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Intervista

Il silenzioso discorso di uno spartito: DJ Myke

DJ Myke

Il 17 marzo 2020 DJ Myke sorprende tutti pubblicando la sua raccolta di basi su Spotify. Acustico, Elettrico, Hocus Pocus e molti altri dei suoi lavori sono stati messi a disposizione da Marco Micheloni – vero nome dell’artista -, per chiunque avesse voglia di registrare le proprie strofe. Una challenge volta a coinvolgere artisti emergenti e non, invitandoli ad immortalare in un video rap la loro performance e ricondividerla via stories o feed su Instagram, Facebook, Twitter, Tik Tok, taggando l’artista e utilizzando l’hashtag #iorappoacasa. Non potevamo non contattarlo per saperne di più e approfittarne per avere notizie su come sta passando, una tale mente creativa, le sue giornate di quarantena.

Posti spesso su Instagram video di te che scratchi in giro per i boschi e luoghi naturali, ed ora pur vivendo in una delle città più fuse con la natura d’Italia, immagino tu sia costretto comunque in un ambiente artificiale. Trovi sia limitante, a livello artistico, riuscire a trovare ispirazione, in un ambiente così piatto e statico?

Penso sia limitante non uscire per i boschi, nel senso che comunque io vivo molto al chiuso, e la possibilità di avere la natura, il verde sotto casa, la libertà di estraniarmi da tutto per me è vitale. In questo momento il mio più grande limite non è quello artistico, ma proprio quello vitale. Non è il fatto di fare gli scratch all’aperto che fa differenza, ma è la libertà di pensare di poter andare dove e quando si vuole che mi manca, il pensiero vola anch’esso fino a che le ali glielo concedono.

Te lo chiedevo perché nelle tue basi trovo grande profondità, ci sono parole silenziose che raccontano per te. Ti ricordi con la prima base che hai fatto cosa volevi dire?

Ti ringrazio! Per me il messaggio è importante, a volte anzi fatico a far capire che il “messaggio” non deve essere per forza “pesante”, a volte mi si vede troppo serioso, invece è tutto il contrario. Per me la “serietà” nella musica la fa la creatività pura, io sono oscuro fuori perché sono coloratissimo dentro, ho sempre mille idee, e quello che ho voluto dire e che voglio sempre dire nella mia musica è semplicemente “buonasera, io sono djMyke ed oggi ti porto – che ne so – nello spazio, in un deserto, al mare, in una giornata di pioggia“, io la musica la vedo così, la colonna sonora della vita di tutti.

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Sono stata sempre affascinata dagli “Schiavi” o “I Prigioni” di Michelangelo per via del parallelismo con “Potenza e atto” di Aristotele. L’incompiuto più che l’incompleto… C’è qualcosa che hai voluto lasciare così, come pura potenza? Forse anche nei tuoi progetti pubblicati…

Mio papà era uno scultore, questo parallelismo con Michelangelo mi piace molto, trovo che tutto, almeno quel che faccio io, sia incompiuto. Il segreto di un “artista” – odio questa parola (artista) più di ogni cosa, ma la dico lo stesso – è quello di dire “ok, basta così”. Sta lì il difficile, non è mai troppo o troppo poco, serve il giusto ed ognuno lo ritrova in sé. Fare un album, un progetto, un qualcosa di creativo è proprio questo: creare spazi, dire “basta così”! Una tela bianca si può riempire all’infinito e diventa caos, troppo poco e rimane bianca. Il divario tra arte e fuffa è relativo, come lo spazio/tempo incompiuto? Sunshine EP, poteva essere un album, ma è stato meglio come EP.n.d.r.

Per Aristotele, potenza ed atto, erano concetti fondamentali per comprendere il cambiamento. Ogni cosa è in origine pura potenza che con il tempo diviene atto. Tuttavia non sempre questo cambiamento avviene, ma allo stesso modo nella potenza risiede l’atto stesso. Un esempio più esaustivo può essere il seme: la pianta è trasformazione del seme, ciò significa che il seme è un albero in potenza; può germogliare e diventare albero, come può non germogliare e non diventarlo. In questo caso gli Schiavi o Prigioni di Michelangelo riprendono tale concetto in una forma ancora più comprensibile. Nel blocco di marmo (potenza), diceva Michelangelo, è già insita l’opera (atto) che ne verrà scolpita, basta rimuovere il superfluo.

