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Digging in the web

L’evoluzione in un Voyage, ecco Abbandiera

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Torna Diggin In The Web, con l’unico obiettivo di dare uno spazio ai nomi più interessanti dell’underground italiano.
A Roma gira un nome, che pochi di voi avranno sentito: si tratta di Abbandiera. Nicola Duca, questo il suo vero nome, è un ragazzo classe ’96 originario di Trieste che da qualche anno si è gettato a gamba tesa nel rap game. Il 24 marzo 2020 pubblica il primo estratto dal suo misterioso progetto C7H5N3O6, un mixtape che vedrà la luce a breve. Voyage è il singolo che ha deciso di usare come biglietto d’ingresso per introdurci nel viaggio che ci porterà presto a visitare il suo mondo. Al suo fianco in questo debutto, troviamo l’amico e produttore Akira Beats, che lo sta accompagnando in questa odissea musicale, che chissà in quali spiaggia lo farà attraccare…

Vorrei iniziare con una domanda semplice ed introduttiva. Chi è per te Abbandiera? È un alter ego con il quale comunichi, oppure non c’è differenza tra la tua musica e te stesso?

Inizialmente, Abbandiera era quel lato di me che non riuscivo a condividere con altri, tra le mie varie riflessioni, pensieri e stati d’animo, di fatti ero gelosissimo di ciò che scrivevo per la paura di poter sembrare fragile alle orecchie di chi avrebbe ascoltato. Con il tempo ho notato che più lo facevo, più mi sentivo libero da tutti quei pesi, pensieri e preoccupazioni ed il rap è diventato un po’ come il mio sacco da boxe, riusciva ad alleggermi di tutti quei macigni che vestivano le mie spalle. Quando ho iniziato mi sono chiesto molte volte chi fosse Abbandiera e ho capito che non era un personaggio, ma la mia ombra. Gira con me, ed è in tutto quello che faccio, quando lavoro, quando vado a fare la spesa, quando esco con gli amici, sempre. È quella parte di me che si porta dietro tutte le esperienze, i ricordi che ho vissuto da Trieste in giù, come dice la Carrà. Ironia a parte, è quella parte di me che vuole denunciare e mettere in discussione ogni cosa, sia ciò che non riesce ad accettare che ciò che pensa di tollerare o addirittura condividere. Non faccio Gangsta rap, Trap o altro, perché non riesco a fare a meno di dire la mia, Abbandiera è me nel contesto dell’Hip Hop. Per me è ovvio che non ci sia differenza tra Nicola e Abbandiera: il primo è reale e vive nel mondo reale, il secondo è l’artista che mette in gioco le sue conoscenze in base all’evenienza.
La mia voglia di evolvermi, di aggiustare ciò che è rotto, cambiare ciò che è sbagliato, di condividere il male o il bene con gli altri, oltre al bene che fa a me stesso scrivere, ha trovato il suo baricentro nella musica, l’unico luogo in cui Nicola e Abbandiera possono coesistere.

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Perché hai deciso di presentarti al pubblico con questo singolo, ma soprattutto, come mai hai inserito un ritornello in francese?

Ho scelto questo singolo perché rappresenta un viaggio, come dice il titolo Voyage, ho cercato di mettere insieme le mie esperienze di vita e unirle a diversi film che penso molti abbiano visto. Il titolo della canzone è più un metafora, non un invito a viaggiare ma un invito a conoscersi meglio, a scendere nel particolare di ciò che siamo.
Akira Beats ha colto in pieno il significato di questo singolo creando uno dei migliori beat di sempre; è difficile trovare un ordine nel caos e lui ha chiuso il tutto con un equilibrio sconcertante a mio avviso. Il ritornello in francese è nato dalla mia voglia di conoscere fino a fondo chi ho intorno, le loro culture, lingue e paesi, che siano dialetti o modi di dire, quindi mentre scrivevo il pezzo mi sono detto “be’, perché non un ritornello in francese”? E niente, eccoci qua!

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Dalla tua bio leggo che il producer a cui ti sei affidato per Voyage è una persona che conosci da svariati anni. Come è nata la tua intesa con Akira?

L’intesa con lui c’è stata da subito, con il tempo non ha fatto altro che andar crescendo, per me Akira è un amico, un grande amico.
Con Stefano ci conosciamo ormai da anni, l’ho conosciuto grazie a Nicolò Marano, videomaker romano che mi portò a registrare in studio per la mia prima volta. Quel giorno ho conosciuto una gran persona, prima che un gran produttore. Mi trovai bene da subito.
Le prime volte che andavo in studio non ero molto pratico, mi viene da ridere pensando a quando entravo e gli facevo sentire il pezzo, mi diceva che era una bomba; poi mi mettevo difronte al mic la cantavo in un altro modo e si arrabbiava, mi ha fatto tanto bene. Con il tempo grazie a lui mi sono evoluto, ho fatto esperienza e mi ha insegnato tanto. La cosa più importante che mi ha dato però è una strada da seguire, la mia yellow brick road. Quel tipo di strada che conduce al sogno. Ha sempre creduto in me e sarà sempre capace di tirare fuori il meglio da quello che sono.

