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Recensione

Chilombo, The Wild Beast di Jhené Aiko

È uscito il terzo album di Jhené Aiko, Chilombo: una raccolta di venti tracce ispirate dall’isola Hawaii, (paese d’origine di alcuni antenati di Aiko) e dai suoi paesaggi naturali. Il titolo dell’album Chilombo è un omaggio al cognome dell’artista.

Chilombo traduce “wild beast”, che tradizionalmente rappresenta forza e fiducia in se stessi, posizione attuale dell’artista che si ritrova in un momento interiore sicuro e forte. Attraverso tutto l’album, l’obiettivo è di offrire all’ascoltatore un’esperienza contrastante di dolore e bellezza, associato all’amore e la rottura. Si dice che il fulcro dell’album sia concentrato sulla fine del rapporto tra Aiko e Big Sean, i due che sembrava vivessero la relazione perfetta, (l’artista si fece tatuare il viso di Sean su un braccio, e pubblicò pure un album insieme, Twenty 88). Si separarono nel marzo del 2018.

Jhené Aiko ha annunciato anche un tour in Nord America, che inizierà il 1 maggio 2020. Le 33 date del tour saranno supportate dall’ospite speciale Queen Naija.

Strumentali

Le venti canzoni vengono tutte accompagnate dalle tradizionali campane tibetane di cristallo di quarzo, per creare un effetto meditativo e rilassante, dove ogni singola chiave musicale rappresenta una vibrazione che è legata a i diversi chakras.
Pu$$y Fairy (OTW), per esempio utilizza la campana con la chiave D, che rappresenta il chakra che governa gli organi sessuali per aiutare a bilanciare queste parti.
Ogni singola traccia inizia con un freestyle fatto direttamente sull’isola, sarà al ritorno a Los Angeles che l’artista aggiungerà i testi, con l’aiuto dei suoi produttori di fiducia Lejkeys e il duo Fisticuffs, così verranno ripuliti, rifiniti, aggiungendo una lista impressionante di featuring di classe, come Future, Miguel, John Legend, Nas, H.E.R. e altri.

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Voto: 7/10


Testi

Mentre nell’album precedente Trip, l’artista affronta una meditazione psichedelica sulla morte e come affrontarla, nel nuovo album Aiko fa un passo avanti cercando di descrivere all’ascoltatore come ci si trova alla fine di una relazione, ormai guariti e liberati dal dolore.
Aiko ripercorre il dolore in maniera molto distaccata, per poi riemergere più forte e sicura di sé, documentando lo scioglimento di una relazione passo per passo, descrivendo in maniera meno spirituale e più razionale, riuscendo a bilanciare il sacro col profano anche nei testi.

“You ain’t no friend of mine, motherfucker” e continua “get your bitch-ass off my phone, I am not your girl any more”, su None of Your Concern. Triggered è un rap freestyle che parla dei sentimenti conflittuali dell’artista che seguono la rottura con Big Sean, interpretandolo come un diss nei suoi confronti.

Go figure
You were the trigger
You brought me to an obstructed view
When you knew the picture was bigger
Who am I kiddin’?
Knew from the beginning
You’d ruin everything, you do it every time
You are my enemy, you are no friend of mind, muhfucker

Liricamente, la traccia B.S. tratta di come riprendersi dopo la rottura di una storia andata male, con una grossa carica di amor proprio e -self-confidence – Jhené e H.E.R. (featuring speciale in questo pezzo) fanno sapere entrambe ai loro ex che non si sono mai sentite a loro agio come adesso, tornando singles. Forse uno dei brani migliori di questo album.

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Back up on my bullshit
Back up on the scene
Out here actin’ foolish, like I’m seventeen
I just bought a new whip, don’t need gasoline (Yeah)
I just seen your new bitch, it boost my self-esteem (Oh babe)
Back up on my bullshit

La quasi irritante Happiness over Everything (H.O.E.) è un remake di Hoe, dal suo primo mixtape Sailing Souls. I versi sono migliorati, ma è molto strano ritrovare in questo pezzo una Jhené timida e riservata.

I been thinking ’bout you since we met at No I.D.’s
If you’re free tonight I think that you should come see me
(Ohh, ohh)
Don’t be scared of my aggression
(Ohh, ohh)
Just don’t get the wrong impression

Voto: 7/10


Stile

Ispirata da i vulcani hawaiani, Aiko descrive l’album come una grande eruzione che inizia con Triggered, creando un flow che passa per tutte le tracce. “I make music for healing purposes, for myself” ci racconta. “It’s like journaling or when people paint. It’s sort of an escape. It’s turning pain or frustration into something; into art.” spiegandoci di come faccia musica per scopi terapeutici, trasformando la frustrazione in arte.

Alcuni dei suoi fan sostengono che questo terzo album sia forse uno dei più belli dell’artista, di sicuro quello forse più personale, dove Aiko ha cercato di integrare molto di più la sua vita, il suo stile e il suo sentire interiore attuale, senza seguire mode o generi musicali del momento. Un misto di R&B mistico ma anche molto onesto dove le musiche ascetiche si mescolano ai versi molto forti ed espliciti, a volte un po’ ripetitivo e scontato, ma secondo me rispecchia la pace interiore finalmente raggiunta dall’artista.

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Voto: 7/10

 

Voto Finale: 7/10

La malleabilità di Jhené è sempre stata la sua forza, sia quando sussurra, canticchia o rappa, in qualsiasi caso riesce sempre a trasmettere una grazia naturale e una giocosità che apre le canzoni. Attualmente abbiamo una Aiko molto a suo agio con se stessa ed il mondo e che trasmette tutto questo in Chilombo, non so se questa è la Jhené AIko che preferisco, o forse quella che si esprime nei suoi momenti e album un po’ più irrequieti e sofferti, ad ogni modo il suo stile rimane sempre particolare ed unico.

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