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Intervista

Bambini agitati: la vulnerabilità nelle parole di Andre Faida

Andre Faida

Il 21 maggio 2020 Andre Faida pubblica il singolo Bambini agitati sulle principali piattaforme di streaming; al suo fianco troviamo Askman alla produzione, con il quale Andre Faida ha realizzato anche i brani Dre, Vetrine e Posto di blocco ft. OG Eastbull. Il singolo, come afferma lo stesso artista romano, è una fotografia della vita che fa e che lo circonda, fonde passato e presente con Roma Capitale a fargli da palcoscenico, in uno spettacolo che però vuole coinvolgere quanta più gente possibile. Tenendoci a ben più che un metro e mezzo di sicurezza, abbiamo chiamato Andre Faida per saperne di più di questi Bambini agitati.

Bambini agitati è finalmente online! Com’è stato registrare un brano durante un’emergenza che ha bloccato molte uscite discografiche?

In realtà mi porto sempre avanti di almeno un anno, anche perché spesso registro a casa. Così posso sempre portarmi avanti con le idee; quindi avevo molte cose già registrate e pronte, Bambini agitati per fortuna l’avevo finita a febbraio, poco prima che ci fosse il lockdown.

Al di là di quello che viene detto nei comunicati stampa, come lo racconteresti tu Bambini agitati?

È un inno, una bandiera per tutti i ragazzi che, come me quando avevo trai 15 e i 17 anni, si rifiutano di trovare un’etichetta, e la loro agitazione deriva da un’iperattività scaturita perché magari non sono ancora riusciti a trovare una passione un interesse. Lasciando che questa agitazione si propaghi ovunque; per me l’agitazione è proprio l’energia che esplode la sera.

Ma questa tua agitazione è dovuta al contesto sociale in cui vivi?

Assolutamente no, ci terrei a sfatare questo mito. Io vengo da un quartiere molto bello di roma, il Nomentano, che si trova accanto alla Tangenziale est, che per me rappresenta un luogo madre. Girando sempre in moto, è la strada che percorro di più a Roma, tanto che le dedicai anche un disco nel 2017, si chiama T-Est Slang.

A proposito di album… Bambini agitati porterà ad un progetto più ampio?

Ancora non lo so, ho tante cose pronte… Vorrei aprire intanto una nuova fase, proporre qualcosa di intimo da far uscire. Da Vetrine e Ryder, sto cercando di aprire un flusso tutto mio, dovuto anche alle riflessioni che sto facendo, come molti altri, vista la situazione in cui ci troviamo ora.

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Come è nata la collaborazione con AskMan? Produttore presente sia in Vetrine che in Ryder

Ci siamo conosciuti nel 2017, e abbiamo avuto un’alchimia fortissima, un colpo di fulmine. Anche se abitiamo agli opposti di Roma, di solito andavo da lui, in cameretta, magari già con un ritornello in testa o un type beat. Lui mi dà la melodia, e iniziamo a lavorare ad una velocità pazzesca. A volte chiudiamo 3 pezzi in un’ora e mezza, molto americana come cosa, ed infatti è una scena che influenza tantissimo entrambi. Io per esempio sono molto ispirato dalla scena di Chicago, Chief Keef, Glory Gang, diciamo il primo filone drill di Chicago.

Andre Faida

Mi hai fatto venire in mente una rima di Dre “A New York ero Dre, a Madrid Andres”, hai vissuto fuori dall’Italia quindi?

Si, l’ultimo anno di liceo l’ho fatto a Madrid. Un impatto culturale fortissimo, anche perché non sapevo una parola di spagnolo, ed ero solo, stavo soltanto con mio padre. È stata la mia prima esperienza all’estero completamente da solo.

Hai avuto modo, credo, di avvicinarti anche al loro mondo rap…

Della scena spagnola vorrei fare soltanto un nome, di un’artista che mi ha sconvolto: Rosalia. È incredibile, ha reinterpretato quello che è il flamenco in chiave moderna, è rivoluzionaria. Potremmo definirla una Beyoncé spagnola che utilizza un sound radicato nella Spagna. Lei è stata una delle prime ad inserire moto e camion nei video, e per una donna dare un impatto così forte a livello visivo non è una cosa che si vede spesso. A suo modo è una Ryder.

Sapendo che sei un ryder, non ho potuto fare a meno di pensare a tutti gli stereotipi che circondano la figura del motociclista. Cos’è per te invece un ryder?

