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IntervistaLadies First

Da Blonde libera la sua vera essenza

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Tra le righe della rubrica Ladies First siamo abituati a selezionare e proporvi progetti dal carattere street/urban: è la nostra prerogativa! La proposta musicale attuale è sempre più frastagliata e complessa, un puzzle infinito di tessere che si ammucchiano, frutto dell’energia e dell’ispirazione dei suoi autori. Con grande piacere il nostro compito è quello di farvi vedere tutte le facce colorate della composizione, senza perdere lucidità, anche se l’isolamento forzato, Fase 1 o Fase 2 che sia, non ci aiuta molto…

In questi casi però, pescare il tassello inatteso può mostrarci qualcosa di già conosciuto sotto una nuova luce, più brillante. È questo il caso di Da Blonde e del suo primo lavoro da solista Parlo ai cani. Il progetto, pubblicato da Octopus Records e disponibile in streaming dall’8 maggio 2020, si compone di otto tracce realizzate con l’apporto del produttore e chitarrista napoletano Giuseppe Fontanella, già membro dei 24 Grana.
Lasciando alle proprie spalle importanti e costruttive collaborazioni con il mondo del rap partenopeo, il cui risultato più evidente è certamente l’inclusione della sua canzone Sensibile nella colonna sonora della serie TV Gomorra, la cantante napoletana ha potuto finalmente concentrarsi su se stessa, sulla sua voce, sui suoni e sulle parole che la rappresentano al meglio nei brani dell’album Parlo ai cani.
Quale migliore occasione di questa per coinvolgerla e farci raccontare un lavoro intimo e sincero, dalle atmosfere dream pop che flirtano con il rock essenziale negli arrangiamenti, lineare nelle produzioni, emozionale e diretto.

Come da prassi partiamo con le presentazioni. Tu hai un background legato alla scena rap, ma non solo, raccontaci come ti sei avvicinata alla musica.

Mi sono avvicinata all’ambiente musicale lavorando in alcune serate dance, dove ero la voce di un duo di DJ techno. Scrivevo e cantavo le prime cose in lingua inglese. Questo è stato il mio inizio, oltre all’affetto che da sempre mi lega alla musica. Il mio vero amore è nato, al di là degli ascolti che potevo assorbire a casa e delle varie influenze, con la musica elettronica.
Con il tempo, più o meno nel corso del 2011, sono stata avvicinata da un team di produzione piuttosto noto nell’ambiente del rap e questo ha fatto sì che il progetto in corso subisse una flessione, che ha portato alla successiva conclusione. Con questo team di produzione ho avuto l’occasione di confrontarmi per la prima volta con testi in italiano e collaborare con alcuni esponenti del genere rap.
Io ero ancora nel pieno della ricerca della mia dimensione e stavo sperimentando molto. Fatto sta che in questa situazione ho iniziato a sentirmi un po’ limitata all’interno di quelle sonorità.
Ho lavorato tanto su me stessa e sulle mie idee per arrivare al mio primo progetto discografico da indipendente: Parlo ai cani. Il primo episodio di questo percorso è stato il singolo Ricordo, pubblicato ad ottobre 2017, dove ho iniziato a collaborare con Giuseppe Fontanella.

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Visto che ci siamo avvicinati all’argomento scena rap: tu che hai fatto diverse collaborazioni in passato, ad oggi come vedi la situazione? Senti di farne parte, c’è qualcosa chi ti piace?

Personalmente, in questo momento, non mi sento parte del movimento. Nell’ambiente ci sono finita un po’ per sbaglio. Con il tempo ho capito alcune dinamiche e ho fatto molta ricerca per trovare la mia dimensione e arrivare dove sono adesso.
Chiaramente alcune cose mi arrivano, come il pezzo di Anna. Devo dire che trovo bravissima Madame e vedo i tanti progetti che escono. Io però sono più concentrata sulla mia ricerca personale.

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Oltre alla passione, quali sono ambizioni che alimentano la tua voglia di fare musica?

