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Rayan e Intifaya raccontano l’album “&”

rayan intifaya

In questa nuova puntata di Zoom In prenderemo in esame &, il joint album di Rayan & Intifaya. I due artisti padovani, rispettivamente classe ’98 e ’93, si sono fatti conoscere nel triveneto grazie a molti singoli e alle vittorie nelle battle di freestyle. Dopo aver preso strade diverse, musicalmente parlando, i due fratelli si ritrovano a collaborare in questo disco pubblicato per Gold Leaves Academy, etichetta di DJ MS. In & viene fuori la parte più intima degli artisti italo-palestinesi che danno voce ai loro sogni e alle loro ambizioni e raccontano anche il loro passato.

Dopo questa breve presentazione, senza ulteriori indugi, lascio la parola a Rayan e Intifaya.

1. &

Il titolo stesso parla di unione. A volte il massimo che si possa chiedere è avere qualcuno di cui ti fidi vicino a te; anche quando tutto sembra difficile, essere in due aiuta ad affrontare le situazioni, facendosi forza a vicenda. Ci ricordiamo che Mastercubo aveva caricato un beat su Soundcloud, era ancora minimale inizialmente, ma il giro di piano e quei bassi facevano vibrare il condominio e ci hanno convinto subito. Dopo averla registrata, Wairaki ha messo il suo tocco finale, rendendo questa co-prod una delle produzioni più interessanti del disco.

2. Lemon & Gin

Questa traccia è un flashback e Lemon & Gin non è solo un drink, sono mille serate e situazioni condivise per le strade di Padova. La canzone però non parla della movida in sé, ma delle immagini e dello stile di vita di chi preferisce stare fuori perché si sente già a casa, di chi riesce a trovare il comfort anche solo negli scalini o nei marciapiedi delle strade. È l’inno di chi ha trovato una seconda famiglia nelle piazze.

3. Twin

Specifichiamo di non essere gemelli, ma siamo talmente in connessione che i cinque anni di differenza spesso non si sentono. Da piccolo sei abituato ad evitare tuo fratello quando sei coi tuoi amici perché ti vergogni, o semplicemente perché il fratello più grande ti esclude dalle sue uscite. Per tutti quei fratelli – anche non di sangue – che si scambiano le felpe e i jeans e che condividono ogni cosa, se ci fosse un anthem per loro, beh, sarebbe Twin. Il mood che volevamo richiamare è quello di un blocco in Francia, situazione che noi viviamo quotidianamente, anche quando siamo solo sotto i portici del duomo di Padova. Negli anni le vite si sono avvicinate sempre di più, le amicizie si sono mischiate, ho promesso al mio twin che porteremo un milione a Padova.

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4. PDC

Pdc significa Padova (PD City). Il pezzo ha un mood diverso dagli altri del disco, spiega come una città più piccola – rispetto alle metropoli di Roma o Milano – possa imporre un senso di chiusura e di limitazione ad un ragazzo che prova ad emergere; “cuore nel cellofan, non si respira” è la metafora che meglio esprime questo concetto. Trovare la propria strada è l’unica via di uscita, a questo si riferisce Intifaya nel ritornello, dicendo  “scappa ma non so dove, scavo una buca”. Ogni mezzo necessario è più che valido per ottenere i propri risultati e per realizzare i propri sogni.

5. Meno catene più chains

Il messaggio di questa canzone ruota attorno alle catene, che metaforicamente rappresentano le difficoltà, gli ostacoli ai quali ognuno deve far conto ogni giorno (società, famiglia, dipendenze), in contrapposizione alle chains (collane), viste come rottura delle catene e come realizzazione  di sé stessi. Il pezzo descrive una situazione comune a tanti ragazzi che vivono ogni giorno in una trappola, ma allo stesso tempo invita ogni individuo a ritrovare se stesso e soprattutto la propria via d’uscita. Raramente scriviamo con un tema preciso, ma a Rayan era venuto questo ritornello che suonava quasi come uno slogan e da lì abbiamo deciso che quello sarebbe stato il topic della canzone. Il video è stato girato da Francesco Cosenza a casa di Lenny Krazyz e Border Boi a Milano, dove siamo stati raggiunti in seguito da Roberto Graziano Moro, che non ha perso tempo e ci ha subito portati in giro per il quartiere a scattare, passando da dentro una lavanderia e in diverse viette limitrofe alla casa dove stavamo girando.

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6. Taxi

Taxi è la metafora del tragitto della nostra vita. Nel ritornello, quando Intifaya dice “scappo con i miei dal taxi”, si riferisce al rischio che si può prendere nella propria vita per scappare dalla routine e per rischiare tutto per qualcosa. Il pezzo parla anche della distanza dalla famiglia, più precisamente da nostro padre, che come noi segue il suo sogno, solo in un altro Paese, cosa che per noi non viene vista come una debolezza ma una forza, un motivo di riscatto maggiore. Abbiamo origini che partono dal nulla, nostro padre è cresciuto in una famiglia di contadini in Palestina e ci ha insegnato meglio di chiunque altro valori, e di come ci si possa creare da zero. Forse è ora di scappare da quel taxi e continuare a seguire la strada che abbiamo scelto di prendere.

7. Made Man

Una canzone che mette al centro il concetto di “farsi da soli”, nel ritornello quando Rayan dice “non avevo cash per quei pants, coloro quelli vecchi diventano trend” si può capire come le proprie idee possano essere il nucleo della propria musica, senza seguire mode o regole. Serve puntare sulle propria creatività e credere nelle proprie idee per costruire qualcosa di unico, e si può formare la propria identità musicale.

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8. Coma

Il pezzo più scuro del disco, sia per l’atmosfera del beat di CRVEL che per le liriche, “Siamo fuori lunedì why not” riassume la vita notturna di quartiere, e dinamiche giovanili nelle quali i ragazzi non pensano più alla propria quotidianità e ai propri impegni, ma pensano ad evadere dalla realtà e a prolungare il weekend oltre la domenica. “Una parola risveglia il mio amico dal coma” rappresenta l’impulso che ogni ragazzo deve avere dentro di sé per focalizzarsi su un obiettivo più grande, che lo motivi nella scelte e che gli dia una strada da seguire.

9. Haram

Haram è la canzone più profonda del disco, chiaramente anche grazie al collegamento con la nostra terra d’origine. Il video è stato girato interamente in Palestina da Roberto Graziano Moro e Fp Bano, che durante un viaggio durato 6 giorni, si sono immersi a 360 gradi nella realtà palestinese per documentarla al meglio. Nella canzone è presente anche un bridge di Intifaya che per diversi problemi purtroppo non ha potuto seguire il gruppo nello svolgimento del video, ecco perchè nelle riprese lui non è presente. Le vibrazioni del brano oscillano tra l’ammaliato e il malinconico, tra l’amore per questa terra e la rassegnazione davanti ai troppi problemi che la affliggono; dalle difficoltà da cui sembra impossibile uscire ai sogni dei ragazzini nel campetto.

Conosci meglio

Classe '89, divoratore seriale di dischi e serie tv. Scrivo di rap per passione. Faccio l'hater per hobby.
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