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Approfondimento

A lezione di scratch con DJ Myke e Damianito DJ

dj myke

Oggi tratteremo un argomento troppo poco valorizzato ed associato ai puristi del genere hip hop: lo scratch. Sebbene in Italia non sia riuscita a consolidarsi come pratica affine al mondo rap, intorno a questa nobile arte si è creato un circuito di scratcher famosi in tutta Europa per le loro abilità. 

È doverosa una premessa per avere chiaro l’importanza di ciò che stiamo trattando: il mondo dell’hip hop si fonda, come molti sapranno, su 4 discipline: Mcing, Djing, Writing e B-Boying – negli ultimi tempi anche il beatboxing è stato rivalorizzato e molti lo considerano il quinto elemento, anche se non è canonicamente accettato.

Oltre ad affrontare parte della storia di questa disciplina fondata su tecnica e conoscenza teorica, abbiamo pensato fosse giusto parlare con due personaggi simbolo: DJ Myke (a.k.a. Micionero) e DJ Damianito. Questi due DJ non hanno bisogno di molte presentazioni e il loro accostamento ha un fine ben preciso, quale mettere in evidenza due generazioni a confronto; in questo modo verranno esaltate le peculiarità di ognuno, il rispettivo modo di intendere l’hip hop e l’arte dello scratch.

A lezione di scratch

Bisogna conoscere il passato per capire il presente e orientare il futuro

Ad oggi è molto difficile immaginare un DJ che faccia una selezione in vinile, ancor più immaginarlo scratchare su i groove di Chicago e Detroit. Ma come nasce lo scratch? La storia dello scratch è relativamente recente e uno dei suoi genitori è Theodore Livingstone, noto ai più  come GrandWizzard Theodore. Assieme a suo fratello Mean Jean, dopo aver affinato le tecniche base del DJing inventa il needle drop (tecnica estremamente avanzata di scratch). 

Se Grand Wizzard rappresenta sicuramente “la nuova scuola” per lo scratch anche nel mondo americano, la storia e le basi del graffio su vinile portano la firma di Grandmaster Flash e di DJ Kool Herc: i maestri di tecniche come il cutting o il backspinning.

Secondo voi, è cambiato il modo di vedere lo scratch negli anni? C’è una maggiore consapevolezza ora o era più apprezzata in quella che è stata la Golden Age del rap italiano e non? 

DJ Myke: Il trascorrere del tempo, ovviamente, crea cambiamenti laddove c’è interesse, e l’interesse per lo scratch, il turntablism, ed il DJing in generale, non è quasi mai calato al livello globale. Diciamo che in passato, quando c’era meno comunicazione (ad esempio quando io ho vinto il DMC nei primi anni 2000) mi venne dato spazio nelle riviste musicali, anche in radio, e ovviamente essendoci poco, quel poco era valorizzato. Per assurdo oggi, dove sia la tecnologia specifica e la comunicazione spingono molto la figura del DJ, i DJ fanno moltissimi numeri, però o per fortuna, dipende dal contesto, ce ne sono talmente tanti che a volte si perde il focus su chi veramente meriterebbe qualcosina in più.

DJ Damianito: Sono nato nell’era della Golden Age, non l’ho vissuta con la consapevolezza di un DJ, ma non nego di essere stato influenzato dagli echi che, nella mia adolescenza, ha lasciato. Ho vissuto il colpo di coda dell’età d’oro, ma lo scopo della disciplina è migliorarsi continuamente e posso affermare che la consapevolezza della tecnica negli anni è cresciuta, ma credo che la valorizzazione del suono e del tecnicismo puro, dai più accaniti, non sia mai effettivamente mutata. 

damianito scratch

Tempo di cambiamenti

Che la musica sia cambiata negli anni è un dato di fatto, e rimanere nel passato è sicuramente qualcosa di sbagliato. Ogni genere è stato fortemente influenzato da altri: risulta ormai molto difficile incasellare precisamente una canzone in una esclusiva tipologia di sound.  Abbiamo già analizzato quella che è la stretta connessione che vi è ad esempio tra musica elettronica e l’hip hopleggi il nostro articolo per approfondire.

Quello che ha determinato sempre di più le contaminazioni tra generi è sicuramente lo sviluppo della tecnologia e il corrispettivo sviluppo di nuove tecniche. Anche lo scratch non fa eccezione. Si è passati dagli storici (e iconici) Technics 1200/1210 a trazione diretta ai CDJ 2000 di casa Pioneer, dalla messa a tempo senza nemmeno il conto delle battute alla modalità sync dei brani, dal graffiare il piatto con la puntina ad una suono digitale estremamente elettronico.

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DJ Myke e Damianito rappresentano proprio questo: un cambiamento radicale nel modo di intendere e fare musica.

