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Intervista

Tra rap attuale e influenze latin: ecco la storia di Chico

Chico, al secolo Manuel Munoz Contreras, è un giovanissimo artista dell’hinterland milanese nato da madre italiana e da padre cubano. Il 28 gennaio 2020, dopo essersi fatto conoscere al pubblico con i singoli Miami e Mika Kodeina, pubblica per La Grande Onda il suo primo album dall’ironico titolo AL BOOM. Originale combinazione di atmosfere urban, il disco è in bilico tra italiano e spagnolo, rap attuale e influenze latin e racconta la realtà musicale e non di un adolescente.

Proprio per comprendere come questi elementi si mescolino in un unico progetto, abbiamo chiesto all’artista di raccontarci la sua storia, cercando di raccoglierne i tratti per delineare il suo orizzonte artistico.

Questo tuo primo progetto è stato pubblicato poco dopo i tuoi 18 anni. Cosa ha spinto un ragazzo così giovane come te ad avvicinarsi alla musica, non solo come ascoltatore?

Innanzitutto, sono stra-preso bene che sia finalmente uscito un mio album, dopo anni a scrivere tantissimo, senza aver mai registrato molto. Sono veramente contento, perché è uno degli obiettivi principali a cui puntavo, quindi è stata una spinta già sapere di avere l’opportunità di realizzare un album di ottima qualità dal punto di vista di team mix e master. Ma comunque, la vera spinta iniziale è stata ed è la passione che ho per la musica.

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L’intero disco è basato sul mescolarsi di sonorità afrocubane con quelle del rap attuale. Da cosa dipende questa scelta? È dettata più dalla volontà di innovare la tradizione musicale caraibica o dal desiderio di approcciarsi alle nuove tendenze, pur non perdendo la tua identità?

Questa scelta è stata fatta perché avendo origini cubane, ho la fortuna di conoscere la lingua e la cultura cubana sin da quando ero piccolo. In più, in Italia non si è mai visto un italo cubano che fa trap in italiano e spagnolo, perciò mi son detto: “Perché non farlo?” E questa decisione è dettata sia dalla volontà di innovare la tradizione musicale caraibica, sia dal desiderio di raggiungere le nuove tendenze senza perdere la mia identità, che comunque andrà sempre un po’ a cambiare e a crescere.

Se Miami sintetizza al meglio la tua personalità latina che incontra la scrittura istintiva della trap, Mika Kodeina, anche attraverso il videoclip, racconta in maniera più decisa la tua quotidianità a Milano. Quanto questa città ha influenzato la tua scrittura e le sue atmosfere?

Amo Milano, credo che sia un po’ la città di tutti. Nei testi cito molto la mia zona, Municipio 6, perché è tra le sue strade che ho iniziato a credere nel rap, facendo freestyle con tantissime persone, e grazie a determinate circostanze ho iniziato a fare le cose sempre più sul serio.

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I tuoi testi, trattando di adolescenza, si rivolgono direttamente a tanti ragazzi come te che si possono rivedere facilmente nelle tue parole. L’uso di un social network ​come TikTok​, dove traduci canzoni latin trap e reggaeton, punta più ad intrattenere un rapporto con i tuoi coetanei o a far conoscere la musica vicina alle tue radici?

Anche in questo caso punto ad entrambe le cose, sia ad intrattenere un rapporto con i miei coetanei, sia a far conoscere la musica vicina alle mie radici. Penso sia anche un’opportunità per imparare qualcosina in modo alternativo e comunque costruttivo.

A proposito di giovani, lo scorso anno sei entrato ufficialmente nella lista dei 65 artisti prescelti su ben 842 per partecipare alle audizioni di Sanremo Giovani. In futuro punterai ancora al piccolo schermo? O hai già in mente altro per il futuro di Chico?

Diciamo che per me il piccolo schermo non è una priorità. Penso di più alla musica, ma sicuramente non direi mai di no, perché sono tutte opportunità e non vedrei per quale motivo non dovrei sfruttarle. Al di là di questo, rimarrò sempre focalizzato sul mio obiettivo principale, che è la musica.

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