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Intervista

Yung Fume ci racconta di sé con il nuovo mixtape Now or Never

yung fume

È uscito Now or Never, il nuovo mixtape del prolifico rapper e pioniere del nuovo sound “wave” inglese Yung Fume. L’artista originario del sud di Londra ci aveva già regalato due progetti nel 2019, con Noughts & Crosses 4 – che comprende grossi featuring con artisti come Lil Durk, Young Tory, Young Ads, Lancey Foux, Fee Gonzales e ZinoZee – e The Other Way, confermando la sua consistenza ed etica di lavoro unica ed invidiabile.

yung fume cover

Con questo nuovo lavoro, l’artista ci ricorda il suo sound esclusivo forgiato negli ultimi anni grazie al suo lavoro nel Regno Unito e negli USA, unendo le varie influenze musicali raccolte nei due paesi. Il mixtape contiene 14 tracce, tra cui il singolo recente Devilish e il pezzone Movie, che hanno in gran parte acquisito sonorità infuse di influenze trap, marchio inconfondibile del rapper di Thornton Heath. Questo mixtape che pullula di energie “high tempo”, sviluppato durante il periodo di lockdown, lo rende sempre uno degli export inglesi più appetibili del momento.

Abbiamo avuto occasione di fargli alcune domande. Ecco la nostra intervista!

yung fume

Parlaci di te, come hai cominciato a fare musica?

Sono nato e cresciuto nella zona Sud di Londra. Ho cominciato a fare musica come hobby,  molto spesso nel percorso per andare a scuola, sul bus, ascoltavo i beats e facevo freestyle. Poi li facevo ascoltare a mio fratello maggiore, che è produttore, e mi ha sempre incoraggiato in quello che volevo fare.

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Hai un suono molto Trappy Atlanta: è per via degli artisti e dei produttori americani con i quali hai lavorato? Chi ti ha ispirato di più come artista finora?

In realtà è più una questione di scelta musicale, di sound. Dal punto di vista dell’influenza direi Future, lui è sicuramente un’ispirazione importante per me.

Il tuo nuovo mixtape Now or Never è uscito recentemente. Ci puoi dire di più riguardo alla creazione del progetto?

Il progetto e il titolo sono molto legati alla pandemia del coronavirus; volevo infatti sottolineare come tutto può succedere, come le cose possono cambiare da un momento all’altro e che il domani non è garantito.

Hai lavorato con molti artisti da altre parti del mondo. Cosa pensi dell’attuale scena urban inglese?

Penso che stia crescendo moltissimo e che stia avendo sempre più importanza; credo però che le case discografiche debbano smettere di firmare artisti per soldi, ma artisti per la musica, così da vedere veramente artisti inglesi diventare superstar grazie alla qualità della loro musica, cosa che spesso ora non succede.

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