Semplicemente passione, mi fa stare bene! Chiaramente sono ancora molto lontana dal poter vivere di musica, anzi. Parlo ai cani è un disco completamente autoprodotto e che ho realizzato perché credevo fortemente nei brani che ho scritto. Sentivo il dovere di dare una possibilità anche alle mie idee, non solo a quelle degli altri.

Se siamo qui è per parlare del tuo nuovo disco. Curioso è il titolo: cosa significa? Qual è il filo conduttore di Parlo ai cani?

Volevo semplicemente che la mia musica potesse finalmente rappresentarmi appieno per farmi conoscere da chi mi ascolta, senza filtri. Il disco nasce quindi da un’esigenza espressiva.
La scelta del titolo è particolare, ma per me molto azzeccata. Avevo già scritto tutti i brani, ma il titolo del lavoro è stata davvero l’ultima cosa, questo perché non c’è un brano portante o più importante rispetto agli altri. Parlo ai cani mi sembrava semplicemente un’ottima sintesi della mia personalità solitaria, che si rifugia nella natura e negli animali per provare un senso di benessere.

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Con chi hai lavorato per definire il tuo nuovo suono?

Tutta la produzione musicale del progetto è stata curata da Giuseppe Fontanella dei 24 Grana, realtà che io ho sempre ascoltato. Con lui, già dal primo singolo, la sintonia è stata immediata. Abbiamo lavorato molto. La direzione che volevamo intraprendere ci è stata subito chiara e mi ha appoggiata senza riserve, valorizzando le mie idee. Questa è una cosa che in passato non era successa.
Per il progetto, caratterizzato da suoni particolarmente sognanti e a tratti nostalgici, ho accantonato il lavoro di scrittura sui beat per affidarmi ai primi arrangiamenti alla tastiera, che in molti casi sono partiti proprio da me e solo in un secondo momento questi provini sono stati perfezionati e definiti con la collaborazione di Giuseppe.

Cambio di suono, ma anche di approccio alla scrittura: è così? Il processo creativo quali input ha seguito?

Devo dire che avevo già diversi provini pronti. In tutto questo, sono andata alla ricerca di quelle melodie che fossero in grado di emozionarmi per poi iniziare a scrivere. I miei brani sono nati dalla mia tastiera e dalla mia voce. Erano tanti anni che avvertivo l’esigenza di proporre una musica personale, intima e di conseguenza molto sentita.
I diversi brani sono stati scritti a cuore aperto, in un flusso di coscienza spontaneo.

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Mi ha incuriosito il brano che chiude l’album Beatrice. Ti va di raccontarci la situazione che descrivi?

Mi fa piacere perché sono molto legata a questo brano. Beatrice è il nome di questa signora anziana che vive nel mio quartiere, una realtà molto popolare del centro storico di Napoli, e la sua figura mi incuriosisce parecchio perché rispetto alla varietà di persone che abitano questo posto, lei mi appare fuori contesto. Mi sembra quasi un angelo, ed io la vedo sempre salire con delle grandi borse le numerose scale che la portano alla sua abitazione. Io le ho offerto più volte il mio aiuto, ma lei ha sempre elegantemente declinato. In una occasione però sono riuscita a chiederle il suo nome. Questo input mi ha subito stimolata a scrivere e ad immaginare la sua storia che ho raccolto nel brano.

Un’ultima domanda sull’attualità: pubblicare un progetto discografico in questo periodo cosa significa?

Come ti dicevo, per me questo è un progetto molto importante. Ho deciso di pubblicarlo, al di là del periodo che stiamo attraversando, perché per me è una prima vera presentazione, non potevo aspettare oltre. Avevo l’esigenza di farlo uscire anche perché molte cose le avevo nel computer da diverso tempo e sentivo il dovere di condividerle. È un progetto che mi rappresenta al 100%.
All’inizio non nego che c’è stato un po’ di rammarico per la coincidenza con questo periodo, l’album mi ha preso tanto tempo e impegno, però è andata così.
La cosa più brutta però è certamente non poterlo portare live. Avevo già iniziato le prove con la band per poterlo suonare dal vivo. Spero comunque che chi ascolta Parlo ai cani riesca a dargli la giusta attenzione. In programma però, ho già nuova musica.

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