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Intervista

La routine giornaliera di Ape in Alba meccanica

Ape

Il 13 dicembre 2019, Ape – al secolo Matteo Vergani – pubblicava il suo nono progetto ufficiale: Alba meccanica. La sua vena creativa sembra non avere più battute di arresto da quando, nel 2017, è ritornato a fare musica attivamente pubblicando Gemelli, in coppia con Asher Kuno. Da allora tre album ufficiali, un EP, tanti featuring e ancora più live in giro per lo Stivale. Tutto ciò non poteva che innescare la nostra curiosità, per cui abbiamo colto l’occasione di fare due chiacchiere con Matteo ad un paio di mesi dall’uscita dell’album. L’album è acquistabile in copia fisica su Kunetti Shop.

Buona lettura, ma prima mettete in play il disco!

Partiamo dal titolo dell’album: Alba Meccanica. Mi ricorda, ovviamente, il libro di Burgess e il film di Kubrick. Da cosa è nata l’idea dietro il concept del titolo e della cover?

Il richiamo al film e al libro è puramente lessicale, si tratta di uno dei miei film di Kubrick preferiti, ma racconta di un mondo che non mi appartiene, quindi sarebbe stato impossibile prenderlo come ispirazione. Il concept dell’album è il racconto di una giornata tipo di una persona qualunque, nello specifico io. Ogni pezzo si riferisce ad un orario e ad un momento preciso della giornata, si parte con Twingo che racconta di un rientro a casa alle 3 di notte, poi Cinque del mattino che racconta della sveglia alle 4:59, poi abbiamo Ieri e oggi, ora 7:03, sei già in pista magari in auto o in treno e pensi. Poi si passa alla sera, dopo il lavoro, con Luce della sera, ore 18 circa, mood da sfogo, ma in chiave positiva perché hai appena staccato dalla routine. Nausea è alle ore 20:00 quella comunemente identificata con il telegiornale, Margini e Glassfinger parlano del rap, quindi sono alle 21 e 22:30 quando sei con gli amici, in studio, al pub, ai parchetti, dipende. Il blocco finale è pura introspezione: Blue, Spunte blu, Viola vanno dalle 23:59 alle 2:00. Mi piaceva l’idea di scandire le varie fasi della giornata e di trasformarle in una sorta di racconto. Il riferimento all’Alba è legato banalmente alle mie abitudini, sono iperattivo e ho necessità di avere più tempo per fare tutte le cose che necessito di fare per “restare vivo”, quindi per me la giornata inizia realmente alle 4:59: prima tappa workout in palestra! La cover è a cura di Massimo Boda aka @ordinedeldisordine l’idea è quella del sole stilizzato, “meccanico”, mentre il resto dei richiami grafici e la traduzione delle barre in immagini. Con Boda ci conosciamo da tanto ma non lavoravamo assieme da un po’, per la parte visual ha fatto un ottimo lavoro.

Un tema che ritroviamo spesso nell’album è il tuo passato. Guardi ad esso con un po’ di nostalgia ma con nessun rimorso. Come mai il passato è uno degli argomenti cardini del progetto?

Perché il mio rap è basato sul raccontare esperienze e comunicare punti di vista e le esperienze arrivano dal vissuto, dagli errori, dalle sconfitte e dalle vittorie. Di per sé, parlare al passato crea un effetto nostalgia, in realtà la vedo più come consapevolezza di quello che è stato e soddisfazione nel poterlo raccontare. Guarda Ieri e oggi, la prima strofa racconta la serata tipo di quando avevo 25 anni (io e il resto de La Rinascenza), la seconda parla delle stesse persone ma ad oggi. Le cose cambiano, si evolvono, ma le persone restano. Oggi non abbiamo più le panche a Desio, ci troviamo all’ UNA SHOP a Seregno, abbiamo solo alzato il livello, ma il mood è lo stesso, solo che c’è stato un upgrade.

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Anche il modo di vivere e di comporre musica è cambiato radicalmente dagli anni ’90 ad oggi. È cambiato anche il tuo approccio nel creare nuovi brani? Raccontaci il tuo modus operandi.

Sicuramente è cambiato il modo di vivere la musica, il supporto fisico è quasi inesistente, i CD sono ormai fuori gioco ed i vinili sono diventati oggetti da collezione più che da ascolto, la gente ascolta chi vuole e ciò che vuole, il concetto stesso di album è superato perché ogni ascoltatore si crea (quando va bene) la sua playlist e sceglie cosa ascoltare (quando va male si ascolta le playlist fatte su misura dove ci entrano sempre gli stessi nomi, che sembrano quasi un unico brano che dura 3 ore…). Per chi fa musica questa è una cosa che va considerata, lo scopo è quello di arrivare a più persone, vale per tutti, anche per chi sostiene il contrario. La chiave è non snaturarsi ed adeguarsi senza perdere la propria identità. Ad esempio, condivido la necessità di fare album più corti, 10/12 canzoni, circa 30/40 minuti di musica e non di più. Questo permette di avere una migliore fruizione per chi ascolta, mentre per chi fa, il vantaggio è di poter gestire i progetti con più rapidità in modo da farne di più. Ogni volta che chiudi un progetto aggiungi un tassello alla tua evoluzione e quindi è importante, se uno non vuole mai smettere di crescere, continuare a produrre. Questo è oggi il mio approccio, fare musica programmando i progetti a 360° dalla tracklist alle collaborazioni, alla data di uscita. Continuo perlopiù a scrivere in macchina, ma in realtà ormai scrivo quando ne sento il bisogno e dove capita.

