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RecensioneRewind

Rewind 40ena Edition: Jedi Mind Tricks

jedi mind tricks servants in heaven kings in hell album cover

Jedi Mind Tricks present: Servants in Heaven, Kings in Hell

Con questa quarantena inevitabilmente anche le uscite discografiche hanno subito dei rallentamenti. Quale occasione migliore per mettere in play qualche disco di cui ormai non avevamo memoria… Be’, niente paura! Il tempo non manca per una nuova puntata di Rewind, la nostra rap-retrospettiva: un tuffo nel passato attraverso il quale potrete riscoprire album, provenienti dal panorama Hip Hop sia italiano che internazionale, che non vogliamo dimenticare. Simile ad una macchina del tempo itinerante, i vari episodi che andranno a comporre la rubrica avranno il compito di riportare alla luce quei dischi seppelliti nei meandri della memoria, belli o brutti che siano, o perché no, farvene scoprire di nuovi.

La scelta di oggi ha letteralmente attraversato chilometri e chilometri, prendendo un aereo per atterrare dall’altra parte del globo, planando su un album d’oltreoceano ma dal sapore decisamente italiano: pubblicato il 19 settembre 2006 per Babygrande Records, Servants In Heaven, Kings In Hell rappresenta il quinto capitolo discografico del duo Jedi Mind Tricks, composto dal rapper italo-americano Vinnie Paz (vero nome di Vincenzo Luvineri, nato ad Agrigento, dove ha vissuto prima di trasferirsi in Pennsylvania) e dal produttore Stoupe The Enemy Of Mankind.

Strumentali

Interamente prodotto da Stoupe, l’album dei Jedi Mind Tricks presenta una tecnica e una ricercatezza nelle produzioni che ben si amalgamano con la complessità e il contenuto profondo dei testi. Grazie a questo equilibrio strutturato, il disco ha la possibilità di uscire in modo forte, creando delle atmosfere monumentali, epiche, in cui i beat pongono se stessi allo stesso livello delle lyrics.

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Come il paradiso e l’inferno: un legame indissolubile in cui senza uno l’altro non avrebbe lo stesso significato. Sorprendente anche la raffinatezza e la diversificazione dei campioni utilizzati: da Giuseppe Verdi ad Ornella Vanoni, passando per Drupi. In continuità con i precedenti episodi discografici del duo di Philadelphia, il suono strizza l’occhio alla musica classica, ma nel complesso con una componente meno grezza e un’accentuata musicalità.

jedi mind tricks

Testi

È veramente difficile scavare negli angoli più bui della mente quando si scrive qualsiasi cosa: un romanzo, una poesia, una canzone. In questo album la penna di Vinnie Paz supera una grande prova, affrontando in modo crudo ma allo stesso tempo intimo dei temi molto delicati: l’odio per se stessi, le dipendenze, il pensiero della morte.

In questo senso Razorblade Salvation (feat. Shara Worden) rappresenta una pietra miliare firmata Jedi Mind Tricks: una lettera alla propria madre in cui il rimorso e la rabbia per una vita segnata dagli sbagli sfociano nella voglia di morire, venendo però sconfitti dalla vita, e dalla consapevolezza degli affetti, i quali rendono l’uomo in grado di esistere. Non mancano contenuti socialmente impegnati, come in Shadow Business, denuncia dello sfruttamento minorile, oppure in Uncommon Valor: A Vietnam Story, pungente racconto di soldati in guerra. Grande spazio viene lasciato alla spiritualità e al rapporto con Dio, tema molto caro all’artista.

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Stile

Sempre e comunque un disco firmato Jedi Mind Tricks, che non può non essere tremendamente crudo. In un bagno di sangue come questo però, si percepisce una voce che viene dallo stomaco, intima, tormentata, che custodisce al suo interno una luce di speranza che lotta per la vita. Non molti feat, dal taglio totalmente underground: R.A The Rugged Man, Ill Bill, Reef the Lost Cauze e Block Mc Cloud (membri del collettivo Army Of The Pharaohs), fino all’amato Sean Price. Il piglio hardcore che scorre all’interno dell’intero disco unito a sonorità classiche si traduce in uno stile chiaro, definito, fruibile non solo dai puristi dell’hip hop: consiglierei questo disco anche agli amanti del metal e del punk.

8.7

Jedi Mind Tricks - Servants in Heaven, Kings in Hell

Potremmo stare qui per giorni, e scrivere chilometri di parole sui contenuti che questo disco affronta, e sarebbe anche riduttivo semplificarli tutti all’interno di queste poche righe. Ciò che preme dire è che questo, nel complesso, è probabilmente l’album meglio riuscito in casa Jedi Mind Tricks: una tavolozza in cui le note più scure dell’anima camminano su un tappeto sonoro religiosamente cucito, intrecciandosi in una raffinata tessitura che è possibile scorgere soffermandosi ad ascoltare la profonda preghiera che lega suono e parola. Entrambi servi e padroni, entrambi paradiso e inferno.

Strumentali

9.0

Testi

8.5

Stile

8.5

Pro

  • Testi profondi
  • Strumentali complesse
  • Campionamenti ricercati
  • Stile definito

Contro

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