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Intervista

Nati Diversi: la nuova fatica di Gianni Bismark

Gianni Bismark cover album NatiDiversi m

È disponibile da oggi, venerdì 27 marzo, il nuovo album di Gianni Bismark: Nati Diversi. Il disco è stato anticipato dall’annuncio della formazione di produttori e rapper presenti nei 12 brani che compongono il progetto. Tedua, Geolier, Franco126 e Quentin40 ci hanno messo la penna, mentre G Ferrari, Chris Nolan, Sick Luke, Drone126, il duo Enemies e i 2nd Roof si sono occupati delle produzioni. Tutte le collaborazioni, ha raccontato Gianni nel comunicato stampa che ha anticipato la pubblicazione, “Nascono da una sincera stima reciproca, ma ancora di più da una comune volontà di ricerca e affinità di intenti”.

Nati Diversi, seguito da Bomba Dischi, rappresenta un’evoluzione artistica rispetto al precedente “Re Senza Corona”, alimentata dal desiderio di superare alcuni confini musicali e sperimentare nuove sonorità e approcci. Il titolo del progetto, invece, è stato così spiegato dall’artista: “È un omaggio a tutte quelle persone che si sentono vere in un mondo troppo spesso oggi fatto di costruzioni e finzione. Viviamo circondati da falsi ben costruiti che si mostrano ogni giorno sui social network in un modo, ma che nella vita reale non assomigliano affatto ai personaggi che si sono costruiti”. Curiosi di addentrarci nel mondo e nella musica dell’artista romano, ci abbiamo fatto due chiacchiere.

Nati Diversi rappresenta un cambiamento nella tua musica rispetto ai lavori precedenti. Si tratta di una semplice scelta stilistica?

Ho composto il disco come facevo prima, sento cosa mi trasmette il beat e ci scrivo sopra. Per il resto sì, ho apportato sonorità nuove, ma che avevo già sperimentato in Re Senza Corona in brani come Università e Anni ’70. Lì erano sfumature, nel nuovo disco ho acquisito la maturità per andare oltre il Gianni Bismark conosciuto fino ad ora.

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Le parti cantate e, più in generale, un differente utilizzo della voce caratterizzano questa evoluzione. Come ti sei trovato? Pensi che questa componente possa iniziare a caratterizzare la tua musica in futuro?

Sì, questa è la principale differenza. Sono cambiati il tono e la struttura della voce. Prima cantavo “basso”, ora ho iniziato ad “aprire” un po’ di più. Non volevo un Re Senza Corona parte due, volevo fare un passo avanti. Questo cambiamento è da attribuire anche a Franchino, che mentre registravamo Università mi ha spinto a provare il ritornello utilizzando la voce in maniera differente. Mi sentivo in soggezione inizialmente perché non ero abituato. In realtà la traccia è uscita una bomba e da lì ho capito che avrei potuto farne un punto di forza. In futuro invece non lo so, può essere che continui così come che riprenda ad utilizzare basi e tecniche prettamente rap.

Nella tua musica si sente tanto Roma e tu stesso hai sempre sostenuto che “Gianni è del popolo”. Ti piacerebbe fare arrivare la tua musica anche all’estero o è qualcosa a cui non pensi? Il fatto che sia così radicata rappresenta un limite da questo punto di vista?

È una cosa che mi fomenta in realtà. L’altro giorno leggevo i commenti sotto ad Università, il brano con Franchino, e vedere che c’era una persona che aveva interamente tradotto in inglese la canzone mi ha caricato particolarmente.  Magari sarà la musica stessa ad arrivarci prima ancora che ci arrivi a pensare io, in modo naturale insomma.

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Sei un appassionato di calcio e in questo disco ti trovi ad avere 10 compagni al tuo fianco, proprio come in una squadra. Che ruolo ti senti di avere in questo progetto?

Non mi sento di avere un ruolo, è come se fossimo in una tedesca. Tutti aspettiamo la palla giusta e facciamo il nostro meglio.

Riprendiamo la spiegazione che hai rilasciato nel comunicato stampa riguardo al significato di Nati Diversi. Il fatto di distanziarti da chiunque e tutto ciò che non ritieni vero, pensi possa limitare la tua visibilità?

No assolutamente. Questo rappresenta invece un punto di forza, perché so che le persone che ho intorno sono amici su cui posso contare.

Concentriamoci ora su alcuni brani. In San Francesco, il fischio che accompagna il beat è il tuo?

Certo che è il mio! Anzi tutta la melodia di quella canzone arriva da me. E si chiama San Francesco proprio per questo. Ero curioso di capire se la gente se ne sarebbe accorta… sono contento!

Sempre in San Francesco dici “Stavo meglio quando stavo in piazza, la mia vita adesso è proprio un’altra”. Cos’è cambiato rispetto a prima?

Il cambio l’ho percepito dal punta di vista umano. I rapporti sono più finti, non vedo trasparenza. Per dire, in Hotel o in qualsiasi altra situazione vengo accolto in un modo diverso rispetto a prima. Vengo accolto come Gianni Bismark e non come Tiziano Menghi, e questo non mi piace. Voglio continuare ad essere considerato una persona, non un progetto.

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In Gianni Nazionale il ritornello recita invece “Gianni sta in nazionale con quei suoi testi scritti nel quartiere”. Vuoi dire che fai parte della scena e che sei riuscito a costruirti un nome senza dover scendere a compromessi?

Esatto, nel senso che faccio parte di una certa cerchia mantenendo sempre il mio modo di scrivere e di raccontare le cose. Non sono mai cambiato.

Stiamo vivendo un periodo sociale molto particolare per l’emergenza Coronavirus. In che modo questo periodo ha condizionato le scelte fatte riguardo all’album?

Pensieri riguardo alla pubblicazione ci sono stati chiaramente, perché dopo aver lavoratoci un anno è normale che sia così. Ma abbiamo voluto rimanere sui nostri passi, anche perché non si sa quanto andrà avanti tutto ciò. Il disco era pronto ed era un po’ che non pubblicavo nulla, quindi abbiamo continuato per la nostra strada. Non mi sono preoccupato dei numeri, non mi interessa, volevo farlo uscire e sono contento così.

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