DJ Myke scratch

Lo sviluppo di suoni sintetizzati – e nello specifico anche lo scratch – rappresenta un valore aggiunto o qualcosa che ha spinto a buttare nel dimenticatoio i tecnicismi come lo scratch?

DJ Myke: Lo scratch non è un tecnicismo. Suonare la chitarra o la batteria non è un tecnicismo. Si usano tecniche anche molto complicate per farlo. Il tutto si chiama musica, che ovviamente è soggettiva! Nel dimenticatoio non ci finisce nulla, altrimenti, con l’avvento di plug-in che suonano veramente bene, perché non si sono abbandonati alcuni strumenti analogici o acustici? Che sono polverosi, problematici, pesanti, servono ore ed ore di pratica… Pure questo si chiama musica, e la musica non si dimentica. L’innovazione è un’altra cosa, la moda stitica dell’ultimo modello per fare i selfie e per dire “vedi io sono della nuova scuola perché ho l’ultimo giocattolo della x o y“… quella non è innovazione, è regressione. Ben vengano tutte le trovate tecnologiche che riescono a dare un valore aggiunto al tutto, che rendono più facile la vita, perché no, che non ti fanno sentire la mancanza della “corda”, perché no, ma se vuoi far una buona pasta non puoi trascendere dalla pasta.

DJ Damianito: Credo che tutto dipenda dalla scuola di pensiero a cui ci si sente  di appartenere. Nella modernità delle schedule, il tecnicismo è pronto, immediato. Credo, però, che risulti de-privato di significato, di studio, di lavoro e di storia. Il suono deve raccontare qualcosa, deve trasmettere un’emozione autentica che solo attraverso lo studio assiduo  e la conoscenza della storia viene valorizzato. Avere consapevolezza del suono vuol dire adattarlo, costruirlo al meglio e collocarlo nel preciso tempo d’inserzione. Sono sempre stato confident con le nuove tecniche o idee. È bene, quindi, sperimentare, provare sempre nuove tecniche e sound, avendo premura di unire alla pulizia del suono anche un personale studio per regalare unicità al risultato.

DJ scratch

Tra club e underground

Se è vero che il concetto di musica è cambiato, è altrettanto esatto affermare che sia cambiato il pubblico e come questo recepisce determinate tendenze. Nei club soprattutto, è riscontrabile un forte mutamento dei generi sempre più legati alla cultura urban.

Se nel primo decennio del 2000 vi era una quasi totale predominanza di generi come l’house – senza addentrarci troppo nelle differenze – negli ultimi anni, a partire dal 2016/2017 la musica delle big room ha ospitato volentieri anche mashup degli ever green dell’hip hop come Still di Dr.Dre e Snoop Dogg o, analagomente, The next episode. Lo scratch rappresenta una parte dell’eredità lasciata dalla cultura dei ‘90 alle generazioni successive.

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L’utilizzo di scratch in serate rivolte ad un grande pubblico può rappresentare un valore aggiunto per la serata e per il DJ? Il pubblico riesce ad apprezzare queste sottigliezze?

DJ Myke: Lo scratch non rappresenta un’eredità degli anni ’90: primo, perché arriva da molto prima; e poi, secondo me, perché si lascia in eredità un terreno, non un qualcosa in continua evoluzione. Hai detto bene valore aggiunto, assolutamente sì, ed il pubblico apprezza ed anche molto, almeno parlo per me. Se le persone si divertono, ballano, si scatenano e vedono anche il DJ che si diverte, suona e si scatena direi: bene così! Poi, per carità, sta in ognuno di noi, è il DJ il direttore d’orchestra che si rivolge al pubblico, le persone devono anche essere accompagnate, bisogna anche avere personalità questa sorta di populismo nelle regole del DJing da club… A me fa un po’ ridere. E poi…

What is the DJ if he can’t scratch?

DJ Damianito: Nelle serate clubbing più commerciali, la tecnica di scratch è relativamente apprezzata. Il gusto personale di chi frequenta i club è molto diversificato ed il club per necessità, abbraccia più stili così da meglio accontentare la sempre più vasta clientela. È anche questo uno dei motivi che sancirà la progressiva scomparsa del DJ specializzato nel genere. Credo che, a prescindere se in club o big room, il DJ suona secondo la propria concezione, anche contornando la performance con tecnicismi ed abbracciando diversi stili o gusti musicali. Una colonna portante dello scratch mondiale e vincitore di numerosi DMC quale A-Trak ha portato lo scratch ad essere una conoscenza condivisa. Sostanzialmente, nei club l’obiettivo è quello di far muovere la pista, l’attenzione è posta sul genere che adotti, il fine ultimo è far divertire. Nelle big room la performance diventa lo show, il focus è sulla tecnica, valutando più la capacità che il genere che approcci, e lo scopo è sorprendere, meravigliare e giocare con i suoni. Il pubblico, più che fatto divertire, viene affascinato dalla storia che si racconta durante la performance. 

