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Intervista

Black music e cantautorato nello stesso bar, l’esordio dei Troquet

BN1

Benvenuti a tutti i lettori! Oggi parleremo di una band, i Troquet, e del loro esordio con il primo EP dall’omonimo nome presentato ufficialmente il 31 gennaio. La band è l’unione di più generi musicali, un mix pienamente equilibrato di black music e cantautorato da bar. Ecco come si sono presentati!

Ph. Giulia Turri

Partiamo dalle presentazioni, chi sono i componenti di Troquet? Da dove è partito tutto? 

Ciao e grazie! Troquet è composta da me (Kabo) ai testi, Jacopo Boschi alla chitarra e ai ritornelli, DJ Agly ai giradischi e Nicola Roccamo alla batteria. Il progetto è nato da un primo brano realizzato assieme per gioco (un inedito non ancora pubblicato). Ascoltando il risultato, ci siamo guardati e ci siamo detti: “perché non realizzare un disco?” e poco dopo, ancora: “perché non formare una band?”. Così sono nati i Troquet. 

Troquet è francese, giusto? Cosa c’è dietro il termine e perché avete scelto questo nome per la band?

Esattamente, Troquet è francese e significa bettola, baretto, bar di bassa frequentazione. Il nome è stato suggerito da un amico che ha immediatamente colto la nostra identità musicale! Il disco è nato tra lo studio e il bar, proprio per questo ci chiamiamo Troquet.

Una delle vostre influenze stilistiche più evidenti è quella di Fred Buscaglione, pioniere del cantautorato italiano. Noto una particolare somiglianza tra il vostro stile e quello di un Willie Peyote, ispiratosi più volte a Buscaglione nei lavori precedenti, è possibile che anche lui sia una vostra fonte d’ispirazione? 

In realtà c’è poco di Fred Buscaglione all’interno dell’ep. L’unica traccia dove si può trovare un riferimento chiaro ed evidente, è il singolo Ultimo Drink. La citazione è avvenuta in maniera quasi casuale, accostandoci ad un brano che a livello narrativo, interpretativo e musicale poteva ricordare il cantautore, ma in realtà è il funk a farla da padrone in questo ep. Per quanto riguarda Peyote, pollice su! Sicuramente è un artista davvero poliedrico e che merita tanto, ma non credo possa averci influenzato consapevolmente. Sicuramente abbiamo notato anche noi delle affinità con alcuni brani realizzati da lui, in fondo arriviamo tutti dalla musica black e da un modo di interpretare la scrittura che sta a metà tra il rap e la canzone d’autore. Sarebbe molto interessante collaborare con lui un giorno!

Cosa significa per voi l’uscita del vostro primo progetto? 

Significa buttarci nella musica e capire la direzione che vogliamo prendere. Significa ricerca di suono e di parole. Il primo progetto è sempre un tentativo per arrivare ad avere un’idea chiara del nostro suono e del nostro stile. Spesso non basta un primo disco, ma ne servono tre, quattro… È un percorso lungo e a tratti pesante, ma per noi resta sempre la cosa più bella del mondo. Oltre a questo, il primo disco sta sicuramente a significare il fatto che noi ci siamo. Il disco siamo noi, e noi siamo il nostro disco!

Ma quante parole d’artisti, tu lascia girare ‘sti dischi, versa sto whisky, prenditi i rischi e vai!
La tematica del Bar, visto come luogo di disavventure e addirittura amori, è una sorta di ricerca dell’apparente semplicità della vita in pieno stile Fred Buscaglione? 

Il bar è un luogo curioso, controverso ed affascinante. È un luogo che noi conosciamo bene, perché ci siamo cresciuti. Il fascino di un bar sta appunto nella semplicità che ognuno gli attribuisce. È il classico luogo scontato che però, quando chiude bottega, ti lascia con l’amaro in bocca. C’è sempre, dentro di noi, un pezzetto del bar in cui siamo cresciuti. L’80% della musica italiana è stata scritta bevendo ad un bancone, oppure pensando a una donna incontrata in un caffè. Questo brano è una dedica a questo luogo ricco di umanità e di semplicità. Un luogo dove prendersi i propri spazi e sentirsi se stessi senza vergogna. Un luogo simbolo di libertà! 

Sappiamo che il 31 gennaio avete presentato il progetto a Milano, quali sono i prossimi step 

Il 31 gennaio abbiamo presentato ufficialmente il nostro progetto presso lo spazio Salice a Legnano (MI). Il concerto è stato molto emozionante e ricco di pubblico, infatti ci teniamo a ringraziare tutti i presenti, dal primo all’ultimo. Da qui in avanti abbiamo intenzione di consumare questo disco. Usciremo con altri singoli estratti da questo ep e faremo sicuramente un tour di date per portare le nostre canzoni il più possibile vicino alle persone. La nostra musica ha un duplice obiettivo, raccontarvi la ribellione e farvi ballare! Da oggi l’osteria Troquet è ufficialmente aperta! 

Leggi anche:  Educazione Sabauda: l'anticonformismo firmato Willie Peyote
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Studente universitario in costante ricerca di ciò che lo riesca a stupire. Amante, non schizzinoso, della musica in tutte le sue sfumature.
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