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Recensione

Hyst, Notturno in Mi vol.2: una vita in musica

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In data 14 febbraio è stato pubblicato per DOJO Music il nuovo lavoro di Tayo Yamanouchi, noto al grande pubblico come Hyst: stiamo parlando di Notturno in mi, Vol.2. Il progetto musicale è composto da soli 4 brani ed è, di fatto, la continuazione dell’omonimo volume 1, prodotto dalla stessa DOJO Music a settembre dello scorso anno.

Il nome dell’album non è casuale: si rifà a tutta la tradizione classica dei grandi lavori composti da Chopin, Debussy e Beethoven, rispettivamente: il secondo movimento del Nocturne di Chopin (in mi, per l’appunto), il Nocturne e il Clair de Lune di Debussy ed, infine, la Moonlight sonata di Beethoven. Capiamo se i tre componimenti hanno influenzato l’intero lavoro del rapper, sia nei toni delle descrizioni narrative sia nei climi che riesce a generare.

Anche altri rapper hanno cercato di unire il mondo classico con quello del rap – leggi il nostro articolo per approfondire.

Strumentali

Il lavoro di Hyst in ambito di strumentali non è sicuramente da poco! Abbiamo pensato ad un rimando e all’utilizzo dei componimenti sopra menzionati: un voler riprendere e ricalcare l’accento sui grandi notturni della musica classica.

Attribuire questa lettura al progetto musicale di Tayo sarebbe quanto meno ingiusto; se è vero che nei suoi lavori riecheggiano i lavori dei grandi maestri della composizione, allo stesso tempo il rapper e produttore romano crea tutto di prima mano.

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Il titolo dell’album è spiegato nel fatto che le strumentali – e non la parte melodica del brano, comprendente la voce, che per forza di cose altera la scala musicale del brano – sono arrangiate sulla scala del Mi.

Come è possibile immaginare, il lavoro di ricerca e di produzione non è da poco e soprattutto implica una grande conoscenza della materia e della produzione musicale: Hyst è riuscito per questo a creare un connubio perfetto tra l’eleganza del classico e la perfezione metrica dell’hip hop.

Voto: 7,5/10

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Testi

Scrivevo dei silenzi, delle notti, annotavo l’inesprimibile. Fissavo delle vertigini. (Rimbaud)

La citazione presente delinea quello che è l’immaginario di Hyst nella stesura dei suoi testi: dobbiamo immaginare un uomo che, a fine della giornata, si trova a fumare la sua ultima sigaretta; sotto le note di un vecchio giradischi che fa risuonare la perfezione dei ritmi di Debussy, l’uomo ripensa a tutto ciò che lo costituisce come persona: le sue paure, le sue delusioni, i suoi stimoli.

Questo è ciò che il rapper ci racconta! Hyst annota su un foglio tutti i pensieri riguardanti le cose più disparate ed il risultato non è affatto male poiché, a tarda sera, tutti riflettiamo su ciò che ci è successo, nella giornata e nella nostra vita in generale.

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Abbiamo la descrizione di una vita: la forza di questo album è il riuscire a cogliere tutto questo in solo 4 brani e la loro successione, già dai titoli, risulta non essere casuale.

Voto: 7/10

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Stile

Questo disco non è per tutti: 4 canzoni, eppure tanta forza e tanto pensiero al loro interno. L’attitudine di Hyst è ricercata, non affrontando mai concetti banali e mettendosi a nudo di fronte ai suoi ascoltatori.

La musica è chiaramente una finzione narrativa, certo, ma è bello pensare (soprattutto nel rap) che i cantanti vogliano sfogare nei loro testi ciò che li rende fragili e un po’ più simili a noi: la bellezza di questo lavoro sta proprio in questo, cioè nell’essere una intima descrizione di sé.

I brani, pur essendo lunghi ed intensi, non risultano mai prolissi o con descrizioni ripetitive. Il rapper romano riesce a disegnare storie con colori sempre diversi: l’ascoltatore si perde nella dolcezza del suo parlare.

Voto: 7/10

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Voto finale: 7,2

Il Notturno in mi, Vol.2 è un disco che va ascoltato davvero, e Hyst ha composto un bel quadro artistico: bisogna approcciarsi però con estrema attenzione a questo progetto musicale, perché non abbiamo un rapper che utilizza punch-line dure e i suoni non risultano aggressivi, piuttosto abbiamo toni avvolgenti.

Hyst è la rappresentazione di Sisifo che nega quel fatalismo e affronta le assurdità della vita con l’armonioso sorriso di un combattente consapevole di essere più forte del suo destino.

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Conosci meglio

La musica mi accompagna sin dall'infanzia. Ho studiato la musica classica e lavorato sull'elettronica. Ogni suono è un colore sulla tela della quotidinità: "una vita senza musica non è vita."
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