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Recensione

Ghali, il suo test del DNA è falsato

Era uno dei progetti più attesi, la curiosità è durata un anno intero e viene colmata già ad inizio 2020. La partecipazione in qualità di ospite al Festival di Sanremo, che non è passata inosservata anche grazie allo show pre-esibizione, ha sicuramente contribuito ad aumentare il valore (commerciale e non) dell’artista affermandolo tra i più grandi in attività. Proprio come recita il maxi-cartellone posto in pieno Corso Buenos Aires a Milano, DNA è il nuovo album di Ghali, pubblicato per Sto Records/Warner Music, disponibile dal 20 febbraio.

Strumentali

Rispetto al progetto precedente interamente curato da un unico produttore (Charlie Charles in Album), Ghali si ripresenta sulla scena con un disco che è passato in mano a diversi beatmaker, uno su tutti: Mace. Questa scelta si rispecchia anche nei brani che suonano leggermente eterogenei, ma sicuramente non è un difetto. All’interno respiriamo aria europea e non, DNA è sicuramente destinato a varcare i confini nazionali, anche grazie alle collaborazioni estere che troviamo (Soolking e Mr. Eazi). Tra le righe dei riconoscimenti, citiamo gli altri produttori che hanno lasciato trasparire tutto l’impegno dietro la produzione finale che viene dato in pasto agli ascoltatori: Sick Luke, tha Supreme, Ava, Venerus, Swan, Canova, Zef, Merk&Kremont, MB, Mamakass, Bijan Amir e lo stesso Mr. Eazi. Un numero così alto di produttori per 15 tracce potrebbe essere un azzardo, ma in questo caso si tratta di professionisti che hanno dato sicuramente un’identità diversa ad ogni brano: ogni tratto del DNA è chiaramente definito.

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Voto 8/10

Testi

Ahimè, i testi sono il punto debole del disco. Pochi contenuti e, quelli che ci sono, non sono neanche tanto approfonditi. Troviamo tanti bei aforismi, probabili frasi da Baci Perugina o status nei social, ma sicuramente Ghali ci aveva abituato a ben altri testi. I tanti temi che hanno sicuramente influenzato la sua esperienza, quali l’immigrazione, le diverse sfaccettature di una relazione, il razzismo, vengono sfiorati appena per essere poi sommersi dal drop che piace tanto ai disc-jockey. Spiace non poco, poiché è un artista che ha tantissimo da raccontare e siamo certi che non sia tutto già esaurito a questo punto della sua carriera. Più Fast Food, meno Jennifer.

Voto 5/10

Stile

È tra i prodotti musicali più freschi che l’Italia potesse ricevere. Ogni brano ti entra in testa, senza se e senza ma. Un sound curato nei minimi dettagli che rende Ghali uno dei migliori hitmaker italiani. Lo sanno bene le aziende che si affidano a lui per i propri jingle: proprio come ha fatto Vodafone con Cara Italia, questa volta è stata BMW a scegliere un suo brano, Good Times, per il suo spot. Musica da club, musica da tour, che ci fa già immaginare show unici nel suo genere per le date live. Molti sono potenziali tormentoni da radio, se affiancati a videoclip di qualità, in vista della stagione estiva. Il pop del disco ha superato le aspettative, il rap meno. 

Voto 8/10

Voto finale: 7/10

Il risultato non può che essere nel complesso positivo. Leggenda narra che il secondo album per un artista è sempre quello più difficile: alcuni superano l’ostacolo, altri subiscono il colpo. Questa volta, mai come prima, il target di riferimento è diventato il più variegato possibile e, probabilmente, questo lo renderà tutt’altro che un flop per i numeri e le classifiche. Ci aspettavamo un Ghali diverso, ma la risposta che ci diamo è che questi che per noi risultano “difetti” sono delle precise scelte e posizioni artistiche. Inutile dire che tra meno di un mese sapremo tutti i brani a memoria: è successo con i singoli, che sono le tracce migliori dell’album, succederà anche con gli altri. Non vediamo l’ora di osservare le sue doti da performer e, nel frattempo, continuiamo a muovere la testa al tempo di Boogieman.

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