delle zanne spezzate. Rappresentano, infatti, il bracconaggio di specie protette, il commercio illegale dell’avorio, la corruzione, le guerre e le attività criminali sovvenzionate proprio con i loro proventi (p. 166). Il murales sembra quasi voler dirci che un modo pacifico, amorevole, unito ed equo e divertito è molto lontano dal realizzarsi…

Intrecci d’Aurora

A infondere un po’ di speranza c’è, però, il murales che io preferisco e quello che per me ha un significato intimo e personale: Intrecci esprime il Goal 17 – Partnership for the goal (p.177).

Frutto di un intervento a più mani degli street artist dell’associazione di promozione sociale Monkeys Evolution i cui membri sono appassionati di Urban Art, Writing e arte pubblica.

È il primo che ho visto prendere forma. Conservo anche diverse foto dei vari passaggi di realizzazione. Situato su di un muro in cui c’era una scritta in sostegno di alcuni harraga arrestati, migranti senza documenti, nel quartiere Aurora. È il primo quartiere in cui ho abitato, quando mi sono allontana dalla mia famiglia. Se qualcuno/a di Torino, infatti, mi dedicasse i versi della canzone Dove ho visto te di Lorenzo Jovanotti (dall’ album Safari, 2008) quando dice: «c’è una parte della mia città che assomiglia a te» io penserei sicuramente a questo posto, perché c’è:

«c’è una parte della vita mia
Che assomiglia a te
Quella che supera la logica
Quella che aspetta un’onda anomala»

Aurora è un quartiere anomalo, appunto, dall’anima caleidoscopica, bello ma dalle molte complessità. Tutto questo è c’è nell’opera. Ad esempio, le complessità sono rappresentate da nodi, che non sempre si sciolgono facilmente, o si possono sciogliere. Eppure il nome stesso di questo quartiere è anche simbolo di nuovi orizzonti comuni, di grandi speranze, di felici promesse, di scenari sorprendenti, di connessioni e di mescolamenti creativi, originali, equi e sostenibili… il tutto si fa più accattivante da questa prospettiva!

Cercate gli scenari, i dettagli, guardate oltre a quello che avete davanti. Siate artisti, scienziati, intellettuali, industriali, politici o semplicemente donne e uomini attenti e lungimiranti: condividete i vostri privilegi e guardate i muri delle vostre città!

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