Dal ghetto alle battle

Spesso si tende a sottovalutare parte della nascita della cultura hip hop: questo genere come molti sapranno nasce da quartieri sui generis; la cultura che ne è scaturita non è da meno. Contrariamente da quanto successo in Italia, la cultura afro-americana ha sempre saputo ritagliarsi spazi per potersi esprimere in senso artistico. Possiamo trovare molti video in rete dove ragazzi fanno freestyle o fanno beatboxing.

I contest rappresentano per molti una rampa di lancio, o quanto meno un modo per presentarsi al grande pubblico: anche in Italia ce ne sono stati diversi che hanno segnato parte della nostra identità urban: si pensi al Tecniche perfette o al 2 the beat nell’ambito del freestyle. Non molti sanno che ci sono anche dei veri tornei, sia oltreoceano che in Italia, legati al mondo dello scratching: il più famoso è sicuramente il DMC – di cui DJ Myke è stato campione italiano per quattro anni.

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Anche Damianito ha conosciuto la realtà dei contest: prima con TOP DJ Italia, dove già aveva fatto vedere la tua propensione al graffio, poi di recente è stato il World Champion del RedBull 3style; DJ Myke non ha bisogno di ulteriori chiarimenti su chi sia: descrive una parte della storia di questa disciplina in Italia. 

Cosa ne pensate della realtà dei contest: tornei e gare di vario tipo rappresentano delle realtà in grado di determinare una nuova e più larga diffusione dello scratch o rimangono qualcosa di legato ad una nicchia di appassionati?

DJ Myke: Le gare per un DJ/turntablist, insomma per un DJ come lo intendo io, sono importanti perché ti aiutano molto a rapportarti con te stesso ed i tuoi limiti, ti insegnano l’umiltà e che nel mondo c’è sempre qualcuno che ne sa più di te. Sono un ottimo pianeta dove accrescere conoscenze tecniche, stilistiche, farsi conoscere nell’ambiente; è anche vero, però, che resteranno un po’ di nicchia (tranne rari casi) non perché i contest non siano validi, ma perché la figura del DJ ancora non è vista come un musicista, perché globalmente i DJ che fanno i numeri più grandi non vengono dai contest, e quindi la maggior parte della popolazione segue più il trend del DJ tutto balletti e foto a Miami piuttosto che “lo sbattimento” – ovviamente non è una regola generale, ma molto diffusa.

DJ Damianito: Il moderno approdo ad una tecnologia sempre più avanzata fa sì che l’informazione viaggi su piattaforme sempre più vaste e che raccolgano sempre più persone e appassionati. La cultura dello scratch non è immune alla spirale di velocità con cui queste informazioni vengono trasmesse. Anche questa tecnica ha contagiato molti, grazie ai motori di ricerca e le piattaforme virali, imbattersi in notizie o video di routine è sempre più facile. Coltivare questa passione, anche per chi è agli inizi, è più semplice ora: ciò ha permesso allo scratch di non essere chiuso nella scena di nicchia; è più semplice conoscere e far conoscere. Posso portare l’esempio della competizione RedBull 3style, grazie alla quale ho potuto e posso godere di un seguito non indifferente; grazie a questa molte persone si sono appassionate non solo alla pratica, ma anche semplicemente alla modalità della competizione e a chi sommariamente è dietro la console.

dj damianito

Per concludere, abbiamo citato Tucidide in apertura che ci spiega come sia necessario conoscere il passato per orientare il presente e comprendere il futuro: quali sono i vostri prossimi progetti?

DJ Myke: Conoscere è comunque sempre meglio che ignorare, anche solo per darsi le arie al bar con gli amici del paese. Progetti ce ne sono un po’ : diciamo che 2 sono i più importanti! Se avrete la pazienza di aver pazienza, non manca molto almeno per uno, che è il mio nuovo album insieme ad un rapper sconosciuto fino ad ora, Gabriel. Del secondo progetto ne parlerò tra un po’ sui miei canali, ora è un po’ presto…

DJ Damianito: Tra i miei progetti c’è l’idea di considerare la partecipazione ad altri contest, mettendomi continuamente alla prova, misurandomi con le figure più importanti del panorama, mantenendo sempre, come comune denominatore, la costante del continuare a perfezionare e cercare quel qualcosa in cui riconoscermi e lavorare per essere ora, l’esatta proporzione dei miei sogni da bambino.

Conosci meglio

La musica mi accompagna sin dall'infanzia. Ho studiato la musica classica e lavorato sull'elettronica. Ogni suono è un colore sulla tela della quotidinità: "una vita senza musica non è vita."
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