In Nausea, tu e Sgravo muovete una critica, su più livelli, della società italiana. Qual è la tua visione attuale su questa?

Siamo un bellissimo Paese con grandi individualità e tanta gente di talento, ma siamo ancora troppo condizionati da: invidia (e non competitività), qualunquismo, clientelismo, furbizia, per cui siamo ancora nella situazione in cui chi vale realmente fatica ad emergere in ogni ambito, mentre chi eccelle nelle quattro categorie che ho citato riesce ad arrabattarsi e va avanti. Vale nella politica, vale nel lavoro e ovviamente vale nel rap, che in quanto microcosmo è uno specchio della società contemporanea.

Se in Borghesia Suburbana – contenuta in The Leftovers – raccontavi la vita in provincia, in questo nuovo progetto ci sono tanti riferimenti alle difficoltà che ritrova un artista di provincia nell’emergere. Secondo te perché, nonostante la diffusione dei social, è ancora difficile per un artista “uscire” se non si trasferisce a Milano?

La difficoltà di uscire continua ad esserci, complice il fatto che oggi fare rap va di moda, quindi ci prova chiunque e c’è tanta saturazione. Cerco di seguire e restare aggiornato, ma è realmente impossibile seguire tutte le novità, anche volendo. Per uno di provincia, la difficoltà resta maggiore. Forse perché la puzza di provinciale ti resta sempre attaccata, forse perché manca quell’attitudine spocchiosa tipica della metropoli. La realtà è che tanti rapper forti che fanno base a Milano vengono da fuori e hanno scelto di stare a Milano perché hanno fame di farcela nel rap, perché a Milano ci sono le etichette, i contatti e le opportunità, ma Milano non è per tutti, se non sei in grado di adeguarti al mood e ai ritmi ti sbrana. “Milano stringe, alza la soglia ogni volta che scatti, ruba le idee le fa più grandi se ti sottometti”.

Passiamo alle collaborazioni. Come hai scelto i nomi che sono presenti nell’album?

Ho scelto di collaborare con Sgravo e Wiser Keegan perché durante le date che ho fatto nel 2018 e 2019 con Dead Poets di DJ Fastcut si è creato un bel rapporto, e mi faceva piacere l’idea di averli entrambi nel progetto. Alz fa parte del collettivo Olyo Bollente e da qualche mese stiamo collaborando nei live e nel progetto parallelo Gli altri (che include parecchi rapper e produttori della Brianza), la collabo è nata quindi del tutto spontaneamente da uno scambio di messaggi. Nello stesso pezzo (Margini) è presente anche Hydra (aka Sbrellitos Wayne) che è un bravissimo freestyler molto giovane di zona Como. Mi piace l’attitudine che ha e ho scelto di chiamarlo dopo aver assistito alla finale 2018 del Tecniche Perfette a Milano, dove ha vinto e mi ha impressionato per la scioltezza con cui uno ad uno ha battuto chi aveva contro. Alla fine, senza saperlo, abbiamo unito tre generazioni di rap nello stesso pezzo: 78/88/98. Con Omega Storie ci siamo conosciuti in occasione del Chyper organizzato da Blo/B circa 3 anni fa, mi è piaciuta la sua spontaneità ed il suo approccio “moderno” e “coraggioso” al rap, quindi appena ho terminato la prima versione di Viola sapevo che lui sarebbe stato il rapper giusto per completare la canzone. Con Federica Sala non ci vedevamo da parecchi anni, avevamo già fatto Ci confondiamo in Generazione di sconvolti e, appena ho terminato la registrazione delle strofe di Ieri e oggi, ho subito pensato a lei. Negli anni non solo ha continuato a cantare, ma ha anche iniziato a scrivere (ha appena pubblicato il libro di poesie A chi resta), quindi è venuta in studio con il ritornello scritto da lei e ha calato il jolly! Dee Jay Park è stato il primo che ho coinvolto, volevo gli scratch nel disco! Secondo me non possono mancare almeno in un pezzo. Con lui avevo già lavorato anche se indirettamente in un pezzo di Matt Manent (I giustizieri delle note) quindi è stato un piacere coinvolgerlo anche in Alba.

Passando al sound, invece, si nota che hai mantenuto la tua matrice classica, ma suonando effettivamente molto moderno. Con quale criterio hai scelto i beat?