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Una citazione che mi ha incuriosito è stata “che una vita in viaggio appaga” che secondo me si lega bene a “il viaggio più costoso non ha una cifra, solo un corpo”. C’è una meta in questo tuo viaggio?

La prima frase parla del bisogno di evolversi, di cogliere nuovi o diversi significati alle cose, di trarne delle nuove esperienze. Avete presente quando vedete un film e vorreste che non finisse mai? Ecco, vivo la mia vita come se fosse quel film e cerco di non perdermi nessun secondo, nessun momento. A volte diamo troppo peso a ciò che ci sta accanto e meno a ciò che ci succede, se ripenso a quante volte ho fatto questo errore rimpiango il fatto di non aver apprezzato entrambe le cose. È inevitabile sbagliare e meno male. Ho sbagliato così tante volte che sarebbe da ipocrita dire agli altri che non è giusto, non vorrei essere drammatico, ma per me l’ultimo viaggio è quello che mi porterà a capire.
Nella seconda citazione:

Il viaggio più costoso non ha una cifra, solo un corpo

intendo dire è che l’ultimo viaggio lo fa l’anima; essa porta con sé tutta la nostra evoluzione, l’idea dietro la frase è quella di creare una domanda nella testa dei miei ascoltatori. Sicuramente è legata a delle occasioni perse o alla continua ricerca di evoluzione. C’è una frase di un film che dice:

ecco cosa amo della musica, una delle scene più banali all’istante viene investita da un significato. Tutte quelle banalità ad un tratto si trasformano in perle, una collana di perle preziose, grazie alla musica.

La meta in questo mio viaggio non è il luogo di arrivo, è il continuo camminare, viaggiare, figurativamente parlando, tra i libri, tra le culture, tra le società, tra i paesi e così via.
C’è una frase di J. Cole all’interno del brano Change, e dice:

life is all about the evolution

Secondo me è il valore che dai alle cose che dà alle cose il peso che hanno. Per me, viaggiare è essenziale perché nella vita ruota tutto intorno all’evoluzione, quindi non ho potuto pensare ad altro che a Voyage come mio primo singolo.

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Visto che in questi tempi nefasti siamo reclusi in casa ed il tuo singolo parla invece di viaggi, secondo te è possibile crescere, perdersi o ritrovarsi all’interno di un luogo così concentrato?

Ricordo ai lettori che quando dico viaggi è una metafora, non l’atto pratico dello spostamento.
Sono sicuro che sia possibile crescere, perdersi e ritrovarsi anche all’interno della propria camera, anzi soprattutto in un periodo come questo. Abbiamo la possibilità di apprezzare cose che magari prima non vedevamo, se non di rado. Voglio fare un esempio di un libro che ho letto all’incirca alle medie, dal titolo Novecento, dal quale hanno anche tratto un film che vi consiglio di vedere. Parla di un bambino che nasce e vive su una nave senza mai uscirci, la stranezza è che conosce tantissime cose. Viaggia tra i ricordi e la mente delle persone, dei loro racconti, si informa come se la mente fosse la sua pancia e non sia ma stato sazio. Novecento era in grado di raccontare di luoghi, di culture che non aveva mai visto, eppure avrebbe convinto anche uno del posto che ci fosse stato realmente. Noi, ora, senza dubbio siamo usciti dalla nostra “comfort zone” e questo deve stimolarci a conoscere i nostri limiti e superarli. Tutto questo ad esempio mi ha portato a dedicarmi a diversi progetti.
La ricerca di se stessi è il viaggio più lungo e più impegnativo che si possa fare, ora mi sto impegnando a fare quello che dovrebbero fare tutti, cioè stare a casa.

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Immagino che questo singolo sia solo la punta dell’iceberg, visto che al momento di tuoi progetti ufficiali non ce n’è traccia… Cosa dobbiamo aspettarci? Puoi farci uno spoiler?

Sì, è vero, Voyage è solo l’inizio del viaggio, solo la punta dell’iceberg. Infatti, è uno dei due singoli estratti da un mixtape che uscirà la settimana prossima. Ho diversi progetti di cui mi sto occupando e voglio dire a chi mi segue che ci siamo, tra poco potranno partire tutti con me. Il titolo del mixtape è C7H5N3O6, una formula che se sei un chimico ovviamente riconosci, altrimenti vi invito simpaticamente a cercarla su internet.

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Ne approfitto per ringraziare Lacasadelrap.com dell’intervista.
Spero di aver trasmesso a chi mi segue o chi mi seguirà una parte di me e della mia evoluzione.
Detto ciò, “Bon Voyage”.

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Il mio primo incarico fu quello di costruire le navi che portarono gli Achei a Troia, ma con la crisi che c'è, ho preso a farne solo di carta e di dimensioni microscopiche. Assidua mangiatrice di lasagne e libri. Probabilmente sono l'anima gemella di Hannibal Lecter. Dite Mellon ed entrate.
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