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Approfondimento

George Floyd: nell’America che brucia, Changes di 2Pac suona ancora attuale

Changes 2Pac Banksy George Floyd

Continuano ad essere giorni critici in tutto il mondo. In questo 2020 nato male e proseguito peggio, dopo la pandemia COVID adesso è emersa nuovamente, in modo ben più brutale e spietato questa volta, la questione razziale, in primis negli USA, ma allargatasi ben presto in tutto il mondo. La miccia che ha fatto esplodere tutto è stata la morte a Minneapolis di George Floyd per mano di un poliziotto: l’ennesimo abuso di potere da parte delle forze dell’ordine su un cittadino di colore. Proteste che hanno una ben determinata soundtrack tra tanti pezzi attinenti: Changes di 2Pac.

La rivolta è scoppiata ben presto in tutti gli Stati Uniti, amplificata anche dalla potenza e rapidità dei canali social: tutti hanno visto cosa è successo, senza possibilità di appellarsi a qualsivoglia scusante se non quella del crudo razzismo. Le differenze sociali sono la normalità in un paese come quello americano, da tanti visto (ancora) attraverso una patina luccicante, come fosse il paese dei balocchi in cui tutto può essere realizzato.

Ma la dura realtà ti colpisce come un destro in pieno volto, l’America è lontana dall’essere questo: resta una nazione in cui se hai la sfortuna di nascere di colore e in condizioni disagiate devi stare attento anche a camminare per la strada.

L’hip-hop come voce degli oppressi

Le manifestazioni di solidarietà anti-razzismo si sono svolte in questi giorni in tutto il mondo, sfilando in maniera pacifica per le strade di molte metropoli. Come analizzato nel contenuto di pochi giorni fa, solo l’hip-hop poteva issarsi a megafono per urlare la propria rabbia ed il proprio dissenso. Genere che accomuna tutti, senza differenze di genere o estrazione sociale, negli USA ha dato voce a molti ragazzi afroamericani, permettendogli di sfogare il loro malessere.

Ma qual è l’anthem che accompagna in questi giorni le proteste? Da Alright di Kendrick Lamar a F-ck tha police degli N.W.A., passando per This is America di Childish Gambino e Fight the power dei Public Enemy, sono veramente tanti i pezzi che si adattano perfettamente ad contesto storico e sociale che non è mutato nel tempo. Ma quello che più risuona dalle casse, come dicevamo sopra, è Changes di 2Pac, innalzato a vero e proprio inno di uguaglianza in questi giorni, nonostante la sua pubblicazione risalga a più di 20 anni fa…

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Changes di 2Pac: un anthem senza tempo

I see no changes, wake up in the morning and I ask myself
Is life worth livin’? Should I blast myself?
I’m tired of bein’ poor and, even worse, I’m black
My stomach hurts so I’m lookin’ for a purse to snatch
Cops give a damn about a negro
Pull the trigger, kill a nigga, he’s a hero

Il brano di 2Pac si apre con una dichiarazione chiara, precisa: non vedo cambiamenti, la situazione è sempre la stessa. La comunità afroamericana si ritrova, nel 1998 (anno di pubblicazione del pezzo) come adesso, segregata a vivere nei sobborghi delle grandi città. Ciò è dovuto anche alle condizioni di povertà che la maggior parte di essi devono quotidianamente combattere, potendo solamente sognare le lussuose abitazioni che i bianchi occupano nei quartieri residenziali. Come sottolinea infatti Pac, è stanco di essere povero e, peggio ancora, nero.

Quali conseguenze porta tutto ciò? Ovviamente un regime di paura in cui vivere. Paura causata da forze dell’ordine che, se ti sparano, vengono trattate da eroi e non da criminali. Perché il poliziotto che spara prima di pensare è legittimato da uno stato che lo copre, che lo giustifica spesso se il bersaglio ha la pelle di colore…

Ricordiamo che il pestaggio di Rodney King era avvenuto pochi anni prima. Per chi non lo sapesse, è stato il motivo scatenante della Rivolta di Los Angeles: King venne pestato brutalmente dalla polizia che lo fermò per un controllo. L’immagine sopra riportata è quella del video del massacro, ripreso da un passante e poi trasmesso da tutte le reti statunitensi. La polizia di LA assolse tutti e quattro i poliziotti coinvolti e ciò porto a sommosse e rivolte nelle strade della città californiana, con oltre cinquanta vittime dovute ad esse.

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Huey Newton: un altro omicidio gratuito

“It’s time to fight back,” that’s what Huey said
Two shots in the dark, now Huey’s dead
I got love for my brother
But we can never go nowhere unless we share with each other

Altro episodio che 2Pac porta a riprova della sua tesi è quello riguardante la morte di Huey Newton, fondatore dei Black Panthers, noto movimento attivista fondato negli anni ’60 per la liberazione degli afroamericani. A differenza di quanto affermava Martin Luther King, Newton non credeva affatto nella non-violenza, ma creò il movimento basandosi sul principio dell’autodifesa come strumento di lotta.

È tempo di replicare, di rispondere con le stesse armi con cui i bianchi ci reprimono” sosteneva Huey, il cui fine ultimo era anche lo sradicamento sociale dai contesti di povertà in cui erano relegati i neri. Introdusse anche un programma di assistenza sanitaria, fino ad allora impensabile per certi cittadini, mense per i meno abbienti ed educazione politica per gli adulti. Newton fu ucciso nell’89 con due colpi di arma da fuoco.

“Ma non possiamo andare da nessuna parte, non possiamo progredire se non condividiamo ciò che abbiamo con gli altri”. Questa barra esplica in maniera abbastanza chiara il pensiero di Tupac: senza la condivisione tra tutti i popoli continueremo a combattere ed a farci del male. Non può esserci progresso se non capiamo e comprendiamo le differenze tra noi e gli altri.

I see no changes, all I see is racist faces
Misplaced hate makes disgrace to races

Take the evil out the people, they’ll be actin’ right

‘Cause both black and white are smokin’ crack tonight

And the only time we chill is when we kill each other

Come nella strofa precedente, 2Pac continua a cercare di scovare i motivi di questo odio indiscriminato verso la sua gente. “I see no changes, non vedo cambiamenti, ciò che vede sono solo persone razziste che si odiano l’un l’altro. Odio indiscriminato che porta alla rovina tutte le diverse etnie, a prescindere dal diverso colore della pelle.

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La riflessione lo porta a concludere che l’essere umano è composta da due parti, una dicotomia composta da bene e male. Se si strappasse dall’anima la parte malvagia tutti si comporterebbero secondo giustizia. Parte maligna che viene caratterizzata nella droga, più specificatamente il crack, che ha devastato molte comunità sin dagli anni ottanta. Ciò che su cui 2Pac insiste è che la droga non sia esclusivamente un problema delle comunità afroamericane: soprattutto nel mid-west molti individui hanno riscontrato dipendenze devastanti.

L’unica occasione che porta a contatto le due razze è quando si uccidono l’un l’altro. Parole, quelle di 2Pac, che a distanza di anni risuonano ancora attualissime e fanno riflettere: nonostante si sviluppino tecnologie sempre più avanzate, si esplori sempre più a fondo lo spazio, l’uomo non è ancora in grado di convivere con la sua stessa specie. Come potremo condividere lo stesso pianeta se ancora, nel 2020, un uomo viene giudicato in base al colore della sua pelle e per ciò viene ucciso? Changes ha ben 22 anni, ma il testo di 2Pac potrebbe, purtroppo, essere stato scritto pochi giorni fa…

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