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Approfondimento

Snoh Aalegra: quando r’n’b e soul diventano la colonna sonora di un amore

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Snoh sputa fuori tutto il suo soul con una voce densa di emozioni, leggera e sinuosa come una piuma, un mix tra Amy Winehouse, Sade ed Erykah Badu, immersa in un filtro VSCO vintage. 

Snoh Nowrozi, nome d’arte Snoh Aalegra, classe 1987, nasce nella città di Uppsala in Svezia da genitori persiani. L’artista inizia ad avvicinarsi alla musica alla tenera età di 6/7 anni, iniziando ad emozionarsi ascoltando artisti come Nina Simone, Lauryn Hill, Prince, Whitney Houston e Michael Jackson, desiderando fin d’allora di riuscire a far trasparire le stesse emozioni alle persone, come la mitica I Have Nothing fece per lei in questi anni.

Inizia così a registrare materiale di radice soul and R&B, compresi i due albums Feels (2017) e Ugh, those Feels Again (2019).

Le sue influenze musicali includono anche le colonne sonore di film della sua infanzia, — La Storia Infinita, Aladdin, La Bella e la Bestia — e tutte le produzioni di Michael Jackson. 

Cresciuta  tra due culture, quella iraniana dei genitori, che è una cultura calda e ricca, dove l’ostentare di più è meglio e l’amore della bellezza essenziale, rispetto a quella svedese molto più semplice e molto più minimalista, Snoh acquisisce il sapore di entrambe anche se sarà più influenzata da quella svedese.

Snoh ha trovato la sua vera identità quando si è trasferita negli USA, dove finalmente ha potuto fare la musica che ha sempre amato riuscendo a lavorare con i migliori produttori e artisti di soul e r’n’b del paese origine di questi sounds. Un importante passo per lei per unirsi completamente alla musica che ha sempre amato.

Prince fu il suo mentore negli ultimi tre anni della sua vita e questo ha forgiato una grande influenza musicale in Snoh, ma anche tanti ricordi indissolubili lavorando accanto a questa leggenda e anche conoscendo un lato giocoso dell’artista che pochi conoscevano. Snoh è un po’ una poliglotta musicale, cavalcando r’n’b, soul e rap indistintamente. 

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Snoh ha scritto Ugh dopo essere tornata in gioco sentimentalmente, alla fine di una lunga relazione che ha definito depressiva e stressante. Eppure, è rimasta entusiasta di ributtarsi nella mischia, nonostante le complicazioni che possano nascere da nuovi legami.

I Want You Around descrive l’emozione iniziale di una nuova storia, frenata dalla cautela di volerla vivere a piccoli passi. “I don’t wanna kiss you, yet/I just wanna feel you”, Snoh canta cercando di calmare le fiamme senza però spegnerle. 

It’s not that I don’t want you here (yeah, yeah)

It’s somethin’ ’bout the way you stare into my eyes

I know that I don’t make things clear (no)

I fall for you every time I try to resist you

 

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In  Situationship Snoh è indecisa nel scegliere di viversi la relazione o vedersi casualmente. Nonostante ammette di non forzare le cose, i suoi sentimenti crescono sempre di più e nn sa cosa fare. 

So tell me how to resist what we have when it feels right / The moments that I’m with you‚ I forget about the issues / Too many times you and I made love in my mind / The truth is that I miss you, no way I can forget you now

 Una posizione difficile in cui trovarsi, dove l’artista cattura la vulnerabilità che nasce con l’ammettere i propri sentimenti.

Find Someone Like You ricorda con nostalgia momenti trascorsi mano nella mano con un amore, i violini accompagnano perfettamente con un coro angelico alla fine.

Toronto, prodotta da i ragazzi del posto, Matthew Burnett e Riley Bell, vedono la cantante esibirsi  con i suoi vocali soffusi raggiungendo gli ottavi della scala musicale molto facilmente, su una base molto bassa. Il tono lascia senza fiato lasciando il suo amore senza via di scampo ma con la sola scelta di arrendersi in una notte di luna piena, anticipando momenti unici e indimenticabili.

Baby, baby, can I come around?
Can I ease your mind? Yeah, yeah
Baby, baby, can you make some time?
It’ll be worth the while, yeah, yeah
Baby, baby, can I come around?
Can I ease your mind? Yeah, yeah
Baby, baby, can you make some time?
It’ll be worth the while
Ooh, tell me, are you thinkin’ what I’m thinkin’?
Babe, please, are you thinkin’ what I’m thinkin’ of?
Oh, tell me, yeah, are you thinkin’ what I’m thinkin’?

Anche se la sua voce soffusa e melanconica è importante e notevole, quando canta – Paris doesn’t feel the same e LA doesn’t feel the same – in Charleville 9200, Pt. II è come se stesse postando qualcosa di preparato (perfettamente) con falsa modestia su Instagram, invece di soffrire realmente, per la perdita di un amore.

Il nocciolo dell’album è concentrato su tre pezzi, con cui Snoh si rivolge direttamente al suo ex spostandosi dall’abbandono (You) – e come si sente l’influenza di Prince in questa traccia – all’amarezza (Njoy) alla tolleranza (Nothing to Me). La forza di questa sequenza è il candore e la purezza di Snoh che appartiene sia a lei che al suo ex, mentre realizza la fine di un amore che la soffoca e la fa soffrire profondamente, ma riesce ad abbracciare questo delirio che lentamente si trasforma in pace interiore.

 

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Questo album forgiato con una delicatezza quasi disarmante ci dimostra, che anche nei momenti più disperati, quando sembra che tutto stia crollando intorno a noi, l’amore ci apre sempre uno spiraglio di speranza. Quando ci sembra più facile scappare dalle situazioni e dalle emozioni più dolorose, Snoh ci incita a rimanere per affrontarle, dimostrandolo con i suoi testi coraggiosi e vocali sconfinati. 

Una storia d’amore infinita senza tempo, questo album forse uno dei più onesti e “soulful” degli ultimi anni, è un testimone autentico e sincero delle storie d’amore moderne e relazioni dei giorni nostri.

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