Sono invece incappata in una citazione che diceva: “Cosa c’è nell’uomo che lo porta ad essere così attratto dal voler andare sempre più in alto?” (scalare montagne-volare-costruire grattacieli) che mi ha ricordato “Myke dammi una base che io ci metto un’altezza, li colpiremo in profondità”. Cos’è che ti attrae? Cosa cattura la tua curiosità, quella scintilla che fa accendere la tua immaginazione?

Tutto il mondo, la confusione e il vuoto. Icaro voleva arrivare al Sole con ali di cera. A me piace andare oltre, oltre me stesso, non mi è mai interessato millantare senza saper fare, ho sempre preferito rischiare, che poi se non rischi nella musica, nelle idee creative non capisco dove sia lo stimolo. Non ho mai capito da dove scaturisse la cosa, per esempio mentre scrivo questa intervista mi è venuta un’idea per un beat pensando a Icaro :) Davvero, non so da dove sgorghi, quello che so è cosa non mi piace: emulare! Anche se fossi sicuro del risultato non ci riesco. Sono “strategicamente” sciocco? Può darsi, certo.

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Pubblicando le strumentali su Spotify hai dato la possibilità a tanti emergenti di esibirsi su un tuo lavoro partecipando alla challenge #iorappoacasa. Tra tutti i ragazzi che hanno partecipato, ce n’è qualcuno che ti ha colpito particolarmente? Nell’ambiente, in generale, invece c’è qualche nome che ha attirato la tua attenzione?

L’idea è nata da Stefano MarvelMex, mi ha chiamato un pomeriggio e mi ha detto: “prepara i beat che facciamo rappare tutti”! Io gli ho risposto: “Oh Ste, ma i miei beat sono tanti…” E lui: “Meglio così”. Da qui è nato #iorappoacasa, i ragazzi stanno rispondendo bene, ancora non so perché mi servirà qualche ascolto per farmi un’idea, ma ovviamente qualcuno c’è. Diciamo che comunque, pubblicare 6 album di strumentali è stata una bella cosa, unica nel suo genere.

Come nasce l’idea di pubblicare tutte le strumentali? Immagino sia stato “difficile” renderle pubbliche, quasi nude.

L’idea in realtà c’era da tempo, perché pubblico sempre strumentali sui vari canali, quella di pubblicarle tutte e su Spotify è stata, come dicevo, di Stefano. La cosa è anche più semplice, perché essendo mie non devo chiedere nulla a nessuno, senza nulla togliere ai brani ufficiali che amo ed amerò alla follia fino alla morte. La musica da sola a volte dice molte, ma molte più cose, infatti molte persone sono rimaste stupite dalle mie strumentali perché forse non ci “avevano fatto caso” (ahahahah).

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Se invece dovessi scegliere tre delle tue basi preferite tra quelle che hai pubblicato, quale sarebbero?

Scegliere fra le basi è come chiedere ai genitori a quale figlio si vuole più bene! Diciamo Darkness, Sunshine, Ti ucciderò all’alba.

C’è qualche progetto in cantiere? Qualcosa che magari hai anche già anticipato sui tuoi social?

Sì, se i 7 Cavalieri dell’Apocalisse ce lo concedono forse (hahahah), la situazione da noi è molto pesante e spero che si possa risolvere tutto e al meglio, lo dico solo per farmi coraggio, perché pensando a nuovi progetti a volte mi prende un po’ di magone. Comunque sì, e sono svariati, due su tutti:
– disco nuovo con rapper
– vinile battlebreak nuovo con sorpresa!Ascolta qui la playlist: THE INSTRUMENTAL EXPERIENCE – DJ MYKE


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Il mio primo incarico fu quello di costruire le navi che portarono gli Achei a Troia, ma con la crisi che c'è, ho preso a farne solo di carta e di dimensioni microscopiche. Assidua mangiatrice di lasagne e libri. Probabilmente sono l'anima gemella di Hannibal Lecter. Dite Mellon ed entrate.
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