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Recensione

Nati Diversi: evolversi senza snaturarsi

Nati Diversi, il nuovo disco di Gianni Bismark, è fuori da venerdì 27 marzo. Ad un anno di distanza da Re Senza Corona, il rapper romano torna con un progetto meno crudo, ma non meno genuino. Sin dal titolo ha infatti voluto mettere le cose in chiaro, Nati Diversi è un omaggio a “tutte quelle persone che si sentono vere in un mondo troppo spesso oggi fatto di costruzioni e finzione”.

Il cambiamento, di qualunque tipo esso sia, genera spesso paura. L’uomo tende a preferire ciò che gli è familiare, ma la stasi alla lunga non può che portare ad un’ involuzione. Gianni ci ha detto, innanzitutto, che non voleva portare un RSC parte 2. Da qui il cambiamento, che però non ha in alcun modo intaccato la penna del  ragazzo.

Il disco è stato anticipato dall’annuncio della formazione di produttori e rapper presenti nei 12 brani che compongono il progetto. TeduaGeolierFranco126 e Quentin40 ci hanno messo la penna, mentre G FerrariChris NolanSick LukeDrone126, il duo Enemies e i 2nd Roof si sono occupati delle produzioni. Tutte le collaborazioni, ha raccontato Gianni nel comunicato stampa che ha anticipato la pubblicazione, “Nascono da una sincera stima reciproca, ma ancora di più da una comune volontà di ricerca e affinità di intenti”.

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Testi

Nati diversi rappresenta un passo importante nel percorso di Gianni. Il cambiamento c’è stato ed è innegabile, ma l’essenza del rapper romano è rimasta invariata. Gianni Bismark è Tiziano Menghi prima di tutto, concetto espresso in rima in Quello Vero:  “So’ Tiziano, mica Gianni, Guardami nell’occhi quando parli” e che ha tenuto a ribadire nella nostra intervista.

Quando persona e personaggio coincidono è inevitabile che i racconti risultino così veri. Gianni non ha minimamente snaturato il suo essere, si è solo raccontato con una vera più malinconica. La scrittura dal forte stampo autobiografico è rimasta invariata, così come il linguaggio e l’attitudine. I racconti provengono difatti dallo stesso Gianni di RSC e con in sfondo le stesse strade e piazze romane. Probabilmente Tiziano è più maturo, ma con la stessa spontaneità e schiettezza che lo hanno contraddistinto.

Voto: 7/10

Strumentali

Le produzioni rappresentano uno dei fattori che hanno più condizionato il cambiamento del rapper romano. Giocare maggiormente con la voce e lasciarsi trasportare da vibrazioni perlopiù nostalgiche sono fattori che dipendono anche dalla scelta delle strumentali. Gianni ci ha infatti raccontato che il processo di scrittura è avvenuto come di consueto, ossia ascoltando la strumentale e facendosi accompagnare dalla stessa nella stesura. Il suono è sicuramente più dolce, probabilmente anche più accessibile, ma senza cadere mai nel pop standard fatto ad hoc per arrivare ad un pubblico più ampio. È inoltre caratterizzato a più riprese dall’influenza della musica romana, la quale rappresenta una fonte di ispirazione per diversi artisti presenti nel disco.

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Voto: 7/10

Stile

L’immaginario di riferimento è fatto di stornelli e cantautorato romano e della genuinità di un ragazzo di quartiere come tanti, proprio come a lui stesso piace definirsi. L’attitudine e la credibilità del ragazzo riescono a colpire in un periodo in cui gli artisti sono persone nei panni di un personaggio, persone che associano alla propria musica un’immagine da rappresentare che non è mai totalmente autentica. Se ci aggiungiamo la chitarra di Gabriella Ferri, le vie di Roma e i racconti di un ragazzo di quartiere, il quadro può definirsi più che suggestivo.

Voto: 7,5/10

Voto finale: 7,2/10

Riuscire ad evolversi rimanendo sé stessi non è da tutti e rappresenta sicuramente un punto di forza di questo progetto. La piega malinconica presa dall’artista ha sicuramente fatto storcere il naso ad alcuni, ma è il prezzo che si paga quando si decide di evolversi. Probabilmente questo disco dirà a Tiziano se ha trovato una dimensione definitiva, per ora ci limitiamo ad apprezzarne l’evoluzione.

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