Innanzitutto è amare la moto, amare il viaggio; sto sempre su due ruote. Non mi piace la macchina, stare chiuso in una scatola di metallo. Mi vivo la strada in maniera unica; all’anno faccio 20 mila km solo a Roma, giro tantissimo in moto. Ed è un lusso perché in moto scrivo, i ritornelli vengono tamburellando sul serbatoio ai semafori, insieme alle melodie. Il che si ricollega poi al discorso della tangenziale; c’è un punto in cui passa che è proprio sopra il Pigneto, molto in alto rispetto a Roma. Sono un motociclista da strada, sto sempre in moto. Non ho gruppi o gang, conosco molti ragazzi che fanno raduni con i quali ho collaborato in alcuni video, ma sono un ryder solitario, la mia moto è tutto.

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Ascoltando Vetrine non ho potuto non pensare che dietro ci fosse una dedica mirata, non mi è sembrata una canzone scritta per riassumere le esperienze di tanti, l’ho trovata piuttosto intima…

Tutto quello che scrivo appartiene ad esperienze mie, è una fotografia di un mio stato d’animo. L’ho scritta di getto, ascoltando di tutto mi piace fare cose diverse. Questo singolo è un punto di svolta, qualcosa di musicale che è piaciuto tanto, è un pezzo maturo. Un sentimento che è arrivato; molte canzoni sono fatte bene ma quando arrivano a toccare una determinata corda c’è qualcosa in più. Io non scrivo perché questo gruppo di persone ha vissuto questo e queste altre hanno vissuto altro, non faccio potpourri. Scrivere canzoni, trovare il mood, è una cosa di una certa complessità, ma quando arriva il momento, si va creare e a dare vita a cose con una sonorità musicale sentita… fragile. Essere vulnerabili, nella musica, in questo tempo storico, per me, è un punto di forza.

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Inizialmente Vetrine l’avevo pensata legata agli schermi, tutto questo mondo social mi mette un po’ di ansia, mi mette a disagio. Nessuno si fa più vedere veramente, sono tutti avatar. Se ricordi il film Gli Incredibili, il cattivo gli dice “e quando tutti saranno super, nessuno lo sarà più” questa cosa mi ha colpito e credo che rifletta l’attualità, tutti cercano fama, successo, tutta roba che è un’illusione, perché dietro quello che faccio c’è una fatica ed un lavoro serio.

Puoi farci un piccolo spoiler sul tuo prossimo album?

È  tutto top secret! Mi interessa però esplorare questa fase più intima, che avevo già solcato in passato, ma vorrei approfondirla per arrivare a tutti, restando me stesso.

Lei vuole Andre Faida perché sente dolore” mi ha fatto chiedere… chi ascolti tu quando stai male?

Tupac, mi sono tatuato anche Dear Mama, aveva questa cosa che parlava tutti era universale. Mi ha ispirato, è molto giovanissimo ma è riuscito a traslare la sua arte in tante cose, è stato anche un attore fenomenale, ha fatto tantissimi film. Ed aveva una grande carica energetica, quando parte lui cambia l’atmosfera. Tupac, che stia male o bene lo ascolto sempre. Anche Califano mi piace molto, ha una piega poetica, racconta vicende sue, un cantautore di strada fenomenale, racconta depressione e malinconia in maniera molto interessante.

bambini agitati cover

Hai collaborato con OG Eastbull in Posto di blocco… amicizia nata con l’avversione per le guardie?

Per me lui è un artista molto valido. Mi fermano sempre ai posti di blocco, dovuto anche alla mia faccia che mi condanna a non essere simpatico alle forze dell’ordine. In realtà il singolo è una metafora, perché quando ottieni dei risultati più c’è gente che ti ostacola; più fai e più cercano di fermarti. Con Eastbull ci siamo trovati, perché ognuno aveva le sue problematiche, che ci hanno permesso di avvicinarci l’uno all’altro.

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Se dovessi scegliere un brano con il quale presentarti ufficialmente al pubblico quale sarebbe?

Bambini agitati, non perché è l’ultimo singolo, ma proprio perché è una fotografia nitida di un sentimento. Ho sempre trovato il mio senso in quello che amavo, ho un’energia spesso male interpretata e mal posta, ma che deriva da una grande voglia di vivere.

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Il mio primo incarico fu quello di costruire le navi che portarono gli Achei a Troia, ma con la crisi che c'è, ho preso a farne solo di carta e di dimensioni microscopiche. Assidua mangiatrice di lasagne e libri. Probabilmente sono l'anima gemella di Hannibal Lecter. Dite Mellon ed entrate.
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