Tutto è partito da FedeDSM che ha iniziato a mandarmi i suoi beat proponendomi di fare qualcosa assieme, uno lo abbiamo usato per Satriale#2, gli altri tre li abbiamo tenuti per quello che avrebbe dovuto essere un EP, ma poi abbozzati i tre pezzi è maturata l’idea del disco e quindi, per compensazione, ho iniziato a cercare produzioni con un taglio più contemporaneo. Io ascolto sia tanta roba “nuova” che tanta roba “vecchia”, non faccio distinzioni a priori, se una roba suona ed è credibile mi piace ed è inevitabile che ciò che uno ascolta finisca per influenzarti. Per la scelta dei produttori sono rimasto “in famiglia”, mi piace lavorare con persone con cui ho in primis feeling a livello personale, l’aspetto musicale viene dopo, quindi ho coinvolto: Apoc con cui lavoro da un pezzo, Ill Papi che fa coppia fissa con me nei live e che ha curato anche rec e mix, Flesha Diaz con cui volevo lavorare da tanto, Pj Neena della crew Olyo Bollente che è giovane ma ha un potenziale enorme e DJ Fastcut con cui la collabo procede già da un pezzo. Il master è stato invece affidato a Bassi Maestro che anche quando è dietro le quinte riesce sempre a dare un valore aggiunto i progetti.

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In Glassfinger dici che non esiste più una scena. Intendi che la gente, piuttosto che seguire un movimento, segue sempre più l’artista? Non pensi che ci sia più la cultura hip hop a legare il tutto?

La gente si affeziona agli artisti e segue gli artisti. Più si riesce ad essere “personaggi” più si riesce a bucare, questo vale per i rapper tanto quanto per i numerosi “giornalisti social” e affini. I cultori del genere sono in estinzione, purtroppo, sostituiti via via da fan schierati che sposano l’universo personale di un artista e alla fine tendono a mettere la musica in secondo piano, per cui, alla fine, se uno ha raggiunto una certa posizione la qualità della musica che fa e delle cose che dice passa in secondo piano. Oggi ci sono artisti con ottime visualizzazioni ma poi o non suonano in giro o se suonano floppano clamorosamente. Avere 50.000 o 5000 views fa differenza per i rendiconti mensili, ma non è garanzia di avere un seguito live. La vera differenza è con i numeri del mainstream. Per me conta la dimensione live perché sono a contatto con la gente, odio i rapper underground che scansano i fan. Io ci parlo, mi ci mischio, ci bevo assieme, ci passo tutto il tempo che posso, sono allergico ai backstage, ai privé, alle nicchie. Voglio confrontarmi con chi mi ascolta e soprattutto ho necessità di suonare live, di stare sul palco per dare e ricevere energia. La botta di adrenalina pre e post live sono la cosa più importante che mi tiene ancora attivo nonostante le merdate che girano nell’ambiente, a partire dal cosiddetto underground, pieno di finti umili che se la sentono peggio dei rapper “mainstream” di cui parlano male. Il lato positivo di tutta ‘sta faccenda è che uno sceglie dove posizionarsi e di circondarsi di persone con cui è in sintonia e là fuori è pieno di gente che stimo, rispetto, supporto o semplicemente ascolto. Per gli altri ho esaurito tempo e pazienza.

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Sempre in questo brano dici che si chiude un capitolo e che se ne apre un altro. Cosa ci riserverai in futuro? Stai già lavorando ad altri progetti?

Con Alba penso di aver raggiunto un ottimo livello, lo ritengo il migliore dei 9 dischi che ho fatto, sia per la qualità del lavoro sia per la trasposizione di quello che avevo in testa come contenuti e come colonna sonora. Il punto è che faccio tutto da solo, sono autoprodotto ed autogestito, quindi ogni progetto richiede tempo e fatica addizionale per la parte gestionale, che è altrettanto importante quanto la parte artistica. Per questo motivo, cerco di programmare le cose in modo da non andare in over! Quindi quest’anno lo dedicherò alle collaborazioni, ne ho già 8 in cantiere, ed alla gestione delle ristampe di qualche mio vecchio lavoro (….restate sintonizzati) ed ovviamente continuerò a portare in giro live Alba e tutto il repertorio con i miei classici. Come dicevo, la dimensione live è importante e per uno come me che non vive di streaming a grandi numeri, è fondamentale per raggiungere più persone possibili. La chiusura del capitolo arriverà con il decimo album, che idealmente prenderà forma nel 2021, ho un paio di idee agli antipodi, vediamo quale prende il sopravvento…
P.S.: ringrazio tutto lo staff de lacasadelrap.com e tutte le persone che stanno supportando Alba meccanica pompandolo in streaming, comprando il CD o venendo ai live, restate sintonizzati!

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Classe '89, divoratore seriale di dischi e serie tv. Scrivo di rap per passione. Faccio l'hater per hobby.
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