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Recensione

After Hours di The Weeknd: artefice del proprio inferno

Dopo una lunga e faticosa campagna commerciale, The Weeknd ha pubblicato lo scorso venerdì il suo nuovo album, After Hours.

Neanche 12 ore fa, invece, ci ha regalato a sorpresa una versione Deluxe dell’album, contenente diversi remix e contenuti inediti.

Abel Makkonen Tesfaye (vero nome del cantante) questa volta non mira soltanto a conquistare le classifiche globali, questa volta vuole essere un’icona.

The Weeknd, prima della fine del 2019, approda su tutte le piattaforme pubblicando i singoli: Heartless, Blinding Lights e After Hours.

L’album After Hours è ambientato in un’accecante e peccaminosa Las Vegas, luogo dove sembrano concretizzarsi tutte le colpe del cantante. Si racconta dunque, l’intero processo di smarrimento che ha condotto Abel a toccare il fondo.

Testi 

Non è facile tornare con i piedi per terra una volta che hai toccato il cielo. Proprio dopo l’arrivo della fama, The Weeknd ha vissuto le sue ore più buie, e sono proprio queste quelle che vengono raccontate in After Hours. In questo album è Abel a parlare, di ciò che il personaggio pubblico di The Weeknd è riuscito a nascondere. Questo disco è un’ammissione di colpa e una richiesta di perdono da parte dell’artista. Abel, accecato dalle luci della fama ed offuscato dalle droghe, ha smarrito se stesso creando un incolmabile vuoto di solitudine e infelicità, che né i soldi e né le attenzioni del proprio pubblico possono colmare.

“Together we’re alone
In Vegas i feel so at home
(…)

I’m living someone else’s life
Surprising who I was inside’’

(da Alone Again)

Los Angeles, fredda città del peccato, è la meta che rappresenta il raggiungimento del successo e, allo stesso tempo, la corruzione morale dell’artista. Proprio quando Abel vuole fuggire dall’opprimente città, avviene un risveglio di coscienza.

“Well this place never what it seems
Take me out, LA
Take me out of LA”

(da Escape From LA)

Voto: 9/10

Stile 

Questo lavoro rappresenta l’intero percorso artistico di The Weeknd, un riassunto stilistico di tutto ciò che è stato fino ad oggi.

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Ritroviamo infatti nostalgici caratteri sonori risalenti alla produzione del 2015; per non parlare dell’importante influenza che ha avuto sull’artista la collaborazione con i Daft Punk del 2016, tutt’ora residua nel disco. Questo resoconto stilistico riesce abbracciare anche i gusti dei fan di lunga data del cantante.

Voto: 8.5/10

Strumentali 

Successivamente alla fenomenale collaborazione coi Daft Punk nell’album Starboy (2016), è cambiato qualcosa nello stile dell’artista canadese. Il sound elettronico, tendente al vintage, tipico del duo francese è stato assimilato e metabolizzato da The Weeknd.

After Hours è il connubio che lega il passato ed il presente del cantante, entrambi racchiusi in un unico disco senza perderne i singoli caratteri.

Le strumentali, prodotte da artisti del calibro di Metro Boomin e da The Weeknd stesso, mantengono sia il concept sound di Starboy, (ambientato negli anni ’80), sia quello dell’album che ha reso celebre l’artista, ovvero Beauty Behind The Madness (contenente all’interno la hit Can’t Feel My Face).

Voto: 8.5/10

Visual & Artwork

Non potevamo tralasciare la parte visiva del progetto. A partire dalla copertina dell’album, fino a tutti i video clip girati, Abel vuole lasciare una sua immagine ben precisa all’osservatore.

La parte oscura di The Weeknd è vestita di un appariscente rosso, accoppiato ad un elegante nero, evidentemente non un outfit che possa passare inosservato!


(Il vestiario e le location dei video fanno riferimento a Casino film del 1995 recitato da Robert De Niro).


Anche durante una performance live, il vestito del cantante è perennemente ricoperto dal suo stesso sangue, dovuto alle ripetute percosse. Tutto ciò è un costante ritorno, ovviamente, alla tematica centrale dell’intero album: l’eccesso. Il personaggio iconico che viene proposto è veritiero e di forte impatto, rappresenta visivamente l’ostentazione del vizio e la degenerazione morale della persona.

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Voto finale: 8,7/10

Che dire, After Hours è un progetto che stupisce per completezza e qualità. Viene sviluppata una trama coerente, raccontata non solo dai suoni e dalle atmosfere, ma anche dal personaggio ideato per l’intero progetto, che ne rappresenta l’essenza. L’album non lascia niente al caso, ogni tipo di ambientazione ed ogni tipo di testo, sono un chiaro riferimento al vizio, allo smarrimento di fede e all’implacabile senso di solitudine, nonostante la fama mondiale dell’artista.

Conosci meglio

Studente universitario in costante ricerca di ciò che lo riesca a stupire. Amante, non schizzinoso, della musica in tutte le sue sfumature.
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